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Autore: admin

I miti in sopravvivenza: l’acqua in natura

Altra piccola lezione relativa alla acqua e ai vari miti che le girano intorno in ambito di sopravvivenza.
Ho volutamente saltato tutti i miti che girano intorno al bere la propria urina e al raccogliere acqua stagnante per salvarsi perchè ho intenzione di scrivere un articolo dedicato proprio a questa ipotetica evenienza.

Gli altri miti della survival relativi al bere e all’acqua
li trovate qui di seguito 🙂

Miti del survival #1. Se l’acqua scorre, è acqua sicura!

 

Falso!!
Se siete persi in natura non potete sapere se l’acqua corrente che avete davanti provenga DIRETTAMENTE dalla fonte.. e soprattutto non potete sapere se ci sono cadaveri (magari già in decomposizione) tra il punto in cui bevete e qualche decina di metri più a monte!
E’ giusto il concetto di base di scegliere acqua corrente piuttosto che acqua stagnante… ma da qui a dire che l’acqua corrente sia senza dubbio SICURA ci passano due oceani.

Miti del survival #2. Acqua salata se bevuta in piccole quantità può salvare la vita!

 

FALSO!!
Bere acqua salata è SEMPRE controproducente!!
Il sale contribuisce alla disidratazione del corpo, sempre e comunque.
L’acqua salata va SEMPRE desalinizzata con qualche sistema di bollitura ed evaporazione.

Piccolo trucco: l’acqua salata contribuisce ad abbassare la temperature del corpo piu dell’acqua dolce 😉

Miti del survival #3. Mangiare la neve è un modo sicuro per idratarsi.

 

Falso!
Se siete in un ambiente innevato il vostro corpo sta lottando per mantenersi piu caldo possibile. Ingurgitare neve non farà altro che aiutarlo a raffredarsi…oltre che GELARVI lingua e bocca.
Inoltre, se la neve non è appena caduta, avete possibilità di portare alla bocca germi e batteri che possono risiedere sulla superficie che avete raccolto.
SEMPRE SEMPRE SEMPRE sciogliere e bollire la neve, prima di berla!

Miti del survival #4. I Cactus sono una grande fonte d’acqua.

 

Questo è un mito del survival che proviene molto probabilmente dai cartoni animati che guardavamo da piccoli.

E’ vero che i cactus trattengono molta acqua e possono grazie a questa sopravvivere per lungo tempo a climi estremi…ma non vuol dire che l’acqua che trattengono tra le loro fibre sia immediatamente potabile per noi!

Infatti, i liquidi contenuti nei cactus sono estremamente ACIDI e disgustosi. Se proprio non siamo a rischio di morte per disidratazione, bere acqua dei cactus può facilmente portare a vomito e dissenteria…aggravando la nostra precarissima situazione e portandoci, probabilmente , alla morte.

Insomma…. di storie inventate/fantasiose sulle situazioni di sopravvivenza ne possiamo trovare a decine, sia in rete che fuori.

L’importante, per noi, è conoscerle e sconfessarle al piu presto in modo che, Dio non voglia, qualora ci trovassimo in una situazione estrema sapremmo come comportarci al meglio senza cadere in questi banali miti della #sopravvivenza….oppure venire ad uno dei nostri corsi di sopravvivenza a Roma! 😉 .

Riarrangiato da un articolo di PortaleSopravvivenza, che ringraziamo!

Fuoco con feathersticks in ambiente umido

Accendere un fuoco in condizioni di elevata umidità?

Accendere il fuoco con un #acciarino, anche se si è molto bravi ad usarlo, è SEMPRE FACILE in un bosco?
Come per tutte le domande assolute, la risposta è no.

Qualche giorno fa leggevo su internet dell’escursione di alcuni amici che hanno volutamente provato ad entrare nel bosco subito dopo una pioggia battente.
l’intenzione era quella di esercitarsi nell’accensione del #fuoco
in condizioni di elevata umidità e, per giunta, dopo una piccola
esplorazione dei dintorni si sono accorti che erano nel bel mezzo di un bosco di #quercie.

Insomma, una situazione non facile nemmeno per un #bushcrafter skillato.
Non è una sorpresa il fatto che accendere il fuoco con questo tipo di legno in condizioni di alta umidità quindi non sia stato facile.
Nonostante l’utilizzo corretto dell’acciarino e la tecnica di creare dei featherstiscks sul legno, le scintille dell’acciarino sviluppavano una fiammella che , purtroppo, si spegneva pochissimi secondi dopo.

Sono serviti svariati tentativi e vari tipi di “tattiche” per arrivare a una modalità di accensione del fuoco in queste condizioni che possa avere sempre qualche chance di successo in più.

Sopravvivenza: tecnica di fuoco con acciarino e feathersticks

Vediamo quindi la modalità con cui i nostri amici hanno acceso il fuoco di legno di quercia umido in condizioni di alta umidità:

Ovviamente , si sono dapprima procurati un ramo di quercia che fosse il meno bagnato possibile;
successivamente hanno rimosso tutta la corteccia ( che è la parte che trattiene di più la pioggia e l’umidità).

Dopo essersi spostati in un luogo (per quanto possibile) lontano da gocce di acqua cadenti dalle fronde degli alberi hanno proceduto a creare , a colpi di coltello, MOLTI feathersticks piccoli e lunghi che hanno staccato e messo in un posto asciutto.

Successivamente hanno creato, sempre utilizzando lo stesso ramo ,altri feathersticks ancora piu minuti, quasi una “lanugine” di legno, che poi hanno provveduto a mettere al riparo.
Solo a questo punto, una volta che il ramo è stato scavato (per creare i precedenti feathersticks) un bel pò…hanno iniziato a creare feathersticks direttamente sul legno.

Perchè? Perchè questa è la maniera migliore di procurarsi
dei featherstcks che, provenendo dall’interno del ramo, abbiano le migliori possibilità di non essere stati inumiditi dalla pioggia.

Possiamo vedere, nel video seguente, il mitico Ray Mears all’opera nella costruzione di Feather sticks.
C’è solo da imparare.

Da qui in poi, la situazione è sotto controllo, o quasi.

Abbiamo dei feathersticks, e dei “fili di legno” ancora piu fini.
Non resta che accendere i featersticks del ramo ed essere pronti, non appena si sviluppa quella timida fiammella, a bruciare dapprima l’esca più minuta che abbiamo e successivamente le altre esche via via sempre piu grosse.
Non è una tecnica facile.

Richiede calma e tranquillità emotiva, oltre che la padronanza completa dell’acciarino, ma…imparando anche questa tecnica
ci saremo assicurati di sapere accendere un fuoco anche quando ha appena smesso di piovere ed utilizzando un legno “ostico” .

Alla prossima!!

 

Mens Healt – andiamo a caccia di Erbe Commestibili e Spontanee

Se pensi che nei nostri boschi e campi in Europa crescono spontaneamente circa 12.000 piante,
di cui almeno 1.500 notoriamente commestibili  e officinali, e che tutto questo non è in vendita
ma disponibile vicino a casa, perché sei ancora qui? Che cosa aspetti? Vai a cercarle!

Sei stufo di fare sempre la spesa online  o al centro commerciale? Ti piacerebbe
arricchire la tua tavola con sapori e aromi che ti sei procurato da solo? Sapresti come
e da dove cominciare per trovare e raccogliere le migliori erbe spontanee commestibili?

A tavola nella natura

ERBE SPONTANEE COMMESTIBILI E OFFICINALI, UN TESORO A PORTATA DI MANO

RUBRICA A CURA DI FABRIZIO NANNINI, ISTRUTTORE DI SURVIVAL ,
MENTAL COACH E AUTORE DI MENTAL SURVIVAL (HOEPLI 2016)

TESTO DI VINCENZO ROBERTO BARONE , ISTRUTTORE ESPERTO F . I . S . S . S .
ISTRUTTORE CAPO SURVIVAL SCHOOL SOS 2012

Oggi la raccolta delle erbe  spontanee e commestibili sta  vivendo una grande rinascita.
Perfino i grandi maestri della gastronomia rispolverano queste antiche conoscenze per le loro appetitose ricette.

Eppure le erbe selvatiche sono state da sempre alla base dell’alimentazione umana e della nostra evoluzione,dove l’ortica, il tarassaco, il cerfoglio, la piantaggine e laborragine sono solo
alcune delle più conosciute.

Per migliaia di anni nella preistoria l’uomo ha raccolto erbe, semi, radici e frutti, arrivando a soddisfare così fino all’ 80% del suo fabbisogno alimentare, completato poi dagli animali cacciati.

Nonostante l’avvento dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa, la raccolta  di queste erbe disponibili in tutte le stagioni dell’anno  ha continuato ad avere una  parte fondamentale nella
nostra dieta. Dopo i freddi mesi invernali, all’inizio della  primavera, quando gli orti
non hanno dato ancora i loro frutti e le provviste sono ormai  alla fine, per fortuna molte di
queste erbe selvatiche sono già disponibili.

Questo tipo di piante spontanee, infatti, contengono molte più vitamine e minerali rispetto alle verdure coltivate: mediamente puoi ricavare  circa il quadruplo di vitamina G, calcio e ferro, senza contare i molti principi attivi utili alla cura di numerosissime malattie, infezioni e ferite che tante di queste piante contengono.

A CACCIA DI ERBE

Raccogliere frutti e erbe selvatiche in ambienti naturali non è solo una attività affascinante e salutare ma ci riconnette profondamente alle nostre più antiche conoscenze.
Ovviamente questo tipo di attività non è esente da pericoli e ci sono regole
da seguire: non mancano, infatti, le specie velenose con effetti anche mortali che è
importante saper riconoscere con sicurezza, per portarsi a casa un raccolto di erbe la cui
identificazione deve essere assolutamente certa.

Ecco le cose principali da sapere:

LE REGOLE DA SAPERE

 

1/ Le piante in fiore sono molto più facili da riconoscere ma in primavera, quando
sono semplici germogli, possono mettere in difficoltà un raccoglitore inesperto.
È buona norma, quindi, osservare una determinata specie nel suo intero arco
di vita, in modo da poterla riconoscere in tutte le situazioni.

 

2/ Non utilizzare mai sacchetti di plastica per raccoglierle: usa invece sacchetti di carta o cesti, per evitare che si deteriorino.

 

3/ Raccogli le erbe solo dove questa attività è consentita e sempre in zone lontane dal traffico, da linee ferroviarie o da campi sottoposti a trattamenti chimici.

4/ Non raccogliere tutto quello che trovi ma solamente quello che sei sicuro di consumare, garantendo così la sopravvivenza della specie.

5/ Segui un buon corso di riconoscimento erbe spontanee commestibili ed officinali o procurati
un manuale tascabile da consultare durante le escursioni. Tutto ciò può darti una buona base da cui partire per diventare un esperto.

LE 10 ERBE CHE DEVI CONOSCERE

IL BIANCOSPINO  DI OTTOBRE
Ottobre è il periodo di raccolta delle bacche di biancospino, che puoi riconoscere per
i fiori bianchi e per le spine aguzze di cui sono pieni i rami.
Quando in settembre il fiore del biancospino si trasforma in frutto, le sue bacche color rosso
possono essere raccolte per realizzare ottime marmellate dal sapore che ricorda decisamente
quello della cioccolata.

Non solo: una volta da queste bacche si ricavava
anche la farina per il pane.

Ricche di flavonoidi e zuccheri naturali, queste bacche sono un alimento ideale per rafforzare le pareti delle vene e combattere il colesterolo.

Se invece hai la pazienza di essiccarle e di utilizzarle in decotto potrai ricavarne un’ottima bevanda rilassante. Buona ricerca e buon raccolto!

 

1/ Borsa del Pastore

Le giovani foglie e anche l’intero fusto tranne la radice possono essere mangiati come “insalata dei campi”. La radice può sostituire lo zenzero. Il suo principio attivo, l’acido bursico, conferisce alla pianta proprietà emostatiche, antiemorragiche e astringenti.
Periodo di raccolta: marzo-aprile

 

2/ Ortica

Le foglie lessate con un filo d’olio ricordano gli spinaci ma contengono il quadruplo di vitamina C e K e sali minerali. Grazie alla presenza di un flavonoide, la quercitina, l’ortica
ha proprietà antistaminiche e antinfiammatorie più potenti di qualsiasi agrume.

Periodo di raccolta: autunno- inverno-primavera

 

3/Tarassaco

Molto simile alla cicoria di campo e altrettanto buono. Grazie alla presenza di tarasserolo, steroli, vitamine, inulina e sali minerali, contenuti in grandi quantità nelle radici, è considerato una delle piante officinali più efficaci per stimolare la funzionalità biliare,
depurare fegato e reni dalle tossine e favorire la digestione.
Periodo di raccolta: primavera

 

4/ Melissa

Ha un gradevole profumo di limone  e in infuso è utilizzata per numerose patologie quali insonnia, mal di testa, nevralgie e ansia grazie alla presenza di oli essenziali. È un  ottimo antivirale e antinfiammatorio.  Tiene lontane le zanzare.

Periodo di raccolta: estate

 

5/ Portulaca

Molto diffusa in Italia, si può

 

6/ Piantaggine

Le foglie tenere si consumano a crudo come l’insalata. È famosa per le sue proprietà cicatrizzanti ed emostatiche grazie alla presenza di mucillagini. Se hai il raffreddore o il mal di gola provala in decotto.
Periodo di raccolta: estate

 

7/ Rosa Canina

Insuperabile nelle confetture, dal sapore davvero particolare. Grazie alla presenza di vitamina C,in quantità cento volte maggiore a qualsiasi agrume, è utilizzata per la cura di tutte le malattie da raffreddamento e respiratorie. È un immuno-modulante naturale.
Periodo di raccolta: dopo la prima gelata invernale

 

8/ Bardana

Le sue foglie tenere vengono lessate e condite. È la pianta per eccellenza nella cura delle malattie della pelle: eczemi, dermatiti, forfora e addirittura è attiva nella
cura della psoriasi grazie alla presenza di vitamine B e inulina.

Nel medioevo veniva utilizzata per depurare il sangue dalla rabbia e
dai morsi di serpenti velenosi. Un tesoro a portata di mano.
Periodo di raccolta: autunno

 

9/ Finocchietto selvatico

È un’ottima pianta da usare in cucina sia per le proprietà benefiche sia per l’aroma che conferisce alle pietanze. Tra le sue principali caratteristiche benefiche ci sono quella diuretica, antispasmodica, antinfiammatoria, depurativa e rinfrescante. In cucina vengono usate tanto le foglie tenere quanto i frutti e i semi.

Periodo di raccolta: estate

 

10/ Cardo Mariano
Gli sformati di gambi di cardo in consumare in insalata a crudo

besciamella hanno fatto la storia. con olio e limone. Ricca di

La presenza di un principio attivo Omega3, da sempre utilizzata

chiamato silibinina è d’aiuto nel e coltivata dagli Antichi Egizi

trattamento delle malattie del dissetanti e depurative.

Può essere utilizzata in impacco per lenire le punture di insetti.

Periodo di raccolta: estate

Trekking da Roccagiovine a Prato dei Porcini

SETTORE TREKKING ESCURSIONISMO FACILE


DATA ESCURSIONE: 14 ottobre 2017

LIVELLO SURVIVAL NECESSARIO: Tutti gli associati

LUOGO: Trekking facile, adatto ai più piccoli e alle famiglie da Roccagiovine al Prato dei porcini

Descrizione trekking Roma

TEMPO DI PERCORRENZA: 3 ore comprese le soste

LUNGHEZZA,DISLIVELLO: Circa 6kmtotali, 300mt in salita e altrettanti in discesa

ATTREZZATURA MINIMA: Scarpe da Trekking, acqua e cibo personali,
impermeabile.

APPUNTAMENTO: Appuntamento h.9.00
alle coordinate 42.051781, 12.891715
(LINK A GOOGLE MAPS)
Seguite la A24 con uscita
Vicovaro-Mandela direzione Roccagiovine, arrivati al paese alla fontana girate a sinistra e poi a
destra in direzione del “ristorante il castagneto” passate cimitero e il ristorante e proseguite dritti
attraverso una strada in cemento fino allo starting point (circa un’ora da Roma)

DESCRIZIONE: Facile escursione attraverso una carrareccia ampia e facile da seguire che da Roccagiovine ci porterà
a visitare il Prato delle Forme, la vetta del Monte Follettoso (1004mt) e il Prato dei Porcini dove ci
godremo il pranzo al sacco. Ritorneremo alla carrareccia percorsa all’andata attraverso un semplice
sentiero in discesa nel bosco. Vista la semplicità del percorso e’ gradita la partecipazione di familiari,
amici e bambini (abituati a camminare sono comunque 6 km totali).

Il Kit edc ( o every day carrying)

E.D.C.
Chi di voi conosce questa sigla?
Per ogni buon appassionato di sopravvivenza e corsi di sopravvivenza questo è un acronimo sicuramente conosciuto…i migliori di noi invece ce lo avranno sicuramente addosso nel momento in cui leggono questo post!
Per tutti gli altri, con questo post spieghiamo cosa è un EDC
e cosa significa questo acronimo.

KIT E.D.C. o Every Day Carry (kit edc)

L’acronimo deriva dall’americano “Every Day Carry”
ovvero “Kit trasportato ogni giorno” che altro non è che un
mini kit di sopravvivenza che ci si porta dietro, appunto, ogni giorno…sia che andiamo al lavoro che mentre siamo a fare una passeggiata con la moglie in un parco pubblico.

L’edc è quella cosa da cui non ci separiamo mai perchè “non serve…ma se serve mi può aiutare!“, giusto?

La regola principale che bisogna rispettare per avere un proprio EDC è quella dell’ingombro ( e del peso! ) limitato. Un buon edc dovrebbe avere un peso MASSIMO che si attesti intorno AI 300 GRAMMI.

Siamo tutti dìaccordo che un martello ed una sega potrebbero venire utili in tantissime situazioni scomode in cui potremmo ritrovarci…ma chi di noi andrebbe in giro ogni giorno con un martello e una sega legati in vita, nella macchina o sul posto di lavoro??

al di là del fatto che, se non abbiamo una reale giustificazione, in italia è ILLEGALE GIRARE con armi improprie a portata di mano, <b> il kit EDC è un piccolo kit di sopravvivenza </b> che possa comprendere al suo interno degli oggetti che, in caso di necessità, possano aiutarci a uscirne agevolmente.

Nei Corsi di sopravvivenza a Roma di SOS2012, si costruisce un EDC?

Un piccolo acciarino, dei fiammiferi, della lenza con un amo,
un pò di esca ed altro che non vi sto a dire (avvolto in vari giri di paracord) è quello che fa parte del mio EDC portachiavi, per esempio. Quello ce l’ho SEMPRE in tasca.

Un EDC piu completo, invece, che potremmo avere in macchina è quello che vedete qui in foto.

Altre persone potrebbero avere EDC piu o meno completi, piu o meno grandi, piu o meno pesanti…

l’importante è capire la regola AUREA dell’edc, che poi è la stessa del survival  in generale:

la nostra testa e la nostra preparazione sono la base fondamentale di ogni kit.

Possiamo avere i migliori strumenti, quelli piu resistenti e possiamo avere piu strumenti nei nostri kit rispetto a chiunque altro…se non abbiamo testa e preparazione, è come non avere nessun kit.

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ESCURSIONE TREKKING IN VETTA AL MONTE VIGLIO

SETTORE TREKKING ESCURSIONISMO

DATA ESCURSIONE: 10/6/2017
LIVELLO SURVIVAL NECESSARIO: Tutti gli associati
LUOGO: Bivacco notturno su Monte Viglio (2156m)

DIFFICOLTA’:

TEMPO DI PERCORRENZA: 3 ore comprese le soste
LUNGHEZZA,DISLIVELLO: Circa 13km totali, 750mt in salita e altrettanti in discesa
POSSIBILE FACILE ARRAMPICATA
ATTREZZATURA MINIMA: Scarpe alte da trekking, acqua e cibo personali per pranzo, cena e colazione, impermeabile, sacco a pelo, tenda o tarp, abbigliamento adeguato alla quota e al freddo notturno (tra 0 e -5)
APPUNTAMENTO: Appuntamento h.12.00 Strada Provinciale 30 –km 10 Passo Serra Sant’Antonio
LINK A GOOGLE MAPS
DESCRIZIONE: Escursione con pernotto notturno in quota sulla cima più alta dei monti Càntari situato a confine fra Lazio ed Abruzzo. Partiremo con molto comodo da Valico Serra di S. Antonio per arrivare in vetta verso le 16:00- 17:00, allestiremo il campo ceneremo sotto le stelle e passeremo la notte su uno spiazzo erboso a pochi metri dalla vetta (obbligatorio il sacco a pelo con comfort tra 0 e -5).
NB: NON SARA’ POSSIBILE ACCENDERE FUOCHI
La mattina faremo colazione e scenderemo raggiungendo le macchine per le 10.00 Il percorso presenta un discreto dislivello in salita che necessita di una buona base atletica.

NOTE: Questa escursione è subordinata alle condizioni meteo e potrà essere rimandata in caso non ci siano adeguate condizioni di sicurezza

Ricetta del Martini fatto in casa: dalle erbe alla tavola!

vermouth fatto in casa ricetta

Il Vermouth, la storica bevanda da aperitivo che chiamiamo più familiarmente Martini Bianco è facilmente autoproducibile in casa propria: ecco una ricetta che parte dai campi per arrivare direttamente sulle nostre tavole.

Come fare il vermut
fatto in casa

Quante volte la vostra nonna, zia o mamma vi ha offerto un bicchierino di Vermut?
Liquore delle famiglie italiane, inventato da un italiano e conosciuto con il nome di Martini Bianco, il vermut è un liquore dolce e storico e, come tutti i liquori, la sua base è un’erba, l’Artemisia Vulgaris.

Nel tempo però l’industrializzazione dei prodotti ha fatto si che l’aura benefica e medicinale del liquore originario si sia persa cedendo il passo ad ingredienti di sintesi, zuccheri e sciroppi contenuti nell’attuale liquore commerciale in vendita in tutti i supermercati italiani.

Il vermouth italiano per eccellenza è il Martini Bianco ed oggi si può acquistare a prezzi che oscillano intorno ai 10 euro a bottiglia.
In questo articolo impareremo come fare il Vermut Martini bianco fatto in casa
spendendo circa due euro ed ottenendo un prodotto totalmente che contiene tutte le qualità medicinali e nutritive del vermouth originale!

ingredienti del Martini bianco fatto in casa

Foglie di Artemisia Vulgaris (possiamo cercarle nei campi, sono gratis!)
1 litro di vino rosso del contadino: circa 1,5 euro

1 bicchiere di grappa di qualità medio-alta: circa 0,80 centesimi

1 bicchiere di zucchero che tutti abbiamo in casa
1 stella di anice: 0,10 centesimi
Totale: 2,40 euro

Attenzione!
Raccogliere erbe può essere molto pericoloso se non si sa cosa si sta raccogliendo:
fate riferimento a questa guida per riconoscere l’Artemisia Vulgaris. Se avete qualunque tipo di dubbio in merito alle erbe raccolte…semplicemente non raccoglietele

E allora vediamo insieme la ricetta dell’aperitivo nazionale per eccellenza.

1) Mettiamo il vino in una pentola o in un catino che possiamo chiudere ad aggiungiamo le foglie di Artemisia Vulgaris. Chiudiamo il contenitore e lasciamo a macerare per 5 giorni.

2) Passato il tempo necessario, recuperiamo il catino e filtriamo il vino in un nuovo catino.
Aggiungiamo al vino appena filtrato sia il bicchierino di grappa, che lo zucchero e l’anice stellato.
Attendiamo sette giorni.

A questo punto non vi resta che filtrare di nuovo e riporre il vostro vermut in una bottiglia di vetro.
Conservatela in frigorifero per evitare problemi di fermentazione.

Basilico: i mille modi per usarlo

Le incredibili proprietà officinali del basilico

Non solo si utilizza per le più buone ricette mediterranee ma lo si scopre anche un ottimo repellente per mosche e zanzare, oppure per l’alito fresco o infine per lucidare i capelli

Repellente per zanzare, Capelli lucidi, Tonico naturale: il basilico!

Non manca mai nelle nostre ricette, il suo profumo è inconfondibile e nasconde infinite proprietà per il nostro benessere. Stiamo parlando del basilico, una delle piante aromatiche più usate in cucina, ma pochi sono a conoscenza dei benefici portati da essa.
Grazie all’eugenolo, la sostanza che dona il caratteristico profumo alla pianta, il basilico assume un’importante funzione depurativa e antinfiammatoria.

Oggi vi proponiamo una guida ai mille modi di usare il basilico: dal repellente per le zanzare all’alito fresco, passando all’infuso per migliorare la digestione.

Il Basilico: Repellente per zanzare e mosche

Sembra che il basilico sia un ottimo rimedio per tenere lontano mosche e zanzare, basterà posizionare delle piantine sul vostro balcone.
Il profumo emanato dal basilico allontanerà questi insetti, per questo se siete bersaglio di punture di zanzare vi consigliamo di strofinare alcune foglioline sulla vostra pelle che sostituiranno al meglio tutti quei dannosi repellenti chimici spesso usati anche per i più piccoli.

Alito fresco e profumato con il basilico

Procedete con il mettere in un pentolino, in cui avrete già versato mezzo litro d’acqua, 50 gr di foglie di basilico secche e 100 gr di foglie fresche. Fate bollire il tutto per 10 minuti, una volta filtrato il liquido sarà pronto per essere usato come colluttorio contro l’alitosi.
Il colluttorio fai da te può essere usato anche in caso di mal di gola, viste le sue ottime proprietà antinfiammatorie.

Digerire meglio con il basilico

Siete reduci da una mangiata colossale e adesso avete problemi con la digestione? Un infuso al basilico vi aiuterà in poco tempo a togliervi quel peso sullo stomaco, iniziate con il mettere 4 foglie di basilico sminuzzato in un litro d’acqua calda, aggiunte un cucchiaino di camomilla essiccata (potete usare anche quella nelle bustine) e un cucchiaio di menta.
Procedete con il portare ad ebollizione il tutto per un paio di minuti, a seguire filtrate per bene l’infuso e provate a berlo per 4 volte al giorno. Con un questo rimedio riuscirete a combattere l’acidità di stomaco e digerirete anche i sassi!
Se non siete amanti di infuso e tisane potete usare il basilico anche per preparare un buon digestivo. Con poche semplici mosse avrete un liquore da gustare dopo cena, lasciate macerare 40 grammi di foglie fresche di basilico in 50 grammi di alcool neutro a 96° e mescolate frequentemente.
Dopo 6 giorni, filtrate il preparato e aggiungete circa un litro di buon vino bianco secco. Conservate in frigorifero il liquore per servirlo ai vostri amici…sarà un successo!

Mai più cattivi odori dal freezer

Procedete con il versare all’interno di una pentola d’acciaio (che entri nel freezer) dell’acqua calda e dell’aceto. Portate il tutto al massimo punto di ebollizione e riponete la pentola all’interno del freezer.
Lasciate la pentola per qualche giorno nel vano, in modo che l’aceto evaporando all’interno del freezer ripulisca l’odore dello stesso, ma il tocco che permetterà al freezer di acquistare un buon odore è quello di mettere al suo interno una fogliolina di basilico che donerà una gradevole profumazione a tutta la cucina.

Capelli lucidi e splendenti con il basilico

Con la bella stagione i nostri capelli perdono spesso la loro lucentezza, diventando opachi e spenti. Il basilico rappresenta un ottimo rimedio naturale per donare nuovo benessere ai capelli, provate con un decotto naturale subito dopo lo shampoo.
La ricetta per il decotto è semplice: mettete una manciata di foglie di basilico in un pentolino di acqua fredda. Fate bollire per 5 minuti e una volta tiepido filtrate il tutto e distribuitelo sui capelli ancora umidi dopo lo shampoo. Ricordatevi di non sciacquare. In poco tempo i vostri capelli torneranno lucidi e splendenti.

basilico per prevenire i dolori articolari

Avete mai sentito parlare del eugenolo? Si tratta della sostanza che dona il caratteristico profumo al basilico, questa sostanza racchiude anche un’altra importante proprietà quella antinfiammatoria aiutandoci così a combattere i dolori alle articolazioni.
Secondo recenti studi mangiando ogni giorno piccole quantità di basilico, questa piantina aromatica è presente in molte ricette, riduce il rischio di dolori articolari sino al 73%, inoltre rispetto ai comuni antinfiammatori preserva dai bruciori di stomaco.

Tonico naturale al basilico

Per una pelle perfetta ed idratata è importante una pulizia costante, un prodotto naturale che può aiutarvi in queste operazioni è il basilico. Preparando un’acqua distillata al basilico avrete un tonico naturale sempre a portata di mano, vi basterà lasciare alcune foglie di basilico a macerare una notte in 100 ml di acqua distillata.
La mattina seguente filtrate il tutto e versatene qualche goccia su un batuffolo di cotone da passare sul viso. Conservate il resto del tonico in un flacone.
Se volete una maschera da applicare per una pulizia più profonda, frullate in un pentolino un pomodoro e tre foglie di basilico unite il tutto con due cucchiai di olio d’oliva e due di argilla. Miscelate per bene tutti gli ingredienti sino ad ottenere un composto omogeneo e compatto. Applicate la maschera sul viso e tenetela in posa per circa venti minuti.

IL FASCINO DELL’ESCURSIONE IN SOLITARIA:CONSIGLI UTILI

Premessa:

Questo articolo si appoggia sugli articoli già presenti nel manuale riguardo al trekking ed è destinato a chi già abbia esperienza di escursioni e pernotto all’aperto lontano dalla civiltà. Chi fosse interessato all’argomento ma non avesse i requisiti di cui sopra è invitato a compiere prima escursioni con gente esperta in modo da acquisire la giusta confidenza con l’ambiente e le nozioni necessarie per potersi muovere in sicurezza.

 

Difficoltà e Pericoli:

Nelle escursioni in solitaria non ci sono difficoltà oggettive maggiori rispetto alle uscite in coppia o in gruppo se si escludono i passaggi in cui potrebbe essere utile una corda per assicurare la progressione.

Il pericolo più importante per l’escursionista solitario sono gli infortuni, non che ci sia un maggiore rischio di ferirsi nell’ ”andare da soli”, è che senza una compagnia, ci si può facilmente trovare nella situazione di non poter essere soccorsi in tempi utili. E’ essenziale evitare ogni pericolo che possa portare al ferimento e lasciare sempre detto l’itinerario che si intende compiere e … rispettarlo.

L’altro problema in cui ci si può imbattere è quello di smarrirsi: anche in questo caso non ritengo che sia più facile perdere il sentiero quando si è soli: in gruppo, soprattutto se non c’è un “capo escursione” riconosciuto che faccia da guida, è possibile che, discorrendo o confidando che il/i compagno/i stiano memorizzando il percorso, può succedere che nessuno si preoccupi di controllare la via. Però mentre in gruppo è possibile perlustrare una zona a distanza di voce dal punto in cui ci si è persi fino ad un posto noto, questo da soli non si può fare e spesso la ricerca frettolosa della via può portare ad uno smarrimento più profondo, e con quello fisico anche a quello psicologico. Anche in questo caso la soluzione sta nel dire a chi aspetta a casa il programma dell’escursione e nella prevenzione: controllare spesso la posizione, guardare il sentiero nel senso opposto per avere un differente punto di vista, fare attenzione ad ogni incrocio di sentiero che spesso non si notano in un senso ma risultano molto evidenti in quello contrario.

Il fattore psicologico:

Il fattore psicologico è estremamente importante: l’essere umano in generale, chi più chi meno, non è a suo agio da solo. Spesso, nella civiltà, anche chi ama starsene in disparte non si rende conto che inconsciamente lui sa di non essere realmente solo e questo potrebbe portarlo a progettare prematuramente esperienze per cui non è ancora pronto, magari può esserlo fisicamente e tecnicamente, può avere l’equipaggiamento idoneo ma, senza una mente preparata, può andare incontro a problemi che possono andare dalla semplice escursione non pienamente apprezzata all’attacco di panico con tutto ciò che ne può conseguire. In questo caso si può facilmente evitare il problema imparando a conoscersi procedendo per gradi.

Come iniziare:

E’ sempre consigliabile, a chi intenda iniziare a fare escursioni in solitaria, cominciare con itinerari semplici, conosciuti, con tempo favorevole e che si possano compiere comodamente in poche ore per poi progressivamente aumentare i tempi di percorrenza e le difficoltà, ricordandosi di lasciare sempre detto il programma a familiari o amici.

Equipaggiamento:

Come già detto l’attrezzatura dell’escursionista solitario non ha sostanziali differenze rispetto a quella di chi esce in gruppo ma è ancora più importante per chi va da solo avere con se un kit d’emergenza che consideri un’eventuale notte all’addiaccio: costruire un riparo con metodi naturali (ammesso che lo si sappia fare) per 4 persone o per 1 sola persona non è molto differente in termini di tempo e fatica, solo che nel primo caso tempo e fatica saranno divisi per quattro, nel secondo NO! E lo stesso vale se si vuole accendere un fuoco.

La notte:

La notte da soli nella Natura è paradossalmente il momento più sicuro dell’escursione in solitaria e al contempo quello che più intimorisce il neofita: se il bivacco è stato preparato correttamente, non cambia assolutamente nulla, ai fini della sicurezza, passarlo da soli o in compagnia ma (soprattutto se come riparo si scegliesse amaca e tarp o bivybag che offrono un’esposizione maggiore rispetto alla tenda) è anche il momento in cui l’Uomo è maggiormente spaesato: un animale sociale e diurno al buio da solo. Ad accentuare queste paure c’è il fatto che di notte nel bosco entrano in attività numerosi animali, ognuno con il proprio verso ed il proprio fruscio e che, con l’oscurità e la vista azzerata, l’udito verrà assillato da suoni sconosciuti che il cervello registrerà come potenzialmente pericolosi.

Qualcuno consiglia di portarsi della musica per distrarsi, ma per me è preferibile abituarsi fin da subito alla vita notturna della Natura: la radio, oltre a rendere più invadente la nostra presenza, ci priverebbe di esperienze che con il tempo impareremmo ad apprezzare; tutt’al più la si può portare come precauzione da usare solo se lo stress diventasse eccessivo. Ricordarsi sempre di dormire con la torcia a portata di mano che oltre ad essere utile per qualsiasi bisogno, può aiutare ad allentare la tensione.
Mi sento di sconsigliare invece di tenere il coltello troppo vicino come aiuto psicologico perché chi riuscisse a trascorrere la notte senza agitarsi non ne avrebbe bisogno, mentre chi fosse troppo spaventato potrebbe rischiare di ferirsi inutilmente da solo.

L’UOMO CHE HA PIANTATO UN’INTERA FORESTA IN 30 ANNI: HA CREATO UN ECOSISTEMA

NEW DELHI – Più di mille alberi di bambù piantati in trent’anni hanno creato un nuovo ecosistema. Tutto grazie all’opera di un uomo, Jadav “Molai” Payeng, 47enne originario di Assam, regione dell’India settentrionale. Jadav ha sfruttato e portato alla rinascita una terra arida e dimenticata. La sua è una vera e propria foresta, luogo ideale per la crescita di piante e animali in via di estinzione. Conosciuta in tutto il mondo come “Mulai Kathoni”, ospita centinaia di cervidi, conigli, scimmie e tantissime varietà di uccelli. La superficie che è riuscito a rimboschire è di 550 ettari e conta anche una piccola comunità di tigri del Bengala.

LA STORIA La storia di Payeng è cominciata nel 1979, quando l’indiano aveva poco più di 16 anni. Violente inondazioni avevano trasformato la spiaggia di Brahmaputra in un luogo deserto e senza vita. Su questa striscia di sabbia, dopo che le acque si erano ritirate, il giovane pensò che i serpenti che aveva ritrovato erano morti a causa della calura, non avendo nessun albero sotto cui ripararsi. Quel tremendo spettacolo fu per lui la svolta della vita. Dopo aver contattato il Dipartimento delle foreste del governo indiano e dopo aver ricevuto da questi un no convinto alla richiesta di aiutarlo a piantare alberi in questa zona, Payeng ha deciso di fare da solo. Ha cominciato a coltivare bambù, trasformando la lingua di sabbia arida in un rigoglioso boschetto che col tempo si è andato espandendo sempre di più. Il tutto però a un prezzo. Payeng vive in un completo isolamento e non parla con nessun essere umano. A fargli compagnia solo le sue piante.

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