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Come trovare acqua in situazioni di sopravvivenza
parte 1
Il primo posto è nei fondovalle, dove si raccoglie di norma l’acqua. Se non ci sono corsi o stagni visibili, provate a scavare dove la vegetazione è più verde. Può esserci acqua subito sotto la superficie, e potrà riempire la buca. Scavate anche nelle gole e nei letti asciutti dei torrenti; può darsi che scopriate una sorgente, soprattutto nei tratti ghiaiosi. In montagna cercate l’acqua negli anfratti delle rocce.

Lungo le coste, scavate al di sopra del livello dell’alta marea, soprattutto dove ci sono dune di sabbia: ci sono buone probabilità di trovare uno strato di cinque centimetri d’acqua dolce che filtra e che galleggia sopra l’acqua salata, che è più pesante. Potrà essere salmastra, ma pur sempre bevibile. E, dove la costa è rocciosa, cercate i punti più coperti di vegetazione, anche di felci e muschio e, probabilmente, in una fessura della roccia troverete acqua raccolta oppure una sorgente.
Se non trovate acqua dolce, è possibile distillare l’acqua di mare.

ATTENZIONE Diffidate di tutti gli stagni senza vegetazione o con ossa di animali intorno. Probabilmente l’acqua sarà inquinata da sostanze chimiche presenti nel terreno. Controllate la sponda alla ricerca di tracce di minerali alcalini. Fate sempre bollire l’acqua stagnante. Non bevete mai né l’urina né l’acqua di mare. Mai! Però, se le distillate, potete ottenere acqua potabile, e l’acqua di mare, per di più, vi darà il sale.
Una sufficiente depurazione di sopravvivenza dell’acqua potrà essere ottenuta:
Con l’ebollizione per alcuni minuti.
Con pasticche potabilizzanti.
Con tintura di iodio (3-10 gocce per litro).
Con pochi grani per litro di permanganato di potassio.
Per filtrazione attraverso un panno pieno di sabbia.
Per decantazione quando l’acqua e torbida.

L’acqua piovana è, praticamente, distillata ed è quindi una fonte ottimale di approvvigionamento. E’ quindi opportuno, ogni volta che se ne presenti l’occasione, cercare di raccoglierne il più possibile, con ogni mezzo. Se si dispone di recipienti impermeabili il compito è, ovviamente, facilitato, ma anche indumenti di cotone o di lana possono ben servire allo scopo se esposti alla pioggia e periodicamente strizzati in un recipiente.

In caso di sopravvivenza su un battello di salvataggio si può bere la pioggia che si deposita sul fondo (precedentemente svuotato dell’acqua marina) oppure, con una spugna o con un indumento di cotone, si può raccogliere l’umidità che si deposita sui galleggianti durante la notte.
Nei climi in cui di giorno fa molto caldo di notte fa freddo, si può prevedere la formazione di una densa rugiada. Quando questa si condensa su superfici lisce, potete raccoglierla con una spugna o con del tessuto.

Grazie a Pixabay per l’immagine
Altro sistema per accogliere la rugiada è legarsi della stoffa pulita attorno alle gambe e alle caviglie, camminare nella vegetazione bagnata, e poi strizzare o succhiare la stoffa umida.
Neve e ghiaccio si possono bere se si dispone di combustibile per scioglierli e, in questo caso, è sempre preferibile sciogliere del ghiaccio perché, a parità di combustibile, si ricava più acqua. Gli strati inferiori di neve sono più granulosi di quelli superficiali e danno più acqua.

Il ghiaccio marino è salato – non serve per bere – finché non è invecchiato. Più giovane è più salato. Il ghiaccio nuovo ha forme ruvide e colore bianco lattiginoso. Quello vecchio è azzurrognolo e ha spigoli arrotondati dalle intemperie. Dal ghiaccio azzurro si può tenere buona acqua, più oscuro il liscio meglio è. Attenti, però, al ghiaccio vecchio rimasto esposto alla spuma salina.

L’acqua di mare contiene 35g di sale per litro (3.5%). Quasi tutte le pubblicazioni ne vietano il consumo.  Ma…nonostante che la sua pressione osmotica sia molto più elevata di quella del sangue e quindi la sua ingestione sia sconsigliata, è possibile consumare acqua di mare secondo modalità ben precise. Intanto potremmo allungare una nostra riserva d’acqua dolce con un 25% di acqua marina senza raggiungere la pressione osmotica che ha la birra e già questo fa cadere molti miti e preconcetti. Il dr. A. Bombard nel suo libro “Il naufrago volontario” elabora una tecnica che gli permetterà di sopravvivere per 14gg bevendo l’acqua salata alternata a acqua dolce ricavata dai pesci. Bombard beveva 1/2 litro d’acqua marina al giorno suddivisa in una decina di bevute di 2 o 3 sorsi ciascuna per 5 giorni seguiti da 2 giorni di acqua dolce e ripetendo poi il ciclo. Bombard non ha sofferto la disidratazione e non ha  subito danni renali durante l’esperimento.

La tecnica elaborata da Bombard prevede di bere l’ acqua marina prima che la disidratazione abbia luogo, e la  quantità giornaliera da assumere è determinata in base al suo contenuto in sali (35g/l) per non eccedere la quantità che i nostri reni riescono a processare senza subire danni. Questa “dieta” può essere tenuta per al massimo 5 giorni poi bisogna procurarsi l’acqua dolce per permettere ai reni di recuperare, altrimenti si corre il rischio di danneggiarli in modo irreversibile. Il vantaggio sta nel fatto che senza bere si entra in coma dopo 2, massimo 3 giorni e la morte sopraggiunge verso il 7 giorno, mentre ingerendo l’acqua marina ci manteniamo efficienti per 5 o 6 giorni e le nostre probabilità di sopravvivenza aumentano considerevolmente, anche se dopo il 7 giorno senza aver trovato acqua dolce si va in contro alla morte per blocco renale. Riuscendo a trovare acqua dolce per almeno 2 giorni il ciclo si può ripetere senza riportare danni, in caso contrario siete fritti.

Un altro medico naufrago è sopravissuto per diversi giorni senza l’acqua dolce  facendosi quotidianamente ripetuti clisteri con l’acqua di mare. La sua intuizione, rivelatasi esatta, era che il colon funzionava da membrana semipermeabile innescando il processo di osmosi inversa. In effetti uno dei compiti del colon è quello di estrarre l’umidità dalle feci e quindi il tentativo messo in atto dal naufrago non era privo di fondamenta.

Vi racconto un fatto: un estate di alcuni anni fà eravamo accampati in un boschetto vicino al mare. Mi accorgo che il mio cane ha smesso di bere l’acqua dalla tanica che gli offrivo regolarmente. Ho pensato a un problema di salute ma il comportamento allegro del cane escludeva questa possibilità. Il giorno seguente notavo più volte che il cane si allontanava a nuoto e raggiungeva uno scoglio dall’altra parte della baia a qualche decina di metri. Incuriosito l’ho seguito e notavo con stupore che  beveva l’acqua di mare. Subito avevo pensato che il cane si era rincoglionito e che non c’era più nulla da fare ma poi mi era venuto un dubbio e sono andato ad indagare meglio.  A 1 m dalla riva,in circa 10cm d’acqua, dalle rocce usciva una corrente freddissima di acqua dolce mescolandosi con l’acqua di mare. Un assaggio ha confermato che il mio Rex aveva ragione. L’acqua aveva un sapore leggermente salmastro ma che non dava fastidio, la freschezza faceva il resto. Il cane preferiva quell’acqua anche se salata, piuttosto che quella tiepida che sapeva di plastica che gli offrivo io dalla tanica. Non ho usato quell’acqua per bere solo perchè disponevo di una adeguata riserva di acqua dolce, ma per cucinare la pasta era l’ideale non serviva neanche aggiungere il sale. Osservando la morfologia del terreno quella “fonte” era giustificata dal fatto che si trovava in linea con un canalone formato da due collinette distanti qualche centinaio di metri e probabilmente l’acqua di scolo aveva trovato un modo per superare la linea di costa.

Nota: Spesso si legge di morti atroci che colpivano coloro che hanno osato bere l’acqua salata e sicuramente questi racconti sono veritieri in quanto quelle morti erano causate dal blocco renale  più che dalla disidratazione. Quelli che non hanno bevuto l’acqua di mare sono morti comunque ma essendo caduti in coma per disidratazione, la loro morte era più silenziosa e meno impressionante.
Grazie a Pixabay per l’immagine L’acqua dei fiumi è sicuramente potabile e di ottima qualità dove non sono visibili tracce di inquinamento. In prossimità delle sorgenti, ma anche nelle pianure solcate dai fiumi, è possibile trovare acqua potabile con scavi di piccola entità da effettuare, qualora si avessero dei dubbi sulla potabilità, all’esterno delle anse formate dal corso d’acqua. Anche dai torrenti e rigagnoli asciutti è possibile ottenere acqua, con piccoli scavi effettuati sempre all’esterno delle anse e nei punti più bassi. L’acqua va comunque (quando la prudenza lo consigli ed i mezzi a disposizione lo consentano) bollita a lungo prima di essere bevuta. In zone tropicali, dove è assai probabile che l’acqua di un fiume contenga germi e batteri di malattie molto pericolose come dissenteria, colera, tifo ed infezioni parassitarie, deve sempre essere bollita a lungo. Va infine considerato che lo scorrimento stesso dell’acqua, specie in corsi impetuosi, contribuisce, seppur in minima parte, al purificarsi di questo prezioso liquido.

Nei pressi della costa: in situazione di sopravvivenza è sempre utile e conveniente prendere esempio dal comportamento animale. L’elefante, ad esempio, indica un interessante metodo per ricavare acqua dalla sabbia, in vicinanza della riva. A circa un metro e mezzo dalla battigia, l’astuto mammifero scava una buca di poche decine di centimetri di profondità che, dopo alcuni minuti, è piena di acqua potabile, risultato della filtrazione compiuta dalla sabbia. Si tenga inoltre presente che l’acqua piovana defluisce verso il mare mescolandosi ad esso ed è quindi possibile, cercando una depressione ad un centinaio di metri dal bagnasciuga e scavandovi una buca, ottenere acqua potabile in abbondanza.

Laghi e stagni: il metodo migliore per purificare le acque dei laghi di dubbia potabilità, acque stagnanti e acque fangose, è quello di filtrarle più volte con la sabbia, contribuendo così anche ad eliminare il sapore salmastro delle acque di stagni adiacenti al mare. Anche in questo caso il massimo grado di sicurezza è ottenibile attraverso l’ebollizione.

Grazie a Pixabay per l’immagine Boschi: nei boschi, nei quali sono presenti vaste aree umide, è decisamente facile procurarsi, con l’ausilio di distillatori, acqua potabile. Dove sono presenti il salice ed il sambuco, inoltre, basterà effettuare piccoli scavi per ottenere l’acqua.
La Distillazione per ottenere acqua potabile, è una tecnica estremamente importante in ambienti in cui bisogna adattarsi e soprattutto sopravvivere. Questo insieme di tecniche semplici ma efficaci saranno mostrate in una lezione a parte pubblicata sul nostro sito.

Acqua dalle piante: le piante sono formate, per buona parte, di acqua, ed il loro succo, purché non presenti un aspetto lattiginoso o schiumoso, è generalmente potabile. Alcune piante, come la vite, possono fornire acqua intaccandole nella parte alta ed effettuando una seconda incisione vicino al terreno: poco dopo l’acqua comincerà a gocciolare. Quando non si abbia il tempo o il modo di purificare acqua di dubbia potabilità si può agevolmente ricorrere alle piante acquifere, che consentono di ricavare discrete quantità di liquido. L’acqua può inoltre essere sostituita da frutti ricchi di succo come l’uva, le pesche, le arance, ecc..

Nelle zone tropicali le possibilità di ricavare acqua dalle piante sono estremamente più elevate e per i viticci si potrà fare uso degli avessi procedimenti sopra esposti, facendo sempre attenzione che il succo non sia lattiginoso. Le canne di bambù contengono spesso acqua: se agitandole si provoca uno sciacquio sarà sufficiente intaccare lo stelo all’altezza dì ogni nodo per raccogliere il liquido.
Nelle zone desertiche sono le piante grasse in generale, ed i cactus in particolare, ad offrire discrete quantità d’acqua. In qualunque clima, infine, è bene tenere conto del comportamento degli uccelli e delle tracce degli animali che, frequentemente, conducono all’acqua.
( Alcune nozioni sono tratte dal manuale di sopravvivenza di Giannicola Fazia)