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Tutto sulla Clematis Vitalba pianta spontanea e commestibile

Oggi vorrei parlavi della Clematis Vitalba, una pianta molto comune e tipica del nostro territorio. Iniziamo subito col dire che fa parte della famiglia delle Ranuncolacee e che in passato era molto conosciuta per le sue proprietà officinali che venivano sfruttate da esperti farmacisti poiché in determinate dosi risulta essere tossica e vescicatoria. Vediamo nello specifico le sue proprietà, la conformazione e come poterla utilizzare.

Come è fatta la Clematis Vitalba?

E’ un arbusto perenne con portamento rampicante, i suoi rizomi possono arrivare fino a 12 metri di lunghezza. Per la sua rapida crescita e facile propagazione viene definita infestante poiché soffoca la vegetazione arborea circostante. Come dicevamo, è una pianta molto comune nel nostro territorio, la possiamo trovare fino a 1300 mt in terre incolte, boschi di latifoglie e macchie temperate ma anche ai margini di fossati e torrenti. Il suo fusto legnoso è ricoperto da una leggera peluria mentre le foglie a forma lanceolata sono un po’ dentate e irregolari. La fioritura va da Maggio a Luglio e i suoi fiori sono a sepali petaloidi giallognoli o bianco verdastri e sono profumati, riuniti in pannocchie. I frutti sono acheni con coda piumosa. Le parti commestibili della Vitalba sono i germogli detti “Vitalbini” e le piccole foglie giovani ed il periodo migliore per la raccolta è la primavera quando la pianta ancora non è pericolosa. Infatti è nel periodo più caldo che produce quei principi attivi che sono maggiormente pericolosi.


Perchè la clematis Vitalba è pericolosa?

Usiamo questo termine perché i principi attivi della Clematis Vitalba sono alcaloidi vegetali, come la Coprotoanemonina, che è una sostanza volatile, irritante che mediante essiccazione o bollitura si trasforma in anemonina che è una sostanza assolutamente innocua. Presenta inoltre saponine, materie resinose, pectine, fitosterolo. Sempre in piccole dosi, in cucina, la Vitalba può essere utilizzata in cucina per preparare frittate minestre e zuppe. In passato le piccole foglie venivano utilizzate per preparare cataplasmi per la cura della sciatica della gotte e dei reumatismi mentre le foglie essiccate venivano utilizzate per preparare un infuso ad azione diuretica e i germogli, in infuso, come purgante e per curare infiammazioni, depressione e amnesie. Oggi molto raramente viene usata a scopo terapeutico poiché in dosi eccessive il contenuto di saponine e alcaloidi la rendono una pianta irritante e caustica. Non dimentichiamo una cosa molto importante, che nonostante la sua potenziale tossicità rientra nella lista dei Fiori di Bach.

 

Impieghi di clematis Vitalba in sopravvivenza e bushcraft

La Vitalba presenta una parte esterna legnosa e rigida ed una parte interna più morbida e flessibile. Affinché possa diventare un materiale intrecciabile, bisogna rimuovere la parte esterna. Se la liana ha un anno, questa operazione si esegue facilmente facendo leva con il dito nella parte centrale a due nodi della liana, spaccando la parte rigida e rimuovendola e, successivamente, pulendo i nodi anche con l’aiuto di un coltello. Se le liane sono più vecchie, è necessario bollirle per poi poterle spelare agevolmente dalla parte esterna. Si ottengono lunghi cordoni, da arrotolare su se stessi e mettere a seccare, in un luogo asciutto ed areato. Si può anche mettere a seccare la liana prima di ripulirla dalla parte esterna e successivamente farla bollire per poi sbucciarla.

 

Curiosità sulla Clematis Vitalba

Veniva chiamata anche “Erba dei Pezzenti” perché in passato veniva utilizzata dai mendicanti per provocarsi ferite e lacerazioni per poter scatenare la compassione dei passanti e poter ricevere maggiori offerte. Oppure veniva usata come surrogato del tabacco, cosa che oggi è molto sconsigliata.

 

Dizionario dei termini tecnici utilizzati

Di seguito potete trovare qualche spiegazione su alcuni termini più tecnici che ho utilizzato:
SAPONINE: Le saponine sono contenute in centinaia di piante e sono così abbondanti da raggiungere anche il 30% del peso secco della pianta. Sono in grado di abbassare la tensione superficiale in soluzioni acquose e sono capaci di formare soluzioni colloidali schiumeggianti, quindi si possono usare come emulsionanti.
Possono essere molto pericolose: l’iniezione per via parenterale determina emolisi mentre l’assunzione per via orale non produce quest’effetto velenoso.
ALCALOIDI: Gli alcaloidi sono composti organici azotati da utilizzare con estrema cautela in quanto hanno effetti sia deprimenti, sia eccitanti e, agendo direttamente sul sistema nervoso, possono produrre effetti molto pericolosi.
CATAPLASMA: preparazione molle ottenuta da decotti di erbe o di farine di semi, cortecce e radici che veniva applicata su una parte del corpo ed aveva effetti cicatrizzanti, emollienti ed antinfiammatori.
SEPALI PETALOIDI: E’ una parte del fiore in cui la corolla è composta da petali separati tra di loro.
ACHENI: Frutto secco con un solo seme, con parete coriacea (aspetto e consistenza simile al cuoio) aderente al seme, ma non saldata a esso (per es. la castagna).

Marta “Kalì” Andreassi tiene la rubrica “Il giardino di Marta” per Survival School SOS2012. Redazione di Vincenzo “Wolfman” Barone