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Bisogna sempre tenere presente, che soprattutto al giorno d’oggi con i tecnologici sistemi di localizzazione e di informazione che possediamo, i superstiti di un aereo precipitato, i naufraghi di una nave, un gruppo di escursionisti persi in montagna saranno sempre ricercati da qualcuno.

 

Qualcuno si accorgerà del loro ritardo sul tempo previsto per il loro rientro e qualcuno avvertirà le autorità. Quindi bisogna sempre avere fiducia nelle squadre di soccorso che possono essere notevolmente agevolate da un’efficace richiesta di aiuto.

 

Se, ad esempio, un gruppo di turisti si è perso in montagna e ci sono dei feriti, accendendo un fuoco molto fumoso potranno  agevolare l’elicottero di salvataggio a localizzare la loro posizione.

 

Possiamo dedurre che la PRIMA regola per essere tratti in salvo è quella di far conoscere la nostra posizione e la nostra situazione (quello che ci sta capitando e quello di cui necessitiamo) alle squa­dre di soccorso o ai passanti. Inoltre conoscere gli schemi di ricerca e soccorso, ci potrà facilitare a sistemare i segnali d’emergenza in modo da migliorarne l’efficacia.

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Sicuramente la sigla SOS (in inglese Save Our Ship o Save Our Souls, in Italiano Soccorso Occorre Subito) è il segnale più cono­sciuto per richiedere aiuto. Tale sequenza di tre lettere descrive il segnale universale di richiesta di soccorso e può essere comunicata via radio, semaforo, battuta in alfabeto morse o scritta.

 

Uno degli strumenti più efficaci per richiedere soccorso è quello via radio o telefono. Il segnale parlato, conosciuto in tutto il mondo, usato nelle comunicazioni in fonia per richiedere aiuto è la parola “Mayday” (si pronuncia meidei e significa pericolo grave  e imminente). In caso di pericolo bisogna comunicare la parola ripetendola per 3 volte, dopodiché indicare la propria posizione, la natura del pericolo e delle condizioni a bordo. ESEMPIO: “MAYDAY, MAYDAY, MAYDAY. Nave San Luca. MAYDAY San Luca. Rilevamento 330° da Cagliari. Distanza 25 miglia. Motore in avaria e incendio a bordo. Ci sono due feriti lievi. Abbondiamo nave di 30 metri, scafo bianco con striscia verde. Passo” Ripetere il messaggio finché non si ottiene una risposta. Tra una richiesta e l’altra lasciar passare un intervello di tempo.

 

 

 

I Segnali d’Emergenza:

 

Segnali di fuoco o fumo: Il fuoco è il metodo più efficace per rivelare alle squadre di soccorso la propria posizione sia di giorno che di notte. Il fuoco che andrete a creare dovrà produrre del fumo molto denso, per questo dovrete utilizzare rami e foglie verdi, erba, paglia, muschio o fieno umido in modo da ottenere un fumo bianco che sarà indicato per le giornate limpide. Con un tempo nuvoloso sarebbe meglio creare un fumo nero, quindi bruciate gomma, plastica, stracci imbevuti di olio benzina se li trovate.

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Cercare sempre di accendere più fuochi, l’ideale sarebbe di accenderne tre posizionati in modo da formare un triangolo equilatero. I fuochi dovranno essere accesi preferibilmente in una zona sopraelevata, oppure lungo il corso di un fiume; non accen­dere il fuoco in una zona molto boscosa, se c’è vento forte, neve o pioggia, sarebbe una perdita di tempo. Il colore del fumo dovrà contrastare l’ambiente circostante: quindi fumo bianco (combustione di fronde ver­di) su superfici verdi o scure; fumo scuro (combustione di materiali pla­stici) su superfici chiare, o su fondo innevato. Di notte, invece, il fuoco più che produrre fumo dovrà essere molto luminoso, quindi abbondare con la legna, meglio se secca, per creare una fiamma forte e luminosa.

 

Segnali acustici: Gridare: urlare la parola AIUTO o HELP facendo conca con le mani ai lati della bocca. Fischietto: utilissimo è sempre consigliato come oggetto indispensabile in ogni kit di sopravvivenza. Con il fischietto si produce un suono che può essere percepito a grandi distanze soprattutto dai cani e inoltre non si consuma tanta energia come gridare a squarciagola. Sparare: se si possiedono armi da fuoco, pistole a salve o esplosivi (petardi). Vanno bene anche i segnali a percussione, cioè battere su oggetti che siano buoni conduttore di suono (es. sbattere la lama del coltello contro un oggetto metallico).

 

Segnali visivi: Utilizzare il proprio corpo come mezzo di comunicazione: agitare lentamente le braccia dall’alto verso il basso, tendo in mano pezzi di stoffa colorata o oggetti luccicanti (foglio di alluminio) di giorno, mentre di notte meglio una torcia o un bastone infuocato. Sparare dei razzi o accendere dei fumogeni se li si possiede.

 

Se si possiede un lightstick (o starlight, cyalume, glowstick) utilizzarlo per segnalare la propria posizione. La luce chimica prodotta dalla barra (chemioluminescenza) può durare a seconda del modello: dalle 8 alle 24 ore.

 

Sulle navi si possono trovare coloranti solubili in acqua (FLUORESCEINA SODICA, es: URANINA) che disciolti nel mare emettono un intensa fluorescenza che permette ai soccorsi di individuare la posizione seguendo la scia colorata. Utilizzare i segnali del corpo (segnali riconosciuti per comunicare con i piloti d’aereo) illustrati nella seguente tabella:

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Il segnale va eseguito lentamente e in maniera chiara ripe­tendolo più volte.

 

Molto utilizzati sono i segnali terra-aria, bisognerebbe sempre averne una tabella stampata nel proprio kit da sopravvivenza.

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Tali simboli sono segnali d’emergenza ter­ra-aria riconosciuti a livello internazionale dagli aerei di soccorso e dai piloti dell’aeronautica.

 

I segnali dovranno essere il grandi, visibili e in contrasto con l’ambiente. Le dimensioni devono essere almeno di 3-4 metri ad una distanza di 4 m tra uno e l’altro. Per realizzarli si possono utilizzare rami, tronchi, lamiere, indumenti, accessori, pietre, cespugli ecc…

 

Oppure si può scavare il ter­reno, posizionando la terra estratta ai bordi dello scavo per ac­centuarne l’ombra. L’importante consiste nel creare più contrasto possibile tra la superficie e i segnali (es. sulla neve i tronchi più scuri vanno benissimo).

   

Se il pilota avrà compreso il vostro messaggio effettuerà delle manovre specifiche:

 
  • durante il giorno effettuerà un’oscillazione dell’aereo muovendo le ali su e giù;
  • durante la notte lampeggerà con luci verdi.
   

In caso di messaggio non compreso, il pilota:

  • durante il giorno effettuerà un giro completo di 360° in senso antiorario intorno all’aerea;
  • durante la notte lampeggerà con luci rosse.
 

Eliografo:

 

E’ un semplice specchietto riflettente che vi può salvare la vita.

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L’eliografo è alla base di ogni kit di sopravvivenza. E’ considerato uno dei metodi di segnalazione diurni più efficaci sia per la segnalazione in mare che in terra.

 

Il suo riflesso sfruttando la luce del sole può essere visto da un aereo a oltre 30 km e da una nave a oltre 15 Km.

 

 

 

Di notte si può sfruttare il riflesso emanato da un focolare, una lanterna o da un faro di ricerca. Si può sfruttare anche il riflesso della luna piena se il cielo è molto limpido.

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Qualsiasi oggetto in grado di riflettere e direzionare un raggio di luce può essere usato come eliografo: uno specchietto, un frammento di vetro o di metallo, un foglio d’alluminio, un scatola di latta,  un coperchio lucido, un compact disk, una scatola metallica portasigarette o portabiglietti da visita (foto) ecc…

 

Si può utilizzare anche la lama di un coltello.

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Esistano co­munque eliografi professionali appositamente progettati allo scopo, acquistabili in un negozio di campeggio.

 

Con l’eliografo si possono trasmettere segnali in Morse ad aerei e navi, ma anche dei semplici lampi di luce ad intermittenza vanno bene.

Segnali radio e telefonici: Il cellulare e il telefono satellitare non sono sempre utilizzabili, data la possibile assenza di segnale dal ripetitore o dal satellite.

 

Ricordate che il cellulare non funziona dove sono presenti grossi tralicci dell’alta ten­sione, crateri vulcanici, cave di materiale ferroso, in zone sotterranee. Inoltre le batterie hanno un tempo di carica limitato, tenere spento il cellulare quando non serve e limitarne il suo utilizzo solamente alla chiamate di soccorso che deve essere il più chiara e ricca di dettagli possibile per agevolare il salvataggio.

 

Se si parte per una zona, dove può non essere possibile ricaricare il cellulare portarsi sempre dietro un caricatore a manovella dinamo.

 

Per preservare il cellulare: non esporlo al sole, non bagnarlo, ripararlo dalla pioggia o dall’umidità, e tenerlo al caldo (vicino al corpo) in presenza di climi rigidi.

 

Se si possiede o si trova un sacchetto di plastica sfruttarlo per sigillare il telefono. Se c’è la rete per comunicare mandate un SMS a una persona fidata che sia in grado di segnalare tempestivamente alle autorità competenti la vostra necessità.

 

E’ preferibile utilizzare il messaggio per allungare al massimo la durata della batteria.

  La Radio:

Le trasmissioni via radio funzionano mediante emissione di onde elet­tromagnetiche, perciò gli ostacoli naturali ne limitano il raggio d’azione. Posizionarsi quindi con l’apparecchio in un punto sopraelevato e sgombro da ostacoli naturali e artificiali. Il canale d’emergenza in città è nella frequenza dei 27 Mhz (canale 16); in montagna le frequenze van­no dai 130 ai 140 Mhz; in mare dai 160 ai 170 Mhz.

 

Su una radio in banda nautica VHF, bisogna impostare il canale a 16 (156.800 MHz simplex). Su una radio di bordo di un aeroplano, si imposti la manopola su 121.5 o 243.0 MHz.

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Se non si ricordanole frequenze o i canali di emergenza, per prima cosa conviene fare un tentativo sulla frequenza o sul canale già impostato. Se non si riceve una risposta entro un paio di tentativi, passare alla frequenza successiva annotandovi sempre quelle già esaminate.   Le frequenze comprese tra i 144 e i 146 Mhz sono riservate ai radio-amatori, esse possono essere contattate in caso d’emergenza per chiedere soccorso. Se prendete contatto, non parlate ne troppo velocemente ne a voce troppo alta o bassa, per non rischiare incomprensioni. Fornite all’interlocutore indicazioni precise sulla vostra posizione, sulle vostre condizioni e su tipo di aiuto che volete. Ricordate di rispondere affermativo (oppure Roger) o negativo alle doman­de che vi vengono poste, non utilizzate solo si o no.   RICORDATE!  

Ogni segnale ripetuto per tre volte di seguito, viene valutato come una richiesta di soccorso. Esempio: accendere tre fuochi, creare tre colonne di fumo, tre fischi forti, tre colpi d’arma da fuoco, tre lampi di luce con l’eliografo.

Solitamente si utilizza un inter­vallo di un minuto tra un gruppo di segnali e l’altro (esempio: tre lampi di luce, un minuto d’intervallo, tre lampi di nuovo e così via). Questo siste­ma di segnalazione è riconosciuto a livello mondiale da tutte le squadre di soccorso. SEGNALAZIONE IN MONTAGNA:

  • Una serie di 6 lampi o fischi nel periodo di un minuto intervallati da 60 secondi.
  • Razzi di colore rosso.
  • Cerchio bianco su tessuto rosso.
  • Braccia alzate (mai un solo braccio, significa che siete a posto e non avete bisogno di aiuto).

SEGNALAZIONE IN MARE: Di solito a bordo di una nave si trovano razzi, candelotti fumogeni o luminosi, fuochi artificiali, fari, apparecchi radio… sfruttateli per segnalare la vostra posizione ai mezzi di soccorso.

Bruciando barili di catrame, olio o altri materiali a bordo sulla nave si possono creare degli ottimi fumi di segnalazione. Prima di abbandonare la nave a bordo di un gommone o di un’altra imbarcazione prendete tutto quello che vi può essere utile (cibo, acqua, razzi, vestiario, telefono ecc…).

I RAZZI:

  • Mai sparali tutti in una volta, possono servirvi ancora se non siete sati avvistati bene.
  • Puntarli sempre sottovento e rivolti verso l’alto, e spararli tendendo saldamente la persa.
  • Se siete a bordo di un battello di salvataggio sparate il razzo stando all’esterno, per evitare che residui incandescenti possano bucare il gommone.
  • Non sparate i razzi addosso agli aerei di soccorso!
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CONCLUSIONI:

 

Se ritenete lontana la possibilità che qualcuno vi cerchi o allerti i soccorsi o si ritiene che è possibile raggiungere un centro abitato, la soluzione migliore è quella di abbandonare la zona in cui vi trovate e il mezzo disastrato. Prima di partire lasciate delle indicazioni per eventuali soccorritori come la direzione che avete intrapreso, il giorno

in cui siete partiti, il numero di superstiti e la scorta di provviste che avete portato. È consigliabile, durante la marcia, camminare in aeree di terreno aperte, tenendosi il più possibile in vista, in modo da incrementare le pro­babilità di essere avvistati da eventuali soccorritori o passanti.

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