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Storie Survival

Intrappolato nella propria auto sotto tre metri di neve!

Una storia che ha dell’incredibile
Nei nostri corsi di sopravvivenza impariamo che, MEDIAMENTE, si può sopravvivere fino a 21 giorni senza toccare cibo.
Ma ogni regola, come tutti sappiamo, ha delle eccezioni.

Oggi vi raccontiamo un’avventura che ha dell’incredibile. Corre l’anno 2012 e il protagonista è un artigiano quarantaquattrenne di nazionalità svedese di nome Peter Skylberg, riuscito a sopravvivere all’interno di un’automobile sommersa dalla neve per ben due mesi.
Mentre era in servizio, un poliziotto di nome Gunner Ek, si è accorto casualmente di un riflesso trasmesso dal sole, sullo specchietto dell’auto. Dopo giorni di intense nevicate, le temperature in leggero rialzo, erano riuscite a far sciogliere parte della neve adagiata sull’auto. Il poliziotto, sorpreso, si è avvicinato alla macchina e con una pala è riuscito a creare spazio vicino ad una delle due portiere. Una volta aperta l’auto, ecco la miracolosa scoperta.
Sul sedile posteriore, vi era sdraiato un uomo, che inizialmente, il poliziotto credeva morto, salvo poi una volta avvicinatosi, scoprire che respirava.
Peter Skylberg, ormai pelle ed ossa, era rinchiuso nella sua auto da ben due mesi. Era restato bloccato in una strada secondaria, all’interno di un bosco. L’uomo, una volta trasportato d’urgenza all’ospedale di Umea (Lapponia), ha raccontato di esser sopravvissuto, ingerendo soltanto la neve, che riusciva a raggiungere da una fessura di un finestrino.

Oltre ad un giornale (la cui data, corrispondeva al 19 Dicembre, giorno in cui l’uomo era rimasto bloccato), all’interno della sua auto, sono stati rinvenuti alcuni bicchieri sporchi da residui di caffè e coca cola. Oltre a questi, un paio di carte di caramelle e per finire un sacco a pelo, strumento grazie al quale Peter Skylberg, è riuscito a non morire assiderato.

Come ha potuto sopravvivere in quelle condizioni?

I medici, dopo averlo messo in salvo nutrendolo attraverso delle flebo, non hanno voluto rilasciare dichiarazioni sullo stato di salute generale del paziente. Ad oggi non si sa se quest’avventura abbia lasciato degli strascichi psico-fisici nel corpo del povero Peter o meno.

Nessuno dei familiari dell’uomo, aveva denunciato la sua scomparsa alla polizia, in quanto Peter, aveva chiuso ogni legame di parentela circa 25 anni prima. L’unica che avrebbe potuto far cenno della sua scomparsa, è la donna che Peter Skylberg chiamò il 18 Dicembre, comunicandole che avrebbe trascorso con lei le festività natalizie ormai prossime. Ma nulla fu segnalato nemmeno da quest’ultima. Si presuppone che l’uomo nel bel mezzo di una bufera, abbia perso l’orientamento, andando a finire con la propria auto in una strada secondaria all’interno del bosco e che sia rimasto sepolto dopo poco tempo da circa tre metri di neve.

Fatto realmente accaduto o totalmente inventato?
Il caso che vi abbiamo appena raccontato, fu oggetto di forte discussione all’interno di tutto il territorio svedese. A studiare attentamente il caso, sono stati chiamati addirittura alcuni soldati dell’esercito, esperti di sopravvivenza in climi artici.
I pareri dei vari esperti furono abbastanza discordanti.
Il dottor Johan von Schreeb, sostiene che è umanamente impossibile, sopravvivere per oltre 50 giorni, ingerendo solo della neve, in quanto quest’ultima non contiene nessuna sostanza indispensabile al nutrimento di un individuo. Di differente parere è invece, il primario del policlinico di Umea, il dottor Ulf Segerberg, il quale sostiene che il signor Peter Skylberg sia sopravvissuto per oltre due mesi senza cibarsi, grazie alle riserve di grasso che l’organismo aveva deciso di consumare in quel lasso di tempo.
Il fatto che l’uomo sia riuscito a non morire assiderato, i militari hanno spiegato che ciò è stato possibile, grazie al sacco a pelo che è stato rinvenuto all’interno dell’auto. Peter Skylberg, è riuscito a sopravvivere a temperature estreme di -35 gradi, anche grazie all’enorme strato di neve che ricopriva la sua auto, quest’ultima infatti è riuscita ad isolare l’interno della macchina, dal freddo gelido che proveniva da fuori.

Ora la domanda sorge spontanea. Ai vostri occhi, la storia che vi abbiamo appena raccontato, appare vera o totalemte inventata?

L’Antartide in solitaria: Henry Worsley

Seguire le orme dei propri eroi può essere un obiettivo sorprendente, ma per l’esploratore antartico Henry Worsley, il suo sogno di attraversare l’Antartide completamente da solo è finito in tragedia. Ispirato dagli esploratori incredibilmente tenaci, competitivi e testardi dei primi anni del 1900, la spedizione Worsley Antarctic del 2015 è stata un tentativo di ricreare un viaggio fatto da Ernest Shackleton, cent’anni prima, ma mai portato a termine. Purtroppo, Worsley ha subito un destino simile.

Worsley aveva familiarità con l’Antartide, avendo già ricreato diverse spedizioni fatte dai suoi eroi, negli anni precedenti. L’itinerario di Henry Worsley si estendeva dal Polo Sud fino alla riva opposta del continente. Anche se Henry Worsley era un esploratore di grande esperienza, le temperature estreme dell’Antartide, i venti pericolosi e l’atmosfera inquietante generale si rivelarono invincibili. Il tentativo di Worsley di realizzare un sogno pericoloso finì in tragedia, simile alle avventure intraprese da viaggiatori come Robert Scott o Christopher McCandless. Il funerale di Henry Worsley è stato un giorno triste per la comunità di esploratori, ma i selfie e il diario audio che ha lasciato raccontano una storia incredibile.

Ha programmato di viaggiare per più di 900 miglia, con una media di 13 ore al giorno per attraversare il continente
Nel novembre del 2015, Henry Worsley ha iniziato il suo viaggio dall’isola di Berkner nella parte nord-occidentale dell’Antartide. Aveva in programma di completare il suo viaggio in 75 giorni, dal Polo Sud sino al lato opposto dell’Antartide. Il suo percorso lo avrebbe portato a più di 1.000 miglia da dove aveva iniziato. Worsley aveva programmato di camminare mediamente per 13 ore al giorno, portando con sé le sue scorte per tutto il tempo.

Raggiunse il Polo Sud nel giorno 51 del suo viaggio. Le prime persone che vide dopo molto tempo erano quelle che vivevano all’Amundsen-Scott South Pole Station, una struttura di ricerca che studia la geofisica delle regioni polari della Terra. Poiché era intento a fare un viaggio da solista, Worsley rifiutò le loro offerte di provviste e cibo. Proseguì, salendo a 9.700 piedi sulla Cupola del Titano pochi giorni dopo. Durante il suo viaggio, Worsley registrava un diario audio e scattava selfie, immagini che mostrano chiaramente la sua crescente stanchezza e il deterioramento della sua salute.

Non poteva portar con se abbastanza cibo per compensare la quantità massiccia di calorie bruciate

Worsley portò cibo a sufficienza per 80 giorni, cinque giorni in più di quanto pensasse che il viaggio avrebbe richiesto. Si aspettava di perdere circa 12 kg durante il suo viaggio, dal momento che camminare mentre si tira una slitta che pesa quasi 150 kg richiede molta energia. Poteva bruciare fino a 10.000 calorie in un solo giorno ma trasportare abbastanza cibo per non dimagrire così eccessivamente, sarebbe stato impossibile. Inoltre, il cibo di Worsley con il passare del tempo, si congelò a causa dalle temperature gelide dell’Antartide, e il povero esploratore lo constatò personalmente proprio addentando uno snack congelato che gli costò la rottura di un dente.

Nei diari audio di Worsley si faceva chiaro riferimento al cibo, e parlava specificamente di quanto gli mancasse consumare del cibo spazzatura: nel suo ultimo diario audio disse che la prima cosa che avrebbe fatto una volta tornato a casa, era quella di gustarsi una tazza di thè e una fetta di torta. Quando Worsley fu salvato, aveva perso quasi 50 kg e soffriva di disidratazione ed esaurimento.

Il viaggio di Worsley fu reso difficile da neve soffice, temperature estremamente fredde e venti terribilmente forti
L’avventura di Worsley iniziò abbastanza discretamente – la neve era uniforme e ferma, il che rendeva relativamente facile camminare lungo il percorso prefissato. Tuttavia, la temperatura iniziò a calare mentre si avventurava nell’entroterra, e la superficie della neve diventava sempre più pesante. Durante il giorno 55, Henry Worsley sul suo diario appuntò la registrazione di temperature gelide sino a meno 47 gradi Fahrenheit e parlava di venti che soffiavano da 40 a 50 miglia all’ora. Il giorno 66, fu quello in cui esprimeva a chiare lettere l’inesorabile fatica: “La crudeltà … la neve è molto tenera, ora sono sempre più debole ed è l’ultima cosa di cui avevo bisogno.” E incitandosi in terza persona: “Worsley, sbrina quella poca energia che ti rimane.”
Worsley fu colpito da una grave infezione, che lo portò alla morte
Dopo che Henry Worsley contattò la sua squadra di supporto per salvarlo, fu portato in aereo in un campo a sei ore di distanza e poi a Punta Arenas, in Cile. I medici inizialmente credevano che Worsley fosse malato a causa della disidratazione e dell’esaurimento, ma successivamente scoprirono che soffriva di peritonite batterica, una grave infezione dell’addome. Sebbene i medici tentarono un intervento chirurgico, il corpo di Worsley era troppo debole per combattere l’infezione e il 25 gennaio 2016 all’età di 55 anni venne dichiarato morto.

L’avventura di Henry Worsley si concluse così a soli 30 miglia dal completamento del suo viaggio programmato. Un ex membro del British Antarctic Survey dichiarò che nonostante quasi prossimo alla meta, Worsley pensò bene di prendere la giusta decisione ritirarsi, aggiungendo: “Ha fatto una cosa intelligente, ma purtroppo il suo sistema immunitario è stato deteriorato così tanto che non è riuscito a recuperare”.

Worsley fu costretto a dire fine alla sua avventura a soli 30 miglia dalla meta
Henry Worsley percorse eroicamente da solo l’Antartide per più di 900 miglia, cambiando la biancheria intima una sola volta. Sfortunatamente, dopo più di 65 giorni di viaggio nella terra più inospitale del mondo, fu costretto a fermarsi a 30 miglia dal suo obiettivo. Il ritmo di Worsley divenne sempre più lento negli ultimi giorni del suo viaggio, causa dell’inesorabile stanchezza, ma soprattutto dall’avanzare dell’infezione di cui non era a conoscenza.

Tenne testa addirittura ad una tempesta che causò la morte di una colonia di pinguini, proteggendosi per due giorni interi all’interno della sua tenda. La squadra di soccorso che monitorava i suoi progressi si preparò al suo recupero, ma si rifiutò di intervenire fino a quando Worsley non diede il segnale. Alla fine, contattò il suo team di supporto sapendo che era troppo stanco per viaggiare oltre, e fu soccorso.

Il viaggio di Worsley, portò introiti che furono devoluti in beneficenza al fondo Endeavour

Henry Worsley era un veterano dell’esercito britannico e aveva un grande rispetto per i suoi commilitoni. Era anche amico del Duca di Cambridge, che contribuì a finanziare il secondo viaggio di Worsley in Antartide. Nell’ultima visita al continente ghiacciato, Worsley intendeva raccogliere fondi per “The Endeavour Fund”, gestito dal Duca e dalla Duchessa di Cambridge, così come dal principe Harry. Worsley scelse di sostenere la fondazione a causa del suo rapporto amichevole con il duca. Sebbene non sia stato in grado di completare il suo viaggio, Worsley ha raccolto più di $150.000, cifra che si raddoppiò non appena le donazioni furono versate dopo la notizia della sua tragica scomparsa.
I primi esploratori dell’Antartide, legati da uno stesso destino
Dal momento che nessuna nave ha mai viaggiato abbastanza vicino, gli esploratori non hanno scoperto l’Antartide fino al 1820 circa. Robert Falcon Scott fece il primo tentativo di raggiungere il Polo Sud nel 1901 con l’esploratore Ernest Shackleton, ma non riuscirono mai a raggiungerlo. Shackleton tornò nel 1907, ma, ancora una volta, fu costretto a fermarsi a 97 miglia dal suo obiettivo. Scott tornò diversi anni dopo, ma morì anche lui prima che venisse tratto in salvo. Shackleton ritornò nel 1915 tentando nuovamente di attraversare il continente, che è inoltre la stessa avventura che Worsley stava tentando di replicare quando morì.
Il viaggio sfortunato non fu il primo viaggio di Worsley in Antartide
Henry Worsley eseguì il suo primo viaggio in Antartide nel 2008, conducendo una squadra il cui obiettivo era quello di ripercorrere il secondo tentativo di Ernest Shackleton, ovvero quello di raggiungere il Polo Sud durante la sua spedizione Nimrod del 1907. Shackleton con il suo gruppo al seguito percorsero 97 miglia, quando la mancanza di cibo e il maltempo li costrinse a rinunciare e a ritirarsi. La squadra di Worsley seguì il percorso di Shackleton attraverso le Montagne Transantartiche attraverso il ghiacciaio Beardmore, e completò ciò che Shackleton non riuscì raggiungendo il Polo Sud. Nel 2011, Worsley tornò in Antartide con una squadra di sei membri con lo scopo di percorrere un percorso dalla Baia delle Balene attraverso la piattaforma di ghiaccio di Ross.
La lontana parente di Henry Worsley viaggiò in Antartide con Ernest Shackleton
Worsley aveva buone ragioni per essere ossessionato dagli esploratori artici come Ernest Shackleton; era infatti un lontano parente di Frank Worsley, che aveva viaggiato con Shackleton nel suo viaggio del 1914. L’anziano Worsley era skipper dell’Endurance, che venne usato durante una spedizione antartica in cui Shackleton progettava di attraversare il continente a piedi. L’Endurance rimase bloccato nel ghiaccio prima di raggiungere la terra ferma, e affondò, lasciando i 28 membri dell’equipaggio in condizioni estremamente difficili. Shackleton, Worsley e altri andarono a cercare aiuto, viaggiando per 800 miglia su terra e mare. Henry Worsley fu stupito di storie di straordinaria avventura e sopravvivenza. Nel suo ultimo viaggio in Antartide, tentò di finire ciò che Shackleton non potè concludere nella sua spedizione Endurance.
Worsley fu il primo a cercare di attraversare l’Antartide con rifornimenti a bordo
Henry Worsley stava tentando di attraversare l’Antartide completamente da solo e senza assistenza. Sebbene sia stato il primo a tentare l’impresa, altre persone hanno compiuto incredibili sfide in Antartide. Nel 1997, l’avventuriero norvegese Borge Ousland tentò la prima spedizione in solitaria per il continente, ma piuttosto che camminare, usò un aquilone parafoil.

Anche l’esploratrice britannica Felicity Aston completò con successo un viaggio nel 2012. Attraversò l’Antartide viaggiando da sola, ma dispose prima scorte di rifornimento lungo il percorso, così da non trasportare troppo materiale che l’appesantisse ulteriormente. Il tentativo di Worsely fu diverso dagli altri poichè portava con sé tutto il necessario per l’intero viaggio, tirando fisicamente una slitta su cui vi era la sua tenda, il cibo e altre attrezzature necessarie per tutto il tempo.

Oltre ad essere follemente freddo, l’Antartide ha molti pericoli come venti forti e crepacci mortali nascosti
Ci sono molte ragioni per cui l’Antartide è considerato uno dei luoghi più inospitali della Terra e un’area estremamente pericolosa in cui viaggiare da soli . La maggior parte delle persone sa che il continente è il posto più freddo del pianeta, ma l’Antartide è anche il più arido e il più ventoso. Le montagne transantartiche si trovano nella parte occidentale del continente e il percorso intrapreso da Worsley le attraversava. I venti che raggiungono fino a 200 miglia all’ora possono essere mortali perché causano condizioni di oscuramento. Inoltre è facile incontrare crepacci profondi nascosti da una piccole quantità di neve, che possono rivelarsi fatali. Ci sono ottime ragioni per cui nessun essere umano vive in modo permanente in Antartide.
Alla sua morte, Worsley divenne un eroe nazionale in tutta l’Inghilterra
Molte persone furono devastate dalla notizia della tragica morte di Henry Worsley, a prescindere se lo avessero conosciuto personalmente o meno. La nipote di Ernest Shackleton, sottolineò la sua morte come una grande perdita per la comunità avventurosa. Il duca di Cambridge e il principe Harry, che contribuirono a organizzare l’organizzazione benefica per la quale Worsley stava raccogliendo denaro, lo definirono fonte di ispirazione e come un personaggio pieno di coraggio. Il principe William, così come il capo dell’esercito britannico, espressero tutta la loro tristezza. Paul Rose, ex comandante di base del British Antarctic Survey, elogiò Worsley per aver riflettuto sulla sua avventura prima di partire e per il buon senso che ebbe nel contattare la sua squadra di soccorso prima che le cose diventassero ancora più pericolose. Persino David Beckham, che una volta incontrò Worsley durante una raccolta di fondi, si fece avanti per esprimere dispiacere verso la sua scomparsa.
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