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.:SURVIVAL & BUSHCRAFT:.>S.B.T. – CIBO, ALBERI E PIANTE

Fiori di Bach: la Clematis Vitalba, Ranuncolacee

Tutto sulla Clematis Vitalba pianta spontanea e commestibile

Oggi vorrei parlavi della Clematis Vitalba, una pianta molto comune e tipica del
nostro territorio.
Iniziamo subito col dire che fa parte della famiglia delle Ranuncolacee e che in
passato era molto conosciuta per le sue proprietà officinali che venivano sfruttate da
esperti farmacisti poiché in determinate dosi risulta essere tossica e vescicatoria.
Vediamo nello specifico le sue proprietà, la conformazione e come poterla utilizzare.

Come è fatta la Clematis Vitalba?

E’ un arbusto perenne con portamento rampicante, i suoi rizomi possono arrivare fino
a 12 metri di lunghezza. Per la sua rapida crescita e facile propagazione viene definita
infestante poiché soffoca la vegetazione arborea circostante. Come dicevamo, è una
pianta molto comune nel nostro territorio, la possiamo trovare fino a 1300 mt in terre
incolte, boschi di latifoglie e macchie temperate ma anche ai margini di fossati e
torrenti.
Il suo fusto legnoso è ricoperto da una leggera peluria mentre le foglie a forma
lanceolata sono un po’ dentate e irregolari.
La fioritura va da Maggio a Luglio e i suoi fiori sono a sepali petaloidi giallognoli o
bianco verdastri e sono profumati, riuniti in pannocchie.
I frutti sono acheni con coda piumosa.
Le parti commestibili della Vitalba sono i germogli detti “Vitalbini” e le piccole
foglie giovani ed il periodo migliore per la raccolta è la primavera quando la pianta
ancora non è pericolosa. Infatti è nel periodo più caldo che produce quei principi
attivi che sono maggiormente pericolosi.

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Perchè la clematis Vitalba è pericolosa?

Usiamo questo termine perché i principi attivi della Clematis Vitalba sono alcaloidi
vegetali, come la Coprotoanemonina, che è una sostanza volatile, irritante che
mediante essiccazione o bollitura si trasforma in anemonina che è una sostanza
assolutamente innocua. Presenta inoltre saponine, materie resinose, pectine,
fitosterolo.
Sempre in piccole dosi, in cucina, la Vitalba può essere utilizzata in cucina per
preparare frittate minestre e zuppe.
In passato le piccole foglie venivano utilizzate per preparare cataplasmi per la cura
della sciatica della gotte e dei reumatismi mentre le foglie essiccate venivano
utilizzate per preparare un infuso ad azione diuretica e i germogli, in infuso, come
purgante e per curare infiammazioni, depressione e amnesie.
Oggi molto raramente viene usata a scopo terapeutico poiché in dosi eccessive il
contenuto di saponine e alcaloidi la rendono una pianta irritante e caustica.
Non dimentichiamo una cosa molto importante, che nonostante la sua potenziale
tossicità rientra nella lista dei Fiori di Bach.

 

Impieghi di clematis Vitalba in sopravvivenza e bushcraft

La Vitalba presenta una parte esterna legnosa e rigida ed una parte interna più
morbida e flessibile. Affinché possa diventare un materiale intrecciabile, bisogna
rimuovere la parte esterna.
Se la liana ha un anno, questa operazione si esegue facilmente facendo leva con il
dito nella parte centrale a due nodi della liana, spaccando la parte rigida e
rimuovendola e, successivamente, pulendo i nodi anche con l’aiuto di un coltello.
Se le liane sono più vecchie, è necessario bollirle per poi poterle spelare agevolmente
dalla parte esterna.
Si ottengono lunghi cordoni, da arrotolare su se stessi e mettere a seccare, in un
luogo asciutto ed areato.
Si può anche mettere a seccare la liana prima di ripulirla dalla parte esterna e
successivamente farla bollire per poi sbucciarla.

 

Curiosità sulla Clematis Vitalba

Veniva chiamata anche “Erba dei Pezzenti” perché in passato veniva utilizzata dai
mendicanti per provocarsi ferite e lacerazioni per poter scatenare la compassione dei
passanti e poter ricevere maggiori offerte.
Oppure veniva usata come surrogato del tabacco, cosa che oggi è molto sconsigliata.


 

Dizionario dei termini tecnici utilizzati

Di seguito potete trovare qualche spiegazione su alcuni termini più tecnici che ho utilizzato:
SAPONINE: Le saponine sono contenute in centinaia di piante e sono
così abbondanti da raggiungere anche il 30% del peso secco della pianta.
Sono in grado di abbassare la tensione superficiale in soluzioni acquose e sono capaci
di formare soluzioni colloidali schiumeggianti, quindi si possono usare come
emulsionanti.
Possono essere molto pericolose: l’iniezione per via parenterale determina emolisi mentre l’assunzione per via orale non produce quest’effetto velenoso.
ALCALOIDI: Gli alcaloidi sono composti organici azotati da utilizzare con estrema
cautela in quanto hanno effetti sia deprimenti, sia eccitanti e, agendo direttamente sul
sistema nervoso, possono produrre effetti molto pericolosi.
CATAPLASMA: preparazione molle ottenuta da decotti di erbe o di farine di semi,
cortecce e radici che veniva applicata su una parte del corpo ed aveva effetti
cicatrizzanti, emollienti ed antinfiammatori.
SEPALI PETALOIDI: E’ una parte del fiore in cui la corolla è composta da petali
separati tra di loro.
ACHENI: Frutto secco con un solo seme, con parete coriacea (aspetto e consistenza
simile al cuoio) aderente al seme, ma non saldata a esso (per es. la castagna).

Marta “Kalì” Andreassi tiene la rubrica “Il giardino di Marta” per Survival School SOS2012. Redazione di Vincenzo “Wolfman” Barone

Il rovo Selvatico

Il Rovo selvatico o Rubus ulmifolius


Potrei parlare per ore di questa pianta commestibile dalle mille proprietà, per molti ancora
sconosciute, ma cercherò di limitarmi a discuterne in queste poche righe.
Classificata nella famiglia delle Rosaceae è molto diffusa in tutta Italia poiché tende a crescere
molto rapidamente, infestando boschi, sentieri e tutte le zone incolte.
Ama le zone soleggiate e poco l’ombra, quindi, come la CLEMATIS VITALBA, riesce a formare grandi
grovigli che soffocano la vegetazione intorno.
Molto difficilmente si riesce ad estirparla o tagliarla, addirittura è in grado di germogliare
nuovamente e rapidamente anche dopo grandi incendi.
I suoi rami possono arrivare ad una lunghezza di 6mt e si presentano in modo diverso secondo l’età,
più legnosi e ricurvi quelli dell’anno precedente, mentre quelli del nuovo anno, hanno un
portamento eretto e più sottile ma entrambi muniti di robuste spine.
I rami dell’anno precedente sono quelli dove ci sarà la fioritura e la fruttificazione e sono destinati a
seccarsi l’anno successivo.


I fiori generalmente sono di colore bianco o rosa e sono formati da cinque petali riuniti in
infiorescenze e li troviamo sulla parte alta del ramo formando strutture piramidali.
La fioritura avviene all’inizio dell’estate quando le api, attratte dal loro profumo intenso e dal nettare
dolciastro, ne fanno banchetto, preparandosi per la produzione del miele.
Dopo la fioritura, tra agosto e settembre, possiamo godere delle More, frutto acidulo rosa scuro e
rosso quando ancora non ha raggiunto la piena maturazione ma che, una volta pronto, ha una
colorazione nero tendente al violaceo con un sapore molto più gradevole.
Le foglie sono composte da cinque foglioline con margine dentellato. Nella parte inferiore troviamo
una sottile peluria di colore bianco-argenteo e piccole spine lungo il picciolo e lungo le nervature.
Ora che abbiamo visto come riconoscerla e dove trovarla, parliamo più nello specifico dei suoi
principi attivi e delle molteplici proprietà tipici di questa pianta selvatica.
Le More e tutta la pianta sono un concentrato di antiossidanti, hanno un alto contenuto di agenti
antiossidanti, fra cui antocianine, catechine, tannini, quercetina, acido gallico che contrastano
l’azione dei radicali liberi.


I tannini hanno azione antinfiammatoria e vasocostrittrice, cioè restringono i vasi sanguigni
accelerando la guarigione di eventuali ferite.
Ricche di Vitamina C, anch’essa un potente antiossidante, svolgono funzioni importanti in processi
fisiologici, fra cui la risposta immunitaria.
Contengono vitamina A, coinvolta nei processi della visione, vitamina E che protegge la pelle e
vitamina K, importante per la salute delle ossa e della coagulazione sanguigna.
Anche le vitamine del gruppo B sono ben rappresentate, fra cui l’acido folico (il loro consumo è
consigliato in gravidanza).
Ricca di fibre, sia solubili che insolubili. Fra le fibre solubili troviamo la pectina, che aiuta a ridurre
i livelli di colesterolo nel sangue e coadiuva i processi digestivi, oltre che favorire l’assorbimento
del glucosio e migliorare quindi i livelli di glicemia. Le fibre insolubili facilitano invece il transito
intestinale e danno un senso di sazietà.


Non mancano i Sali minerali con un alto contenuto di rame, minerale importante per il metabolismo
delle ossa e dei globuli rossi e bianchi. Anche magnesio, calcio, ferro, zinco e manganese sono
presenti.
Non dimenticando le proprietà diuretiche, grazie al buon contenuto di potassio e di acqua (88%),
conferiscono proprietà idratanti e depurative.

Come abbiamo visto in precedenza possiamo utilizzare praticamente tutte le parti della pianta:
radici, foglie, frutti e germogli.

Vediamo come utilizzarli al meglio:

I frutti oltre ad essere consumati freschi possono essere utilizzati per fare marmellate, macedonie,
guarnizione per dolci o yogurt, gelati ma anche per la preparazioni di succhi, sciroppi, vini
aromatizzati, grappe e acquaviti.
Con i germogli possiamo fare risotti, frittate, bevanda ai germogli ma anche un decotto di rovo
aggiungendo anche le foglie. Grazie, infine, alle proprietà astringenti può essere utilizzato per fare
gargarismi per curare faringiti e mal di gola. Insomma, chi ne ha più ne metta.

Il rovo selvatico: IMPIEGHI SURVIVAL E BUSHCRAFT

Utilissima in natura così come in fitalimurgia, infatti dai suoi rami, possiamo estrarre della fibra
vegetale, che dopo essere stata adeguatamente lavorata ci permette di ottenere un ottimo cordame
resistente.
Il periodo ottimale per la raccolta è la primavera e l’inizio dell’estate quando i rami sono verdi e
ancora non molto legnosi.
Recidiamo il fusto il più possibile vicino alla base in modo da ricavare un pezzo più lungo possibile,
puliamo il ramo togliendo tutte le spine e le foglie.
Un consiglio che posso darvi è di iniziare dall’apice raschiando verso il basso, verranno via più
facilmente poiché è la direzione opposta, sia delle spine che delle foglie, e mi raccomando, per fare
questa operazione utilizzate dei guanti ben spessi e soprattutto il dorso del coltello e non il filo.
Una volta tolto il tutto iniziamo a lavorare togliendo molto delicatamente la parte esterna della fibra
per poi arrivare al cuore del fusto.


Per fare questa operazione ci servirà un ciocco di legno che utilizzeremo per picchiettare su tutta la
lunghezza in maniera che le fibre si dividano tra loro. Successivamente a questa operazione la parte
legnosa verrà via quasi naturalmente lasciando la fibra, che poi effettivamente lavoreremo, per
ottenere il cordame.
A questo punto prendiamo le fibre ricavate, cerchiamo il centro, facciamo un’asola e iniziamo ad
intrecciarle per qualche giro in senso orario e poi cambiamo girando in senso antiorario per tutta la
lunghezza.
In questo modo ricaviamo un cordino molto resistente, tra i più resistenti che possiamo produrre in
ambienti outdoor.

Il Rovo Selvatico : CURIOSITA’


Le More vengono utilizzate per la preparazione di tinture naturali per tessuti.
Raccogliendo il frutto ad inizio autunno, possiamo realizzare colori che vanno dal lavanda chiaro al
blu grigio, mentre con le foglie possiamo creare tonalità dal giallo-verde al petrolio carico e grigio
scuro.
Molto utilizzata anche per fare coloranti alimentari naturali. Venivano utilizzate anche in alcuni riti
pagani per il culto di alcune divinità.
Poi ci sono gli usi magici.


Un cespuglio di rovi che forma un arco naturale è un grande rimedio curativo.
In una giornata di sole scuotetelo avanti e indietro per tre volte, cercando di tenere il più possibile
la direzione est-ovest, scompariranno i foruncoli e i punti neri, reumatismi e tossi convulse.
Le foglie e le more sono adoperate nei riti di ricchezza, i cespugli di more sono protettivi.
La pianta era adoperata per curare le scottature, vediamo come!
Si immergevano nove foglie di rovo in acqua di sorgente e si applicavano poi con delicatezza sulle
bruciature ripetendo per ventisette volte (tre per ogni foglia) le seguenti parole magiche: “Tre donne
vennero dall’Est./Una col fuoco e due col ghiaccio./Via il fuoco, che rimanga il ghiaccio”.
Era una invocazione a Brigitte, dea celtica della poesia e della salute.

Ed anche questa puntata del Giardino di Kalì è giunta al termine,
Spero davvero vi sia piaciuta.

A presto, Kali.

Mens Healt – andiamo a caccia di Erbe Commestibili e Spontanee

Se pensi che nei nostri boschi e campi in Europa crescono spontaneamente circa 12.000 piante,
di cui almeno 1.500 notoriamente commestibili  e officinali, e che tutto questo non è in vendita
ma disponibile vicino a casa, perché sei ancora qui? Che cosa aspetti? Vai a cercarle!

Sei stufo di fare sempre la spesa online  o al centro commerciale? Ti piacerebbe
arricchire la tua tavola con sapori e aromi che ti sei procurato da solo? Sapresti come
e da dove cominciare per trovare e raccogliere le migliori erbe spontanee commestibili?

A tavola nella natura

ERBE SPONTANEE COMMESTIBILI E OFFICINALI, UN TESORO A PORTATA DI MANO

RUBRICA A CURA DI FABRIZIO NANNINI, ISTRUTTORE DI SURVIVAL ,
MENTAL COACH E AUTORE DI MENTAL SURVIVAL (HOEPLI 2016)

TESTO DI VINCENZO ROBERTO BARONE , ISTRUTTORE ESPERTO F . I . S . S . S .
ISTRUTTORE CAPO SURVIVAL SCHOOL SOS 2012

Oggi la raccolta delle erbe  spontanee e commestibili sta  vivendo una grande rinascita.
Perfino i grandi maestri della gastronomia rispolverano queste antiche conoscenze per le loro appetitose ricette.

Eppure le erbe selvatiche sono state da sempre alla base dell’alimentazione umana e della nostra evoluzione,dove l’ortica, il tarassaco, il cerfoglio, la piantaggine e laborragine sono solo
alcune delle più conosciute.

Per migliaia di anni nella preistoria l’uomo ha raccolto erbe, semi, radici e frutti, arrivando a soddisfare così fino all’ 80% del suo fabbisogno alimentare, completato poi dagli animali cacciati.

Nonostante l’avvento dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa, la raccolta  di queste erbe disponibili in tutte le stagioni dell’anno  ha continuato ad avere una  parte fondamentale nella
nostra dieta. Dopo i freddi mesi invernali, all’inizio della  primavera, quando gli orti
non hanno dato ancora i loro frutti e le provviste sono ormai  alla fine, per fortuna molte di
queste erbe selvatiche sono già disponibili.

Questo tipo di piante spontanee, infatti, contengono molte più vitamine e minerali rispetto alle verdure coltivate: mediamente puoi ricavare  circa il quadruplo di vitamina G, calcio e ferro, senza contare i molti principi attivi utili alla cura di numerosissime malattie, infezioni e ferite che tante di queste piante contengono.

A CACCIA DI ERBE

Raccogliere frutti e erbe selvatiche in ambienti naturali non è solo una attività affascinante e salutare ma ci riconnette profondamente alle nostre più antiche conoscenze.
Ovviamente questo tipo di attività non è esente da pericoli e ci sono regole
da seguire: non mancano, infatti, le specie velenose con effetti anche mortali che è
importante saper riconoscere con sicurezza, per portarsi a casa un raccolto di erbe la cui
identificazione deve essere assolutamente certa.

Ecco le cose principali da sapere:

LE REGOLE DA SAPERE

 

1/ Le piante in fiore sono molto più facili da riconoscere ma in primavera, quando
sono semplici germogli, possono mettere in difficoltà un raccoglitore inesperto.
È buona norma, quindi, osservare una determinata specie nel suo intero arco
di vita, in modo da poterla riconoscere in tutte le situazioni.

 

2/ Non utilizzare mai sacchetti di plastica per raccoglierle: usa invece sacchetti di carta o cesti, per evitare che si deteriorino.

 

3/ Raccogli le erbe solo dove questa attività è consentita e sempre in zone lontane dal traffico, da linee ferroviarie o da campi sottoposti a trattamenti chimici.

4/ Non raccogliere tutto quello che trovi ma solamente quello che sei sicuro di consumare, garantendo così la sopravvivenza della specie.

5/ Segui un buon corso di riconoscimento erbe spontanee commestibili ed officinali o procurati
un manuale tascabile da consultare durante le escursioni. Tutto ciò può darti una buona base da cui partire per diventare un esperto.

LE 10 ERBE CHE DEVI CONOSCERE

IL BIANCOSPINO  DI OTTOBRE
Ottobre è il periodo di raccolta delle bacche di biancospino, che puoi riconoscere per
i fiori bianchi e per le spine aguzze di cui sono pieni i rami.
Quando in settembre il fiore del biancospino si trasforma in frutto, le sue bacche color rosso
possono essere raccolte per realizzare ottime marmellate dal sapore che ricorda decisamente
quello della cioccolata.

Non solo: una volta da queste bacche si ricavava
anche la farina per il pane.

Ricche di flavonoidi e zuccheri naturali, queste bacche sono un alimento ideale per rafforzare le pareti delle vene e combattere il colesterolo.

Se invece hai la pazienza di essiccarle e di utilizzarle in decotto potrai ricavarne un’ottima bevanda rilassante. Buona ricerca e buon raccolto!

 

1/ Borsa del Pastore

Le giovani foglie e anche l’intero fusto tranne la radice possono essere mangiati come “insalata dei campi”. La radice può sostituire lo zenzero. Il suo principio attivo, l’acido bursico, conferisce alla pianta proprietà emostatiche, antiemorragiche e astringenti.
Periodo di raccolta: marzo-aprile

 

2/ Ortica

Le foglie lessate con un filo d’olio ricordano gli spinaci ma contengono il quadruplo di vitamina C e K e sali minerali. Grazie alla presenza di un flavonoide, la quercitina, l’ortica
ha proprietà antistaminiche e antinfiammatorie più potenti di qualsiasi agrume.

Periodo di raccolta: autunno- inverno-primavera

 

3/Tarassaco

Molto simile alla cicoria di campo e altrettanto buono. Grazie alla presenza di tarasserolo, steroli, vitamine, inulina e sali minerali, contenuti in grandi quantità nelle radici, è considerato una delle piante officinali più efficaci per stimolare la funzionalità biliare,
depurare fegato e reni dalle tossine e favorire la digestione.
Periodo di raccolta: primavera

 

4/ Melissa

Ha un gradevole profumo di limone  e in infuso è utilizzata per numerose patologie quali insonnia, mal di testa, nevralgie e ansia grazie alla presenza di oli essenziali. È un  ottimo antivirale e antinfiammatorio.  Tiene lontane le zanzare.

Periodo di raccolta: estate

 

5/ Portulaca

Molto diffusa in Italia, si può

 

6/ Piantaggine

Le foglie tenere si consumano a crudo come l’insalata. È famosa per le sue proprietà cicatrizzanti ed emostatiche grazie alla presenza di mucillagini. Se hai il raffreddore o il mal di gola provala in decotto.
Periodo di raccolta: estate

 

7/ Rosa Canina

Insuperabile nelle confetture, dal sapore davvero particolare. Grazie alla presenza di vitamina C,in quantità cento volte maggiore a qualsiasi agrume, è utilizzata per la cura di tutte le malattie da raffreddamento e respiratorie. È un immuno-modulante naturale.
Periodo di raccolta: dopo la prima gelata invernale

 

8/ Bardana

Le sue foglie tenere vengono lessate e condite. È la pianta per eccellenza nella cura delle malattie della pelle: eczemi, dermatiti, forfora e addirittura è attiva nella
cura della psoriasi grazie alla presenza di vitamine B e inulina.

Nel medioevo veniva utilizzata per depurare il sangue dalla rabbia e
dai morsi di serpenti velenosi. Un tesoro a portata di mano.
Periodo di raccolta: autunno

 

9/ Finocchietto selvatico

È un’ottima pianta da usare in cucina sia per le proprietà benefiche sia per l’aroma che conferisce alle pietanze. Tra le sue principali caratteristiche benefiche ci sono quella diuretica, antispasmodica, antinfiammatoria, depurativa e rinfrescante. In cucina vengono usate tanto le foglie tenere quanto i frutti e i semi.

Periodo di raccolta: estate

 

10/ Cardo Mariano
Gli sformati di gambi di cardo in consumare in insalata a crudo

besciamella hanno fatto la storia. con olio e limone. Ricca di

La presenza di un principio attivo Omega3, da sempre utilizzata

chiamato silibinina è d’aiuto nel e coltivata dagli Antichi Egizi

trattamento delle malattie del dissetanti e depurative.

Può essere utilizzata in impacco per lenire le punture di insetti.

Periodo di raccolta: estate

Tosse e febbre? Ci pensa il cipresso!

Un rimedio naturale contro l’influenza di stagione

Si sa, più ci si avvicina al Natale e più si incombe nel pericolo di cadere vittime di tosse, faringite, tracheite e febbre.

Merito anche del tempo che sicuramente in questo ultimo periodo ci ha abituati a sbalzi di temperatura buschi ed intemperie che non fanno altro che minare la nostra salute.

Cosa fare? Se le farmacie sono prese d’assalto fate un salto presso l’erboristeria più vicina a casa vostra dove potrete trovare un buonissimo rimedio contro i sintomi di influenza e tosse.

Il cipresso viene infatti considerato ottimo rimedio naturale balsamico, attraverso un decotto molto semplice da preparare seguendo un metodo del tutto tradizionale.

Occorrono 200 ml di acqua fredda in cui verranno versati 1 cucchiaio di raso di cipresso, foglie e rami e portare ad ebollizione. Richiede giusto 2 minuti dopodiché lasciare altri 5 minuti in infusione per poi filtrare e prima di berlo aggiungere 1 cucchiaio di miele almeno 2/3 volte al giorno.

Visualizza altro http://benessere.atuttonet.it/consigli/tosse-e-febbre-ci-pensa-il-cipresso.php#ixzz2LFSYN6Po

Erbacce commestibili: 10 erbe spontanee da raccogliere e mangiare

 

In primavera e con l’estate dietro l’angolo, le belle giornate, il sole e le passeggiate si portano dietro la voglia irrefrenabile di raccogliere le profumatissime erbe ed i fiori che con i loro sfavillanti colori ricoprono prati verdi in campagne e vallate. Anche per quelli di noi un po’ meno esperti nel riconoscimento botanico è comunque una meravigliosa opportunità, basta organizzarsi con una delle tante guide tascabili, un paio di forbici ed un sacchettino di stoffa o meglio ancora un cestino per regalarsi gioia e soddisfazione che certo un po’ di insicurezza non può di sicuro impedirci di provare visto che per quella il rimedio è lì sotto i nostri occhi: delle belle immagini e delle dettagliate descrizioni!

 

 La raccolta di erbe spontanee commestibili poi ci permette di riappropiarci del valore della natura ricordandoci che le coltivazioni sono arrivate soltanto dopo e che una volta, tanto tempo fa i nostri avi raccoglievano quel che il territorio nel quale vivevano dava loro senza necessità di coltivare acri e acri monocoltura, evitando così di intaccare la biodiversità tanto importante per ogni specie su questo pianeta.

 

Proprio per questa ragione se tra le piante che descriverò si andrà ad intaccare l’esistenza della pianta stessa fornirò con piacere anche pillole di consigli su come non intaccarne invece la sua esistenza come specie sul territorio.

 

La raccolta di piante edibili spontanee poi ci ricorderà che una volta erano le stagioni che regolavano l’alimentazione e che bisognava essere previdenti e come delle brave formichine organizzarsi per i tempi di minore abbondanza.

 

Noi però pur non avendo la necessità di far scorte per l’inverno possiamo certamente ricavarne ottime erbe spontanee sia da mangiare crude in insalate che scottate leggermente a vapore o magari aggiunte a farinate, frittate o zuppe o al massimo per qualcuna si può sempre decidere di essiccarne foglie, fiori o semi.

 

Infine un suggerimento: se avete dubbi sul riconoscimento di una certa pianta fatele una bella fotografia e magari tagliatene una parte, conservatela e così una volta giunti a casa potrete cercarle con più criterio il nome; inoltre ricordatevi che il riconoscimento botanico non solo non è una cosa che si impara in dieci minuti ma deve essere molto accurato in quanto esistono piante molto simili ma con effetti totalmente opposti (è il caso di molte specie che hanno “sosia” tossiche) ma non preoccupatevi molto spesso capita per piante appartenenti alla stessa famiglia ma in ogni caso vale sempre la regole che se si hanno dubbi meglio non raccoglierle. Un trucchetto poi è imparare a riconoscere una certa pianta aspettando che sia fiorita, questo perché il fiore aiuta parecchio nel riconoscimento ed è per questo che è importante andare per erbe in questo periodo, più che per raccogliere tutto quello che vorremmo per imparare a riconoscerle e quindi poterle raccogliere l’anno prossimo con facilità!

 

Inoltre se posso suggerirvi un metodo che a me ha insegnato molto è quello della creazione di un erbario personale: io il mio primo erbario lo creai con l’aiuto di mia zia all’età di 8 anni e da quel giorno non smisi più. Ora gli erbari sono diventati 2, molto grandi e catalogati per benino ed a breve diventeranno 3. Non è solo un modo magnifico per approcciarsi alla conoscenza ma è anche molto utile quando si cresce perché si comprende che la natura non è fatta solo da quelle 10 varietà tra frutta e verdura che vengono coltivate in tutto il mondo a scopo commerciale ma che là fuori tra prati e campi c’è tutta una varietà di specie ricche e molto più adattate di quello che invece noi immaginiamo.

 

Esistono poi addirittura corsi di riconoscimento di erbe spontanee, perciò se la cosa vi interessa un’altro buon metodo è quello di frequentarne uno.

 

Le più comuni, sicure e facili da riconoscer sono sicuramente, secondo la mia esperienza, le 10 piante che mi accingo a descrivervi ma prima ricordatevi sempre che per non sbagliare dovete sempre fare riferimento al nome latino e non a quello volgare, inoltre iniziate ad imparare a riconoscerne due o tre prima di passare a riconoscere le altre:

 

1) La cicoria vera (Cichorium intybus)

 

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E’ una pianta comunissima in pianura, fiorisce in estate e la raccolta avviene prima della fioritura; di essa si mangiano sia le foglie (crude o cotte) che i giovani germogli in insalata preparando le cosiddette “puntarelle alla romana” ovviamente per chi è vegan o vegetariano sostituendo le povere acciughine con dei deliziosi capperi salati.

 

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Impossibile non ricordare poi che una volta con la radice di cicoria veniva preparato un ottimo sostituto del caffè.

 

2) La bardana (Arctium lappa)

 

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E’ molto comune lungo i fossati ma anche in montagna a quote basse. Fiorisce in estate, si raccoglie e si usa la radice, lo stelo fiorale, i piccioli e le foglie. Una volta raccolta la radice è buona norma spargere tutt’intorno alla zona i semi (staccandoli dalla pianta). La radice è grossa nelle piante di 2-3 anni mentre nelle piante più piccine è bene raccogliere solo le foglie e i piccioli in quanto la radice che troveremmo sarebbe davvero troppo piccina. La radice va cotta a lungo magari a vapore e quindi condita con del semplice olio evo. Lo stelo fiorale (prima della fioritura) va pulito dalle foglie e dalla parte fibrosa esterna e quindi va cotto anch’esso. Infine i piccioli possono essere cotti e fritti con della semplice pastella di farina di ceci e birra ghiacciata. Il suo sapore ricorda molto il carciofo.

 

3) La carota selvatica (Daucus carota )

 

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E’ molto comune soprattutto in luoghi pietrosi ed spesso presente in grandi distese; fiorisce in estate. Si mangia sia la radice a fittone che le foglie, sia crude in insalata che aggiunte a zuppe o minestre. E’ bene quindi se si sceglie di raccoglierne le radici lasciare sempre qualche piantina nella zona conservandone così la sua presenza sul territorio.

 

4) Il dente di leone o tarassaco (Taraxacum officinale)

 

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Le sue foglie amare e con alto contenuto di ferro sono commestibili e ottime. Le rosette delle foglie basali si mangiano cotte e condite con un goccio di olio evo.

 

5) L’ ortica (Urtica dioica)

 

ortica

 

Forse la pianta più comune in orti e prati, a ridosso di muri ed in zone molto assolate, fiorisce in estate. Il suo sapore ricorda gli spinaci, ha un alto contenuto di vitamina C, ferro, mucillagini; va consumata cotte in insalata, o aggiunta a zuppe o minestre o anche usata per ripieni di ravioli o in farinate e frittate.

 

6) La piantaggine (di piantaggine-Plantago- ne esistono tantissime specie diverse)

 

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Diffusissima ai bordi dei sentieri, nei prati di montagna e nelle zone incolte; è ottima mangiata cotta in associazione ad altre erbe o usando le sue foglie più giovani crude raccogliendo le rosette più tenere da fare in insalata oppure in farinate o frittate. Essendo una perenne è possibile raccoglierla tutto l’anno e data la sua diffusione non c’è timore di raccoglierne in quantità tale da comprometterne la sopravvivenza.

 

7) La borragine (Borago officinalis)

 

borragine

 

E’ una specie annuale che vive lungo i margini delle strade di campagna e dei campi non coltivati. Si usa tutta la pianta: le foglie più tenere si raccolgono prima della fioritura e si mangiano lessate e condite, oppure crude in insalata o ancora usate in risotti, ravioli, farinate o frittate oppure le più grandi intere impanate e fritte. I fiori di borragine si raccolgono insieme ai nuovi germogli e vengono impiegati crudi per insalate miste o per decorare i piatti.

 

Può essere essiccata per l’inverno.

 

8) La malva (Malva sylvestris)

 

malva

 

La malva selvatica è molto comune, utilizzata soprattutto per le vie respiratorie e le mucose, fiorisce in primavera ed autunno; si mangiano le foglie cotte aggiunte insieme ad altre erbe in zuppe oppure i fiori e le foglie giovani crude in insalata.

 

9) Il finocchio selvatico (Foeniculum sylvestre )

 

finocchio_selvatico

 

Fiorisce in luglio e agosto, si consuma sia crudo in insalata che cotto in stufati e come verdura di accompagnamento a secondi piatti. I germogli teneri si usano nelle minestre oppure si mangiano crudi in pinzimonio. Inoltre è possibile raccogliere i semi in tarda estate per farne liquori o tisane.

 

10) La margherita pratolina (Bellis perennis )

 

margherita_pratolina

 

Le margheritine sono comunissime, si utilizzano le foglie più tenere, raccolte prima della fioritura, nelle insalate o nei minestroni, unite alle altre verdure. I fiori di margheritina stimolano la diuresi ed hanno un’ azione disintossicante: per potenziarne le proprietà depurative, l’ideale è miscelarli ad altre piante spontanee come tarassaco, ortica e cicoria.

E’ periodo di raccolta !!! Tarassaco: Proprietà e Benefici

Il tarassaco è una pianta erbacea perenne diffusa un po’ ovunque e cresce fino ai 1.800 metri di altezza; il suo nome scientifico è Taraxacum officinale, ed è conosciuto anche col nome di dente di cane o dente di leone.

 

Il tarassaco cresce prevalentemente nei prati e si riconosce facilmente dai suoi fiori giallo intenso che lasciano presto il posto a globi soffici e piumosi chiamati soffioni. Il periodo migliore per la raccolta del tarassaco è a febbraio, oppure a settembre, prima che la pianta fiorisca, nel pieno della sua tenerezza e delle sue proprietà salutari.

Uno dei modi più consueti per consumare il tarassaco è in insalata con dell’ottimo olio extravergine di oliva, sale e aglio crudo tritato finemente.
Il tarassaco è ricco di inulina, contiene olio essenziale, tannino, flavonoidi, vitamina A e C, sali minerali, acido caffeico e cumarico, oltre a una mucillagine altamente idrofila.

Proprietà curative e benefici del Tarassaco

Il tarassaco presenta varie proprietà farmacologiche, grazie soprattutto alle sostanze amare che caratterizzano anche il suo gusto: tarassicina e inulina. Molto note le sue proprietà diuretiche tanto da essere chiamato con nome piscialetto nella tradizione contadina.

Oltre alle sue proprietà diuretiche il tarassaco è in grado di favorire l’aumento di bile e il suo passaggio dal fegato all’intestino, ma non solo, ha anche proprietà antinfiammatorie, purificanti, e disintossicanti nei confronti del fegato. Gli effetti diuretici e l’abbondanza di potassio possono contribuire a regolare la pressione arteriosa e la quantità di fluidi corporei.

Recente è la scoperta riguardante i calcoli biliari; il tarassaco è in grado di influire, non sul calcolo già esistente, ma bensì sulla predisposizione che l’organismo ha alla formazione di calcoli.
Decotto di Tarassaco
Il decotto viene consigliato per dare maggiore incisività agli effetti diuretici del tarassaco.

Metodo di preparazione: Prendere 15 grammi di radici essiccate e farle bollire per circa cinque minuti in 200 ml. di acqua, lasciare riposare il tutto per altri cinque minuti, filtrare e bere.
Consiglio
Se decidete di dedicarvi alla raccolta del tarassaco si consiglia vivamente di farlo lontano da strade molto frequentate e centri abitati, questo per evitare la possibilità, per altro neanche molto remote, di mangiare verdura inquinata. Molto spesso i prati nelle campagne dei centri abitati vengono concimati con sostanze altamente dannose all’organismo umano. Fare attenzione.
www.mr-loto.it/tarassaco.html

Tarassaco, curiosità
Alcuni studiosi fanno risalire l’origine della parola tarassaco a due termini greci: taraxis, che significa squilibrio e akas, che significa rimedio; già dal nome possiamo comprendere quali siano le proprietà fondamentali della pianta.
Interessanti i vari nomi con cui il tarassaco è conosciuto: dente di cane, dente di leone, piscialetto, stella gialla, capo di frate, girasole dei prati, cicoria selvatica, soffione, cicoria burda, barba del Signore e radicchiella.
Le proprietà e le virtù di questa formidabile pianta vengono scoperte solo nel XX secolo tanto che la terapia a base di tarassaco viene denominata “tarassacoterapia”

10 erbe e piante spontanee commestibili da raccogliere in inverno

 

 

Alimentarsi grazie al riconoscimento ed alla raccolta delle piante spontanee (fitoalimurgia) è possibile anche nel corso dei mesi invernali. In un passato recente la raccolta di erbe e piante spontanee commestibili da impiegare per la preparazione delle pietanze rappresentava la norma.

 

Si tratta di una buona abitudine che merita di essere riscoperta, dati i benefici legati al consumo di tali piante dal punto di vista della salute.

 

Ecco dieci erbe e piante spontanee che p possibile raccogliere durante l’inverno.

 

1) Mele selvatiche

 

mele selvatiche - fonte foto: downsizer.net

 

Le piccole mele selvatiche rimangono ancorate ai loro rami molto a lungo, anche durante l’inverno. Possono essere raccolte ed utilizzate per la preparazione di composte, torte e dolci. Possono essere inoltre conservate sotto spirito o considerate come uno dei frutti utilizzabili per la preparazione della mostarda veneta. La loro presenza persiste sugli alberi solitamente per tutto il mese di gennaio ed oltre si potrebbe essere ancora in tempo per raccogliere mele selvatiche cadute a terra.

 

2) Borragine

 

borragine - fonte foto: wikipedia.org

 

La borragine (Borrago officinalis) è una pianta spontanea reperibile oltre che in primavera anche in inverno, soprattutto nelle zone dal clima più mite. Gli usi culinari prevedono l’impiego delle sue foglie, da consumare dopo la bollitura, come guarnizione per numerose pietanze ed al fine di insaporire zuppe e minestre. Sia i suoi fiori che le sue foglie possono essere passati in pastella e fritti.

 

3) Asparago selvatico

 

asparago selvatico Fonte foto: wikispaces.org

 

L’asparago selvatico (Asparagus acutifolius) cresce spontaneamente in prati, campi ed ai bordi delle strade, con particolare riferimento alle zone di campagna. Deve essere raccolto prima che il suo gambo diventi legnoso recidendolo alla base ed evitando di strappare le radici. E’ ottimo se utilizzato per la preparazione di risotti. Trattandosi di una pianta perenne, può essere reperita anche durante l’inverno.

 

4) Cerfoglio selvatico

 

cerfoglio selvatico fonte foto: downsizer.net

 

Il cerfoglio selvatico (Anthriscus sylvestris) può ricordare il prezzemolo per via della forma e del colore delle sue foglie. Si tratta però di una pianta commestibile differente, selvatica, utilizzato come rimedio erboristico diuretico e nella cosmesi naturale. Le sue foglie possono essere utilizzate crude per il condimento di funghi ed insalate.

 

5) Rosa canina

 

rosa canina fonte foto: downsizer.net

 

Si tratta di un arbusto che prende solitamente la forma di cespuglio e che risulta interessante per la presenza di bacche (falsi frutti) di colore rosso, ricche di vitamina C, che è possibile raccogliere durante l’autunno e l’inverno. Esse vengono essiccate e sbriciolate per la preparazione di rimedi erboristici, in particolare contro i dolori articolari, oppure utilizzati per la preparazione di tisane, marmellate e liquori.

 

LEGGI anche: Raccogliere e mangiare i frutti della rosa canina

 

6) Tarassaco

 

tarassaco

 

Anche se in pieno inverno può risultare difficile individuare fiori di tarassaco (Taraxacum officinale), è possibile andare alla ricerca delle loro foglie e delle loro radici, che per uso officinale vengono raccolte anche in inverno, nel mese di febbraio. Le radici vengono utilizzate nella preparazione di rimedi erboristici dall’effetto diuretico e depurativo. Le foglie possono essereutilizzate in cucina per la preparazione di frittelle, come ingrediente di zuppe e minestre o come condimento per pasta e riso.

 

7) Ortica

 

ortica

 

Le foglie di ortica possono essere raccolte lungo tutto il corso dell’anno munendosi di guanti per proteggere le mani. Il loro potere irritante scompare dopo la bollitura o l’essiccazione. Le foglie d’ortica possono essere impiegate in cucina per la preparazione di zuppe, minestre e risotti. Possono rappresentare anche uno degli ingredienti da utilizzare nei canederli trentini o nel ripieno di ravioli e tortelli.

 

 

 

8) Stellaria media

 

stellaria media fonte foto: wikipedia.org

 

La stellaria media, conosciuta anche come centocchio comune, è una pianta spontanea dai fiori di colore bianco, diffusa in tutto il mondo e molto comune in Italia. E’ purtroppo spesso considerata una pianta infestante, motivo per cui si tende a non impiegarla in cucina, ma in regioni come la Liguria e la Toscana essa rientra nella preparazione di zuppe e minestre caserecce.

 

9) Macerone

 

macerone Fonte foto: downsizer.net

 

Il macerone è una pianta spontanea nota anche con il nome di cornioli comune, di prezzemolo alessandrino e, scientificamente, di Smyrnium olusatrum. Le sue foglie vengono raccolte in inverno, in particolare nelle regioni che si affacciano sul mare, e vengono consumate in insalata o impiegate nella preparazione di zuppe e minestre.

 

10) Spinacio selvatico

 

spinacio selvatico Fonte foto: wikipedia.org

 

Lo spinacio selvatico (Chenopodium bonus-henricus) rappresenta una specie vegetale perenne le cui foglie possono essere raccolte durante la stagione invernale. Le foglie dello spinacio selvatico possono essere utilizzate fresche e crude nella preparazione delle insalate, oppure possono essere impiegate come ingrediente durante la cottura di zuppe, minestre e risotti, oltre che nella preparazione di frittelle.

 

Marta Albè

 

Fonte: http://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/9726-erbe-selvatiche-piante-commestibili-inverno

Erbe depurative: vite, bardana, carciofo e timo

Sentite il bisogno di disintossicarvi da tutte quelle tossine che circolano nel vostro organismo?
erbe depurative
Volete dire basta ai problemi di ritenzione idrica e sentirvi finalmente depurate? Ebbene grazie ad un vero e proprio poker di erbe potrete farlo in modo del tutto naturale ed ottenere così un corpo più sano e pulito.

Come depurarsi con TIMO e CARCIOFO

Come? Grazie alle erbe officinali come bardana, vita, timo e carciofo potrete ottenere grandi risultati e depurare finalmente il vostro corpo attraverso un metodo non aggressivo e 100% naturale. Queste 4 piante sono infatti ottime depuratrici, tra le più complete, che vanno a stimolare il nostro organismo ad espellere quelle che sono le sostanze tossiche presenti nel nostro corpo.

In particolare vediamo su quali fronti agiscono singolarmente:
– bardana:
stimola il fegato con un’ azione depurativa e diuretica ottimo rimedio contro l’acne;
– vite:
le foglie si rivelano un’ utile astringente per combattere i disturbi della circolazione nel sangue ma anche contro emorroidi, ciclo mestruale abbondante e vene varicose. I suoi decotti inoltre si rivelano ottimi emollienti per combattere tosse e le irritazioni alla gola;
– timo:
va a tonificare l’organismo è un’ ottimo disinfettante per l’apparato respiratorio e l’intestino ed utilissimo rimedio contro l’alito cattivo;
– carciofo:
vengono usate solo alcune parti, va a stimolare la diuresi, ottimo contro il colesterolo e per disintossicare il fegato.

Le straordinarie proprietà curative dell’origano selvatico


Nota bene: le informazioni qui riportate non costituiscono indicazione terapeutica alcuna, ma solo materiale informativo, anche perché ogni persona è un mondo a sè e l’uso di ogni sostanza (per quanto naturale) va soppesato attentamente, possibilmente concertato con il proprio medico di base o altro medico di fiducia. Giusto per fare un esempio, il dottor Perugini Billi afferma che l’olio essenziale di timo non va somministrato alle donne incinte; anche le sostanze naturali hanno dei principi attivi da utilizzare con saggezza.

 

L’olio di origano selvatico pare essere una sorta di rimedio miracoloso messoci a disposizione dalla natura: antibiotico, antimicotico, anti-Candida, anti-ossidante, digestivo, stimolante del sistema immunitario, rimedio per piccole ustioni, tagli e graffi, mal di denti.

 

 

Potete leggere in dettaglio le sue virtù sull’articolo:

 

 

Per altro le virtù del’origano sono state verificate dalla moderna scienza sperimentale, come ci mostra il dottor Perugini Billi (già menzionato più volte nei miei precedenti articoli) nell’articolo http://www.dottorperuginibilli.it/aromaterapia/475-virtu-dellolio-essenziale-di-origano all’interno del quale compare un elenco di afflizioni per le quali tali rimedio potrebbe essere utile:

 

• allergie
• micosi mucose e cutanee
• cistite
• stress, stanchezza
• artriti, artrosi, reumatismi muscolari
• infezioni batteriche e parassitarie
• punture di insetto
• forfora, dermatite da pannolino, crosta lattea, dermatiti
• diarrea, meteorismo
• disturbi digestivi
• deficit del sistema immunitario
• emicrania
• affezioni respiratorie
• sinusite
• faringite

 

Non ho ancora ben capito quanto siano differenti le proprietà curative dell’origano selvatico da quelle delle altre specie e sottospecie di origano. Da quello che ho letto i principi attivi essenziali sono il carvacrolo e il timolo (che condivide per altro con il timo, altro noto “antibiotico naturale”, vedi http://www.dottorperuginibilli.it/aromaterapia/142)

 

 

Sul sito http://www.herbalremedies.com/oregano-information.html viene precisato che l’origano selvatico che detiene le più alte proprietà medicamentose corrisponde all’Origanum vulgaris hirtum una volta denominato Origanum heracleoticum, e detto altresì origano greco. Sul sito http://www.mountainvalleygrowers.com/orivulgarehirtum.htm leggo poi che tale specie di origano ha fiori bianchi a differenza dell’Origanum vulgaris che presenta dei fiori rosa.

 

Altre informazioni sull’origano potete trovarle ai link:

 

 

 

 

 

Mi sono messo a cercare informazioni sull’olio di origano selvatico dopo aver eletto la testimonianza di una famiglia in cui tutti i membri (e persino gli animali) sono malati di morbo di morgellons (fonte http://loveforlife.com.au/content/08/09/22/letter-morgellons-family-5th-december-2007).

 

Secondo la loro testimonianza tutto è partito dal padre che lavorava in una fabbrica che produceva microbi manipolati per mezzo di nano-tecnologia, dove si lavorava senza precauzione alcuna (ovviamente questo può essere una parte del problema perchè di mezzo ci sono anche i metalli pesanti e i nanopolimeri rilasciati con le scie chimiche). In un commento si suggeriva di diluire due o tre gocce di olio di origano selvatico in olio di oliva per spalmarlo sulle caratteristiche “ferite” dei malati di morgellons.

 

 

Viste le proprietà sopra elencate tale olio forse potrebbe essere utile ai malati di morgellons anche per altre finalità.

L’UOMO CHE HA PIANTATO UN’INTERA FORESTA IN 30 ANNI: HA CREATO UN ECOSISTEMA

NEW DELHI – Più di mille alberi di bambù piantati in trent’anni hanno creato un nuovo ecosistema. Tutto grazie all’opera di un uomo, Jadav “Molai” Payeng, 47enne originario di Assam, regione dell’India settentrionale. Jadav ha sfruttato e portato alla rinascita una terra arida e dimenticata. La sua è una vera e propria foresta, luogo ideale per la crescita di piante e animali in via di estinzione. Conosciuta in tutto il mondo come “Mulai Kathoni”, ospita centinaia di cervidi, conigli, scimmie e tantissime varietà di uccelli. La superficie che è riuscito a rimboschire è di 550 ettari e conta anche una piccola comunità di tigri del Bengala.

LA STORIA La storia di Payeng è cominciata nel 1979, quando l’indiano aveva poco più di 16 anni. Violente inondazioni avevano trasformato la spiaggia di Brahmaputra in un luogo deserto e senza vita. Su questa striscia di sabbia, dopo che le acque si erano ritirate, il giovane pensò che i serpenti che aveva ritrovato erano morti a causa della calura, non avendo nessun albero sotto cui ripararsi. Quel tremendo spettacolo fu per lui la svolta della vita. Dopo aver contattato il Dipartimento delle foreste del governo indiano e dopo aver ricevuto da questi un no convinto alla richiesta di aiutarlo a piantare alberi in questa zona, Payeng ha deciso di fare da solo. Ha cominciato a coltivare bambù, trasformando la lingua di sabbia arida in un rigoglioso boschetto che col tempo si è andato espandendo sempre di più. Il tutto però a un prezzo. Payeng vive in un completo isolamento e non parla con nessun essere umano. A fargli compagnia solo le sue piante.

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