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.:SURVIVAL & BUSHCRAFT:.>S.B.T. – CIBO, ALBERI E PIANTE

Le straordinarie proprietà curative dell’origano selvatico


Nota bene: le informazioni qui riportate non costituiscono indicazione terapeutica alcuna, ma solo materiale informativo, anche perché ogni persona è un mondo a sè e l’uso di ogni sostanza (per quanto naturale) va soppesato attentamente, possibilmente concertato con il proprio medico di base o altro medico di fiducia. Giusto per fare un esempio, il dottor Perugini Billi afferma che l’olio essenziale di timo non va somministrato alle donne incinte; anche le sostanze naturali hanno dei principi attivi da utilizzare con saggezza.

 

L’olio di origano selvatico pare essere una sorta di rimedio miracoloso messoci a disposizione dalla natura: antibiotico, antimicotico, anti-Candida, anti-ossidante, digestivo, stimolante del sistema immunitario, rimedio per piccole ustioni, tagli e graffi, mal di denti.

 

 

Potete leggere in dettaglio le sue virtù sull’articolo:

 

 

Per altro le virtù del’origano sono state verificate dalla moderna scienza sperimentale, come ci mostra il dottor Perugini Billi (già menzionato più volte nei miei precedenti articoli) nell’articolo http://www.dottorperuginibilli.it/aromaterapia/475-virtu-dellolio-essenziale-di-origano all’interno del quale compare un elenco di afflizioni per le quali tali rimedio potrebbe essere utile:

 

• allergie
• micosi mucose e cutanee
• cistite
• stress, stanchezza
• artriti, artrosi, reumatismi muscolari
• infezioni batteriche e parassitarie
• punture di insetto
• forfora, dermatite da pannolino, crosta lattea, dermatiti
• diarrea, meteorismo
• disturbi digestivi
• deficit del sistema immunitario
• emicrania
• affezioni respiratorie
• sinusite
• faringite

 

Non ho ancora ben capito quanto siano differenti le proprietà curative dell’origano selvatico da quelle delle altre specie e sottospecie di origano. Da quello che ho letto i principi attivi essenziali sono il carvacrolo e il timolo (che condivide per altro con il timo, altro noto “antibiotico naturale”, vedi http://www.dottorperuginibilli.it/aromaterapia/142)

 

 

Sul sito http://www.herbalremedies.com/oregano-information.html viene precisato che l’origano selvatico che detiene le più alte proprietà medicamentose corrisponde all’Origanum vulgaris hirtum una volta denominato Origanum heracleoticum, e detto altresì origano greco. Sul sito http://www.mountainvalleygrowers.com/orivulgarehirtum.htm leggo poi che tale specie di origano ha fiori bianchi a differenza dell’Origanum vulgaris che presenta dei fiori rosa.

 

Altre informazioni sull’origano potete trovarle ai link:

 

 

 

 

 

Mi sono messo a cercare informazioni sull’olio di origano selvatico dopo aver eletto la testimonianza di una famiglia in cui tutti i membri (e persino gli animali) sono malati di morbo di morgellons (fonte http://loveforlife.com.au/content/08/09/22/letter-morgellons-family-5th-december-2007).

 

Secondo la loro testimonianza tutto è partito dal padre che lavorava in una fabbrica che produceva microbi manipolati per mezzo di nano-tecnologia, dove si lavorava senza precauzione alcuna (ovviamente questo può essere una parte del problema perchè di mezzo ci sono anche i metalli pesanti e i nanopolimeri rilasciati con le scie chimiche). In un commento si suggeriva di diluire due o tre gocce di olio di origano selvatico in olio di oliva per spalmarlo sulle caratteristiche “ferite” dei malati di morgellons.

 

 

Viste le proprietà sopra elencate tale olio forse potrebbe essere utile ai malati di morgellons anche per altre finalità.

L’UOMO CHE HA PIANTATO UN’INTERA FORESTA IN 30 ANNI: HA CREATO UN ECOSISTEMA

NEW DELHI – Più di mille alberi di bambù piantati in trent’anni hanno creato un nuovo ecosistema. Tutto grazie all’opera di un uomo, Jadav “Molai” Payeng, 47enne originario di Assam, regione dell’India settentrionale. Jadav ha sfruttato e portato alla rinascita una terra arida e dimenticata. La sua è una vera e propria foresta, luogo ideale per la crescita di piante e animali in via di estinzione. Conosciuta in tutto il mondo come “Mulai Kathoni”, ospita centinaia di cervidi, conigli, scimmie e tantissime varietà di uccelli. La superficie che è riuscito a rimboschire è di 550 ettari e conta anche una piccola comunità di tigri del Bengala.

LA STORIA La storia di Payeng è cominciata nel 1979, quando l’indiano aveva poco più di 16 anni. Violente inondazioni avevano trasformato la spiaggia di Brahmaputra in un luogo deserto e senza vita. Su questa striscia di sabbia, dopo che le acque si erano ritirate, il giovane pensò che i serpenti che aveva ritrovato erano morti a causa della calura, non avendo nessun albero sotto cui ripararsi. Quel tremendo spettacolo fu per lui la svolta della vita. Dopo aver contattato il Dipartimento delle foreste del governo indiano e dopo aver ricevuto da questi un no convinto alla richiesta di aiutarlo a piantare alberi in questa zona, Payeng ha deciso di fare da solo. Ha cominciato a coltivare bambù, trasformando la lingua di sabbia arida in un rigoglioso boschetto che col tempo si è andato espandendo sempre di più. Il tutto però a un prezzo. Payeng vive in un completo isolamento e non parla con nessun essere umano. A fargli compagnia solo le sue piante.

PIANTE OFFICINALI: IL PUNGITOPO

Pungitopo
Nome scientifico: Ruscus aculeatus
Tipologia: Albero sempreverde
Potere calorifico: n/a

 

Descrizione: come riconoscere la pianta

 

Il pungitopo, tipica pianta natalizia, è diffuso nelle regioni mediterranee, soprattutto nei boschi di leccio. Si presenta come un arbusto che può raggiungere i 90 cm di altezza e dai rami dotati di piccole false foglie (rametti di appena 2-3 cm) da cui tra settembre e aprile nascono uno o due piccoli fiori bianchi. I rametti che sostituiscono la funzione delle foglie sono ovali, appiattiti, rigidi e piuttosto pungenti (caratteristica da cui deriva il loro nome). In primavera maturano i frutti: grosse bacche rosse.

Cosa può fare e come utilizzarla

 

È frequentemente utilizzato come pianta ornamentale in particolare in occasione delle festività natalizie, ma ci si può servire dei suoi frutti anche a scopo diuretico o per rinforzare le pareti dei capillari. Inoltre i suoi germogli sono molto ricercati per insalate o minestre.

 

Più da vicino…

 

Pungitopo - Dettaglio

SOPRAVVIVENZA: Aghi di pino, un concentrato di vitamina C

Infuso preparato con aghi di pino per avere vitamina C in abbondanza

Oltre alle arance ci sono altri metodi per fare un pieno di vitamina C e l’ idea che oggi vi proponiamo di provare sicuramente desterà non poca curiosità e forse anche un pizzico di indifferenza ma fidatevi funziona davvero!

Oltre a far il pieno di frutta per assumere tanta vitamina C gli esperti consigliano vivamente di preparare una bevanda, un per l’ esattezza, utilizzando come ingrediente principale gli aghi di pino.

Ebbene si, ho detto proprio aghi di pino e la conferma dell’ alto contenuto di vitamina C arriva dai risultati di una ricerca effettuata da studiosi americani e canadesi insieme anche ad alto contenuto di minerali.

Per preparare l’ infuso con gli aghi di pino è davvero molto molto semplice, basta infatti seguire i classici procedimenti che si utilizzano per preparare quelli con le altre erbe, infatti è sufficiente immergere gli aghi di pino all’ interno di un pentolino con all’ interno acqua bollente.

 

In ebollizione gli aghi devono restare per alcuni minuti e lasciato riposare per altrettanti minuti permettendo così alla bevanda di freddare per poi berla.

Se proprio non volete azzardare una bevanda preparata con gli aghi di pino presenti in strada potete procurarvi il necessario recandovi presso una qualsiasi erboristeria oppure negozi specializzati nella vendita di prodotti biologici.

Potrete infatti in questi shop trovare gli aghi di pino imbustati e soprattutto pronti ed aromatizzati, così sarà sicuramente più gradevole bere una bevanda profumata ricordando molto quelle che abitualmente consumate di tè al profumo di cannella oppure frutta, l’ esperienza sarà sicuramente più piacevole.


Visualizza altro http://benessere.atuttonet.it/cura-del-corpo/aghi-di-pino-un-concentrato-di-vitamina-c.php#ixzz2J5Bez5iy

Le erbe efficaci per combattere la stitichezza

La stitichezza detta anche stipsi, è un problema molto diffuso, tant’è vero che ne è colpito circa un terzo della popolazione, in maggioranza donne.

 La stitichezza, tuttavia, è un problema che può insorgere anche nei bambini in tenera età, nei ragazzi e in adulti e persone di età avanzata. La stitichezza indica un ritardo, più o meno consistente, dell’evacuazione del bolo fecale, rispetto al ritmo con cui essa si dovrebbe verificare normalmente (una evacuazione, o anche due, nelle 24 ore). Questo ritardo ha conseguenze sull’organismo, provocando sovrappeso, intossicazione, nonchè emicranie ed altri tipi di disturbi della sfera psichica. Un problema diretto legato alla stipsi sono le emorroidi.

 

La prima causa dell’insorgenza di questo problema è legata alla scarsa assunzione di acqua. Ecco perchè, se si soffre di stitichezza, oltre a curare l’alimentazione, bisogna dare un’importanza maggiore all’ingerimento di liquidi nel nostro organismo. E quindi tornano utili le tisane per combattere la stitichezza.

 

Ne esistono diverse in commercio, già preparate o da preordinare in erboristeria, come questa efficacissima tisana blu, di cui vi diamo la ricetta, e che viene chiamata così in quanto si utilizza come erba base la malva di varietà blu, ottima come disinfiammante,depurativo e lassativo.

Tisana per combattere la stitichezza

 


 

40 gr di fiori di malva (varietà iran blu)
30 gr di fiori di fiordaliso
15 gr di sommità di camomilla officinale
15 gr di radice di frangula

 

Preparazione

 

Prendere la quantità di un cucchiaino del composto, e versarlo in un litro d’acqua bollente. Lasciare bollire per 3 minuti e poi spegnere il fuoco, lasciando in infusione per 15 minuti circa. Filtrare e bere la tisana durante l’intero arco della giornata, soprattutto lontano dai pasti.

 

N.B. Se non dovesse piacere il sapore, è consigliabile utilizzare un dolcificante, l’ideale il miele d’acacia.

 

PIANTE OFFICINALI: LA BETULLA

Riconoscere le piante e farne, in caso di necessità, il giusto uso

Betulla
Nome scientifico: Betula
Tipologia: Albero a foglie caduche
Potere calorifico: 84

 

Descrizione: come riconoscere la pianta

 

L’albero di betulla ha la tipica forma di campana ricadente, il cui tronco eretto si può estendere in altezza fino a 25-30 m. La corteccia bianca, sottile e liscia si squama facilmente in strisce. Le foglie sono semplici, alternate e dentellate, triangolari, allargate verso la base. La betulla si trova più frequentemente in terreni freschi, freddi ma ben illuminati.

Cosa può fare e come utilizzarla

 

Il legno di betulla è elastico e tenero. Esso viene spesso usato per lavori al tornio, per produrre oggetti casalinghi e

giocattoli. La tisana che si può ricavare dalle sue foglie è molto efficace contro la gotta. Dalla sua linfa si ricava invece uno sciroppo zuccheroso, alla base di alcolici o aceto prodotti nei paesi nordici. L’olio della corteccia è utilizzato nell’industria delle pelli per la conciatura del cuoio. Persino il suo carbone può essere utilizzato: vi si può infatti ricavare il colore nero fumo per gli inchiostri di stampa. Come combustibile è ottimo, brucia rapidamente con fiamma chiara e viva.

Più da vicino…

Betulla - Dettaglio

Piante antizanzare

Piante scaccia zanzare: basilico, lavanda, geranio, menta, catambra

Le zanzare sono l’incubo di molte persone.

Per ovviare al problema, oltre ai zampironi ed alle lozioni per la pelle è utile munirsi di piante scacciazanzare.

Ma quali sono le piante che tengono alla larga le zanzare?

Basilico

Il basilico ha un profumo che le zanzare odiano, per cui, di certo restano alla larga!

Geranio pelargonium

Oltre ad essere una splendida pianta decorativa, e’ l’ideale per scacciare via le zanzare,  perchè i suoi fiori emanano un odore che questi insetti proprio non sopportano!

Lavanda

Anche il profumo di lavanda non è assolutamente gradito alle zanzare.

Menta

Oltre ad essere ottima in cucina e per la cura della pelle, è l’ideale per allontanare gli insopportabili insetti, che non gradiscono per niente il suo forte odore.

Catambra

E’ conosciuta come pianta antizanzara per eccellenza.

Attenzione però ad acquistarla da un vivaio di fiducia, in quanto la varietà è importante per la quantità di Catalpolo (sostanza efficace per tenere lontane le zanzare) che può contenere la pianta.

Visualizza altro http://benessere.atuttonet.it/erbe-e-piante/piante-antizanzare.php#ixzz2JYJ3V4qi

ALBERI E PIANTE OFFICINALI: IL PINO MARITTIMO

Pino marittimo
Nome scientifico: Pinus pinaster Aiton
Tipologia: Albero sempreverde
Potere calorifico: n/a

 

Descrizione: come riconoscere la pianta

 

Il pino marittimo è una pianta originaria delle coste che danno sul mar Mediterraneo e sull’oceano Atlantico. Può raggiungere anche i 35 metri di altezza, estendendo la sua chioma, inizialmente conica e regolare, a forma di cupola man mano che si sale. Il tronco, dritto nella sua parte inferiore, tende a crescere in direazione obliqua. Esso è inoltre caratterizzato da una corteccia grigia e finemente rugosa che diviene col passare degli anni ricca di profonde scanalature e placche. Il pino marittimo è un sempreverde dalle foglie aghiformi di colore verde chiaro, rigide e appuntite. Le strutture riproduttive sono le tipiche pigne coniche e affusolate ci circa 20 cm, mature dopo due anni, possono restare sul ramo per alcuni anni.

Cosa può fare e come utilizzarla

Uno dei maggiori campi d’impiego del pino marittimo è il consolidamento di litorali sabbiosi. Un tempo ers sfruttata anche per la produzione di resina che sgorga dalle incisioni praticate sul tronco.

 

Più da vicino…

Pino marittimo - Dettaglio

Rhipsalis la cactacea: LA PIANTA ANTISTRESS

 

Da diversi anni è noto che il colore verde delle piante ha un effetto rilassante e che molte specie purificano l’aria dagli agenti inquinanti, ma ora c’è una  novità.

 

Pochi giorni fa mentre mi trovavo dal parrucchiere in attesa del mio turno, sfogliando una rivista, ho trovato un articolo su una pianta, di cui nemmeno conoscevo l’esistenza, che mi ha colpito per le sue proprietà molto interessanti.

 

L’articolo riportava la notizia che un recente studio condotto dall’Università del Surrey, in Inghilterra, ha dimostrato che una pianta della famiglia delle cactacee, chiamata rhipsalis, ha forti proprietà antistress!
 

 

 

 

Pare che questa sempreverde, che alle nostre latitudini si coltiva in appartamento, oltre al già conosciuto effetto calmante, possegga proprietà che combattono lo stress al punto che averne alcuni esemplari in casa, o sulle scrivanie degli uffici, abbassa notevolmente il livello di stress rispetto ai luoghi in cui non è presente.
La rhipsalis, oltre a queste particolari doti, con i suoi lunghi viticci a crescita veloce è una pianta molto decorativa.
In natura cresce nelle foreste pluviali del Centro e Sud America, in Africa e in alcune isole dell’Oceano Indiano, sui tronchi dei grossi alberi in penombra, facendo penzolare i suoi lunghi steli verdi fino al terreno.Ne esistono moltissime specie, con una grande varietà di colori e forme, ma la differenza di aspetto tra le specie può essere molta.
Possono essere a sviluppo verticale, oppure ricadente, con fusti più o meno succulenti e più o meno sottili; la maggior parte sono prive di spine, ma spesso sono coperte da piccoli peli.
I piccoli fiori che nella maggior parte delle specie sbocciano verso la parte finale degli steli, possono essere di colore bianco o giallo, o rosa, raramente rossi.
I frutti che succedono ai fiori ricordano per la forma i frutti di bosco.
 
 
Essendo una pianta di facile coltivazione non ha bisogno di molte cure, ma la luce non le deve mai mancare, anche se teme i raggi diretti del sole, soprattutto nei mesi più caldi dell’anno, quando è opportuno ombreggiarla.
In casa va posizionata possibilmente esposta a nord e vicino ad una finestra.
Teme molto il freddo, quindi la temperatura ideale é tra i 18° e i 21°, con un margine di 5° in più o in meno; in inverno è consigliabile mantenerla ad una temperatura non inferiore ai 13°.
 

 

La rhipsalis ha una chioma rigogliosa che cresce molto rapidamente formando una vera e propria cascata verde, oppure mantenendo un aspetto compatto si possono ottenere composizioni di più specie come quella nell’immagine sopra.
Per contenerne l’esuberanza, può essere potata senza correre troppi rischi, ma tagliando per gradi, dal basso verso l’alto, evitando i periodi dell’anno di maggiore crescita.
 
 
Le annaffiature devono essere regolari per tutta la stagione vegetativa, da aprile a settembre, fornita ogni volta che il terreno è asciutto; se l’estate è paricolarmente calda è meglio vaporizzare la pianta con acqua distillata.
In autunno e in inverno è opportuno garantire un periodo di riposo, diminuendo l’apporto di acqua.Il terreno di coltivazione deve essere ben drenante e non particolarmente ricco.
Nel caso di rinvaso aggiungere ghiaia o pietra pomice sul fondo perevitare ristagni idrici, che possono causare marciume radicale.
L’eccessiva umidità può causare attacchi da parte di acari e cocciniglia.
La concimazione deve essere somministrata miscelando del concime liquido per cactacee nell’acqua delle annaffiature ogni 15-20 giorni dall’inizio della primavera alla fine dell’estate.

 

La rhipsalis può essere moltiplicata per talea, da praticare in estate, prelevando piccole parti di fusto da far radicare in un miscuglio di sabbia e torba e da mantenere umido fino a radicazione; ci vorrà qualche mese per poterle interrare in vasi singoli.Il suo curioso nome prende origine dalla parola greca Rhips che significa vimini e si riferisce alla massa dei sottili fusti che ne formano il corpo.

 


Tra le oltre 60 varietà esistenti, le più diffuse sono: Rhipsalis cassutha, dal portamento ricadente e cespuglioso, presenta rami verde chiaro, lunghi anche mezzo metro.
In giugno-luglio, produce fiori bianco-giallastri ai quali seguono frutti bianchi o rosa chiaro.

 

 

Rhipsalis pilocarpa, inizialmente eretta, tende a diventare ricadente con il passare del tempo; i fusti principali hanno numerose ramificazioni, con peli lunghi e setosi.
Alle estremità dei rami sbocciano fiori molto profumati e grandi circa 2 cm.

 

 

Rhipsalis cereuscula: priva di spine e con fusti molto sottili e ramificati, produce piccoli fiorellini color panna. dal portamento cespuglioso e ricadente, presenta ramificazioni lunghe 10-30 cm; in primavera produce fiori bianchi all’interno e verde-rosato all’esterno.

 

 

Rhipsalis baccifera: produce fiori bianchi o gialli, e in seguito piccoli frutti tondeggianti e traslucidi che possono restare sulla pianta anche per anni.
Ha portamento ricadente, con fusti lunghi, lisci e carnosi, di colore verde chiaro; ideale per contenitori appesi.
 

 

 

 

Rhipsalis capilliformis, con lunghi fusti sottili con numerose ramificazioni molto sottili e lunghe dai 20 ai 40 cm. In giugno produce fiori bianco-verdastri, seguiti da frutti biancastri.

 

Segliete quella che più vi piace e seguite le semplici regole di coltivazione che ho trovato nelle mie ricerche ed avrete la casa piena di bellissime, verdi, rilassanti, rhipsalis, e fatemi sapere se funziona l’effetto antistress!

 

 
Di Ilaria Benassi

 

Questo articolo può essere ripubblicato solo con  il consenso dell’autore

 

Sapete riconoscere la Cicuta ?

Questi sono i giorni giusti per imparare a riconoscerla.
Ha una pessima nomea perché la ricordiamo come la pianta che hanno usato per uccidere Socrate.

I libri sulle erbe raccontano di bambini fortemente intossicati perchè giocavano con il suo fusto cavo usandolo come cerbottana.

Il veleno che contiene si chiama “coniina”, un alcaloide tossico che provoca l’interruzione nei collegamenti dei nervi che comandano i muscoli.

La paralisi comincia dalla gola con grandi difficoltà ad inghiottire, poi interessa i muscoli delle gambe e sale fino ad interessare i muscoli del torace paralizzando i movimenti respiratori.

Si muore per asfissia e non è una bella morte.

A Socrate non gli hanno fatto bere solo il succo di semi immaturi di Cicuta Maggiore ma, facendo egli parte della “elite” ateniese gli hanno preparato una bevanda più complessa affinché la sua fosse una morte dolce.

Insieme alla Cicuta c’era il Laudano (oppio) il miele ed il vino.
Il miele ed il vino hanno reso meno disgustosa la bevanda, l’oppio l’ha fatto addormentare prima che la cicuta lo paralizzasse, soffocandolo.

E’ una pianta biennale, almeno nel territorio che frequentiamo. In altre parole è presente nei posti in cui cresce di solito un anno si ed un anno no.

Questo è l’anno si e sui bordi delle strade se ne trova moltissima.

E’ una pianta alta, evidente, più alta delle altre erbe che gli crescono intorno.

Notate quanto è più alta dell’ortica che gli cresce accanto.

Notate i fiori bianchi, le foglie che ricordano il prezzemolo

Il fusto macchiato di rosso

Ha uno strano odore, spiacevole.
Dicono che la cicuta sia facilmente riconoscibile dall’odore perché ha l’odore di urina di topo come se uno oggi avesse esperienza quotidiana dell’odore di urina di topo riconoscendolo immediatamente.
Io non so quale sia l’odore dell’urina di topo, non ne ho mai avuta esperienza.

E’ una pianta che si usa verde e fresca.
I semi immaturi contengono fino al 2% della sostanza tossica.
Il succo si ottiene dai semi, pestandoli a freddo.
E’ molto solubile in alcool, quindi se ne può fare una tintura mettendo i semi freschi a macerare nell’alcool per un paio di settimane. E poi usavano la frizione e la tintura contro reumatismi e artrite.

Nell’antichità la usavano a piccolissime dosi anche come medicina ma, lo sconsigliamo fortemente. Aggiungendo qualche goccia di acido solforico alla tintura alcolica si ottiene un precipitato di coniina pura in grossi cristalli.

E’ un veleno mortale molto potente, non giocateci.

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