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.:SURVIVAL & BUSHCRAFT:.>S.B.T. – ORIENTAMENTO

La Bussola

La bussola, è riconosciuta come il primo strumento indispensabile per la navigazione. Questa è essenziale sia per le grandi distanze, sia per orientarsi nel più breve tempo possibile per raggiungere una meta.
La bussola, si divide in due categorie: quella MAGNETICA e quella AMAGNETICA. La prima sfrutta i principi del magnetismo, la seconda i principi dinamici.
La bussola Magnetica, è quella che viene adoperata su tutte le imbarcazioni. Quella Amagnetica, invece la troviamo installata su alcuni veicoli speciali ma principalmente su navi di grandi dimensioni.
Funzionamento della bussola Magnetica
Prendiamo un cartoncino, al di sotto di esso, poniamoci una barretta magnetica, mentre sulla superficie spargiamoci della sottile polvere di ferro. Vedremo subito che quest’ultima si disporrà sino a formare delle linee, precisamente intorno alla posizione assunta dalla calamita.

Lo spazio in cui agiscono sia le forze di attrazione, sia quelle di repulsione di una calamita, viene riconosciuto come CAMPO MAGNETICO. Le linee di forza del campo magnetico, assumono una forma chiamata SPETTRO.
Due sono le polarità che contraddistinguono una calamita, il Polo Sud e il Polo Nord. Due diverse calamite, possiedono entrambe i due poli, per questo motivo hanno la capacità sia di attrazione, sia di repulsione tra loro:
una calamita attira al proprio polo sud, il nord dell’altra, respingendone di conseguenza il sud.
Un’antica legge, recita che: “… i poli uguali si respingono mentre i poli opposti si attraggono.

Se prendiamo come riferimento la terra, che è un immenso magnete, capiremo che intorno al globo esiste un campo magnetico, esattamente come quello spiegato precedentemente con la polvere di ferro sulla superficie di un cartoncino.
In questo caso a formare lo spettro, ci pensano delle linee immense che escono dal polo nord e finiscono al polo sud.

Prendendo in considerazione il principio dei poli opposti, capiremo che qualunque magnete capace di ruotare, se posto sulla superficie terrestre, tenderà ad orientare il proprio sud verso il nord e viceversa.
Questo è esattamente ciò che svolge l’ago della bussola. I poli, sia il sud, sia il nord vanno ad allinearsi parallelamente alle linee dello spettro magnetico della terra. Ciò avviene in quanto la bussola, non è nient’altro che un leggero e sottilissimo magnete.

A falsare il funzionamento della bussola nell’indicazione corretta del nord, a volte avvengono delle anomalie, causate o da metalli che si trovano posizionati in prossimità della stessa, oppure dovute a causa di conformazioni geologiche. Prendendo come riferimento il primo caso, queste vengono definite DEVIAZIONI, mentre considerando il secondo caso, queste vengono definite DECLINAZIONI.
Per comprendere meglio, quanto appena detto, facciamo nuovamente riferimento all’esempio del cartoncino, precedentemente descritto.
Se al centro del cartoncino, piantiamo un chiodo di ferro, vedremo che le linee formate dalla polvere ferrosa, formeranno intorno ad esso dei cerchi che lo aggireranno, andando così a deformare lo spettro rispetto a com’era precedentemente.

Se potessimo ingrandire enormemente la calamita, il cartoncino e il chiodo, sino a riuscirci a camminare sopra, tenendo stretta una bussola tra le mani, vedremmo che avvicinandoci sempre più al chiodo, l’ago della bussola, non indicherebbe più perfettamente il polo nord del magnete, ma andrebbe ad orientarsi parallelamente alle linee dello spettro in quel preciso punto ed indicherebbe il nord da tutt’altra parte.

Per entrambe le aberrazioni, l’uomo è comunque riuscito a porre dei rimedi.

Su qualsiasi carta nautica, viene indicata la declinazione della zona in cui ci troviamo, così come su ogni imbarcazione troviamo la tabella delle deviazioni, dovute a tutti i materiali ferrosi, posti al di sopra di essa, come ad esempio i motori, i corrimano, i ferri di bordo, gli impianti elettrici e il sartiame.
La deviazione della barca, è sempre identica per la stessa, ma cambia in base a come la prua è orientata verso il nord. La tabella delle deviazioni, viene invece impartita da un tecnico detto Perito Compensatore. Questo, girerà a terra intorno all’imbarcazione con una bussola, rilevando le correzzioni da apportare allo strumento, per la corretta indicazione del nord.

Composizione di una bussola
MORTAIO: involucro esterno, contenente tutto il resto;
EQUIPAGGIO: piccoli magneti in gruppo, di numero dispari;
SUPPORTO: base galleggiante, su cui è posto l’equipaggio;
PERNO: asse su cui ruota il supporto;
LIQUIDO ANTICONGELANTE: questo sostiene il supporto galleggiante dove è posto l’equipaggio e serve a diminuire l’attrito che si forma tra il perno e il supporto;
CALOTTA TRASPARENTE: sigilla la bussola nella parte superiore;
ROSA DEI VENTI: disegno nel quadrante della bussola, posto sotto il mortaio.

SOPRAVVIVENZA: Tecniche e strumenti per orientarsi nell’oscurità e/o senza la vista

Metodi per vedere al buio

 

In più e più situazioni di sopravvivenza può essere utile imparare a vedere al buio o addirittura a percepire l’ambiente circostante senza l’ausilio dei nostri occhi (ad esempio nel caso di un accecamento temporaneo). In questo articolo analizzeremo a tal proposito alcune tecniche efficaci; prima di passare alle metodologie è di primaria importanza sottolineare il concetto più banale di tutti: mantenere il massimo sangue freddo e una grande calma. Ecco quindi una lista di tecniche e strumenti più o meno funzionali per percepire oggetti ed ostacoli intorno a noi:

 

  • Fuoco – Per prima cosa accendere un fuoco; fatto questo cerchiamo un legno lungo e di medio spessore (meglio se non troppo secco); attorno all’estremità da infuocare arrotoliamo saldamente più giri di tessuto vegetale e, se ne abbiamo la possibilità, imbeviamo l’area di cera d’api, sego o parafina; diamo infine fuoco all’estremità lavorata.
  • Torce elettriche – Prevenire è sempre meglio che curare, se ne abbiamo l’occasione dotiamoci di una piccola ma potente torcia elettrica: con cono di luce ed intensità regolabili, con possibilità di segnali morse e con ricarica manuale (oltre che tramite batterie); se non ne abbiamo una ricaricabile usiamola solo per segnalare la nostra posizione e/o in casi di estrema necessità.
  • Visori notturni – Visori ad intensificazione d’immagine (necessitano una luce minima) e/o a infrarossi (buio totale) sono oggi disponibili sul mercato a prezzi molto accessibili e possono permettere esplorazioni notturne fino ad una distanza che va da un minimo di 45m (per i meno sofisticati) ad un massimo di alcuni chilometri (per i più avanzati).
  • Cogliere la luce – Se non ci troviamo in totale assenza di luce ricordiamo che i nostri occhi si sanno adattare all’oscurità; perchè ciò avvenga sono necessari circa 1-2 minuti ma per accelerare la dilatazione delle pupille possiamo chiuderli o fissare aree molto scure (nel fare questo evitiamo con lo sguardo anche le sorgenti luminose più lontane).
  • Amplificare i sensi – Tatto, udito e olfatto sono, se abbinati ed allenati, alleati formidabili; oltre che di mani e piedi possiamo dotarci di un bastone rigido e lasciare che i suoi stimoli (vibrazioni e rumore) ci guidino nell’ambiente circostante; per fare questo è importante mantenere la massima concentrazione nel silenzio più totale.
  • Ecolocalizzazione – Come per le balene, i pipistrelli e i delfini anche noi esseri umani siamo a nostro modo in grado di emettere dei suoni e di reinterpretarne le informazioni a seconda degli ostacoli che hanno incontrato nel loro percorso (nel paragrafo successivo analizziamo la tecnica più in dettaglio).

 

Ad entrambi gli ultimi due casi proposti è importante abbinare l’apporto di memoria e capacità di riproduzione mentale del territorio circostante: non basta difatti sapere dove è un ostacolo ma è fondamentale ricordarlo e dislocarlo in una specie di “mappa mentale”.

 

Ecolocalizzazione: vedere senza gli occhi

 

Per capire cos’è l’ecolocalizzazione è necessario spiegare almeno vagamente il funzionamento di un radar: in sostanza il segnale parte da un punto A, trova ostacoli in B e rimbalza fino a ritornare alla sorgente A dando così idea della distanza alla quale si trova B. Come fanno molti ciechi dalla nascita anche noi possiamo sviluppare questa straordinaria abilità: si tratta di inviare segnali audio (ad esempio tramite lo schiocco della lingua) per poi rielaborarne il segnale di ritorno e focalizzare le distanze dagli ostacoli.

 

Il segreto sta nell’imparare ad analizzare il ritorno dell’eco prodotta dall’impatto delle onde sonore con gli elementi dell’ambiente (eco ogni volta differente). Non si tratta di avere particolari abilità ma semplicemente di allenarsi a “risvegliare” la nostra attenzione al senso dell’udito e allo stesso tempo ad escludere lo stimolo visivo. Secondo alcuni studi pare basti un esercizio di un paio di ore al giorno per 1-2 mesi per poter attingere a questa incredibile potenzialità e iniziare così un percorso di miglioramento costante e progressivo. L’efficacia che come umani possiamo raggiungere è tuttavia inferiore a pipistrelli, delfini e balene (non siamo in grado di emettere in modo altrettanto efficace), tuttavia, grazie alla ecolocalizzazione, ci sono ciechi che riescono persino ad andare in bicicletta e a giocare a palla.

 

ORIENTAMENTO: Introduzione all’orientamento

Introduzione

Riuscire ad orientarsi è sempre molto importante e spesso significa salvarsi la vita. Le nostre energie, sia che si tratti di una situazione di pericolo o di media emergenza, sono comunque limitate e non allungare la strada( o addirittura sbagliarla) è fondamentale. Non sempre le condizioni sono ottimali per un orientamento basato unicamente sul diretto resoconto visivo (si veda nebbia, notte, assenza di punti di riferimento, ecc.) e, se si dispone anche solo di una vaga direzione da seguire occorre saperla sfruttare efficacemente. Se provvisti quindi di indicazioni cardinali, si deve per prima cosa individuare il Nord, stabilire la direzione giusta e scegliere (in base a difficoltà e lunghezza) il percorso più consono alla propria persona e allo stato ambientale.

 

La rosa dei venti

 

I punti cardinali (N = nord, S = sud, E = est e W = ovest) fanno parte di quelle nozioni che tutti possiedono, individuandone uno soltanto se ne possono difatti ricavare  tutti gli altri. Una loro efficace rappresentazione grafica è data dalla cosiddetta Rosa dei venti i cui quadranti principali sono:

 

  1. Da Nord (0°) a Est (90°)
  2. Da Est (90°) a Sud (180°)
  3. Da Sud (180°) a Ovest (270°)
  4. Da Ovest (270°) a Nord (0°/360°)

 

Questa schematizzazione venne ideata dalla Repubblica di Amalfi (nel periodo delle Repubbliche Marinare) ed è interessante sapere che, nel Mediterraneo, ha come punto centrale l’isola di Malta. Ne esistono di più tipi, con più o meno suddivisioni (a 4 punte, a 8 punte e a 16 punte, ecc.). La rosa a 8 punte offre, oltre alle tipiche indicazioni dei punti cardinali, utili informazioni sui venti:

 

  • Da Nord (settentrione o mezzanotte) soffia la Tramontana
  • Da Nord-Est (45°) soffia il Grecale
  • Da Sud (meridione) soffia il Mezzogiorno/Ostro
  • Sud-Est (135°) soffia lo Scirocco
  • Da Est (oriente o levante) soffia il Levante
  • Da Sud-Ovest (225°) soffia il Libeccio
  • Da Ovest (occidente o ponente) soffia il Ponente
  • Da Nord-Ovest (315°) soffia il Maestrale

 

La rosa dei venti a 16 punte si suddivide invece in Nord-Nord-Est, Est-Nord-Est, Est-Sud-Est, Sud-Sud-Est, Sud-Sud-Ovest, Ovest-Sud-Ovest, Ovest-Nord-Ovest e Nord-Nord-Ovest; nella sua massima estensione può persino arrivare a 128 punte:

 

  • Quattro quadranti da 90° (suddivisione in 4 punti)
  • Ogni quadrante si divide in 2 venti di 45° (8 punti)
  • Ogni vento si divide in due mezzi venti da 22°30′ (16 punti)
  • Ogni mezzo vento si divide in due quarte (o rombi) da 11°15′ (32 punti)
  • Ogni quarta si divide in due mezze quarte da 5°37’30” (64 punti)
  • Ogni mezza quarta si divide in due quartine da 2°48’45” (128 punti)

 

Sembra banale ma occorre capire che per quanto possiamo cambiare la nostra posizione i punti cardinali rimangono costanti come tutti i possibili ostacoli (montagne, colline, laghi, valli, ecc.); da ciò si evince ad esempio che se stiamo camminando verso nord e di fronte a noi c’è una montagna quella che vediamo non è la parete nord ma la parete sud (perchè rivolta verso sud); il versante verso cui si sale ha insomma orientamento corrispondente al punto cardinale che ci sta alle spalle.

 

Inclinazioni del terreno

 

Come per la rosa dei venti e possibile misurare in gradi anche la pendenza di salite e discese: ben diverso è infatti camminare su pareti scoscese piuttosto che in aree pianeggianti e ben diversa è la distanza che si percorre in linea d’aria rispetto a quella effettiva di marcia. Avere insomma a disposizione indicazioni sulla pendenza di un dato tratto può farci desistere/procedere e/o farci decidere di aggirare l’ostacolo. Il metodo più diffuso per indicare l’inclinazione di un sentiero/parete è quello di far corrispondere ai gradi la percentuale di pendenza (come spesso accade nei cartelli stradali). Vediamo ora i rapporti gradi/percentuale:

 

  • 0°: pendenza allo 0% (innalzamento di 0m in verticale ogni 100m)
  • 10°: pendenza al 17,6% (innalzamento di 17,6m in verticale ogni 100m)
  • 15°: pendenza al 26,8% (innalzamento di 26,8m in verticale ogni 100m)
  • 20°: pendenza al 36,4% (innalzamento di 36,4m in verticale ogni 100m)
  • 25°: pendenza al 46,6% (innalzamento di 46,6m in verticale ogni 100m)
  • 30°: pendenza al 57,7% (innalzamento di 57,7m in verticale ogni 100m)
  • 35°: pendenza al 70% (innalzamento di 70m in verticale ogni 100m)
  • 40°: pendenza al 83,9% (innalzamento di 83,9m in verticale ogni 100m)
  • 45°: pendenza al 100% (innalzamento di 100m in verticale ogni 100m)
  • 50°: pendenza al 119,2% (innalzamento di 119,2m in verticale ogni 100m)
  • 55°: pendenza al 142,8% (innalzamento di 142,8m in verticale ogni 100m)
  • 60°: pendenza al 173,2% (innalzamento di 173,2m in verticale ogni 100m)
  • 65°: pendenza al 214,5% (innalzamento di 214,5m in verticale ogni 100m)
  • 70°: pendenza al 274,7% (innalzamento di 274,7m in verticale ogni 100m)
  • 75°: pendenza al 373,2% (innalzamento di 373,2m in verticale ogni 100m)
  • 80°: pendenza al 567,1% (innalzamento di 567,1m in verticale ogni 100m)
  • 85°: pendenza al 1143% (innalzamento di 1143m in verticale ogni 100m)
  • 90°: pendenza verticale (innalzamento “infinito” in verticale ogni 100m)

Ecco le 3 mappe che devono essere presenti nel tuo kit di sopravvivenza

Chiunque è d’accordo nel dire che nel kit di sopravvivenza devono esserci delle mappe della propria zona. Vero, ma quanto ci hai messo a decidere quali mappe prendere? Se ti sei limitato a mettere nella tua borsa da sopravvivenza una cartina della statale, considera che ci sono almeno tre tipi di mappa che dovresti avere:

 

Mappa 1#) Una mappa dettagliata del territorio
Ti serve la mappa delle strade locali più dettagliata possibile. Per locali intendo quelle della tua città o, nel caso abitassi in una grande città, del tuo quartiere e delle zone in cui sei solito andare. Molta gente, a questo punto, dirà: “conosco la mia città palmo a palmo. Non mi serve certo una mappa”. Può darsi, però considera che in caso di emergenze regionali del tipo inondazioni, uragani o disastri causati dall’uomo, si possono verificare una serie di circostanze che rendono più semplice spostarsi se si ha una cartina. Un paio di strade che sei solito prendere potrebbero essere bloccate o allagate. Potresti dover uscire alla città da una zona diversa da quelle in cui sei solito andare. Quindi metti nella borsa da sopravvivenza anche una mappa di queste aree.

 

Mappa 2#) Una mappa topografica regionale
Pensa alle mappe che ti servono come ad un cerchio in espansione. Oltre alla mappa dettagliata del territorio ti serve una carta topografica regionale. In caso  di seria crisi regionale o di uno scenario di tracollo totale potrebbe essere necessario raggiungere determinate aree naturali come una fonte d’acqua o un parco.

 

Sulle strade principali, sia a piedi che in auto si creerà il caos, per cui i più svegli taglieranno dalla campagna. Quindi devi essere in grado di programmare come muoverti anche intorno alle montagne e ai fiumi.

 

Mappa 3#) Mappe ad ampio raggio
Ovunque tu vada, è certo che una volta fuori dalla tua zona non conoscerai tutte le strade. Perciò ha senso che  tu ti munisca di una mappa della zona ad ampio raggio, come la cartina della statale di cui si diceva prima, o delle regioni / stati intorno, se è il caso. Può rivelarsi uno strumento importante non soltanto per individuare quali percorsi seguire ma anche per renderti conto di quali strade e città evitare.

fonte:sopravvivenzatotale

 

In circolazione trovi senz’altro delle buone mappe stradali e topografiche, però per una mappa super dettagliata della città probabilmente dovrai rivolgerti all’ufficio turistico locale. Ricorda anche di portare sempre con te una buna bussola o una radio e un GPS.

Hai messo in borsa altri tipi di mappe? Se è così, facci sapere quali e perché pensi che possano essere utili. Puoi condividere la tua opinione lasciando un commento qui sotto oppure partecipando alle discussioni sul nostro forum di sopravvivenza.

SOPRAVVIVENZA: SE CI SI PERDE, COSA FARE? COME SALVARSI? COME COMPORTARSI?

Regole generali su come comportarsi

Nella maggior parte dei casi ci si perde per questioni di disorganizzazione (l’idea di base dovrebbe difatti essere: prevenire piuttosto che curare). In luoghi “ostili” e/o lontani dalla civiltà è quindi sempre meglio fare in modo che:

Tutti siano puntuali ai ritrovi (se ci si allontana dal gruppo: avvisare sempre).

  • Ciascun componente del gruppo abbia qualcuno da sorvegliare.
  • Senza esperienza non ci si trovi ad affrontare soli zone impervie.
  • Se si viaggia in luoghi sconosciuti è sempre buona norma munirsi di bussola e kit di sopravvivenza.
  • Il nostro occhio evidenzi dei riferimenti, magari lasciando dei segni riconoscibili (bastoni piantati, ecc.).

Vediamo ora cosa fare e cosa non fare mai in caso di smarrimento:

  • Se si è in gruppo è sempre meglio rimanere uniti, mai separarsi.
  • Mai disperarsi, è controproducente: serve sempre una mente lucida per potersi salvare (se possibile infondere fiducia nei compagni scoraggiati).
  • In zone fredde mantenersi sempre coperti e “caldi” (il movimento genera calore).
  • Se possibile indossare qualcosa di visibile e chiaro, che attiri l’attenzione anche a distanza.
  • Non mangiare/toccare niente di cui non si è più che certi.
  • Stare a debita distanza da pericoli quali: corsi d’acqua (torrenti, laghi, ecc.), dirupi, terreni non stabili e animali.

 

Se c’è speranza che i soccorsi ci trovino in tempi ragionevoli

 

Sopravvivere in questo caso equivale a rimanere caldi ed asciutti mentre si aspettano i soccorsi:

 

  • Per prima cosa, appena ci accorgiamo di esserci dispersi, proviamo a chiamare e urlare con tutte le nostre forze (se ciò non dovesse avere esito positivo entro 10-15 minuti, smettiamo immediatamente e sediamoci per recuperare le energie).
  • Stare in un posto fisso ed evitare di allontanarsi (i soccorsi e gli ultimi che ci hanno visti saranno facilitati nel ritrovarci).
  • Trovare un posto sicuro e comodo per aspettare, l’attesa non ci spaventa (niente luoghi nascosti, meglio anzi optare per aree che garantiscano visuale, sicurezza e un riparo).
  • In assenza di aree sicure approntare un riparo temporaneo.

Se siamo certi che nessuno ci troverà

 

  • Memorizzare dei punti di riferimento il più possibile stabili (aiutandosi a memorizzare con la fantasia e/o lasciando segni).
  • Prendere una direzione (preferibilmente quella da cui siamo venuti e/o quella che ci sembra più corta) e seguirla senza cambiare mai (se ci si trova ad esempio in un bosco, seguendo questo metodo prima o poi se ne uscirà); in montagna ad esempio cercare di scendere a valle (in aree non ripide, dalle quali sia possibile fare eventualmente “retromarcia”).
  • Orientarsi con i punti cardinali.
  • Proseguire su sentieri e/o luoghi in cui troviamo segni di civiltà (oggetti, asfalto, luoghi abitati, ecc.).
  • Mantenere un passo regolare: “lungo e ben disteso”.
  • Di tanto in tanto riposarsi approfittando ad esempio della pausa per lasciare qualche segno che resista alle intemperie (una freccia, una scritta, ecc.).
  • Mantenere un conteggio del tempo e dello spazio percorso (es. contando i passi e i movimenti del sole).

TROVARE LA PROPRIA POSIZIONE

Per trovare la posizione si può usare un GPS oppure possiamo farlo ad occhio se siamo una zona molto conosciuta. Disponendo di una carta topografica e di una bussola è possibile farlo anche in una zona che non ci è familiare ricorrendo ad una triangolazione (lo stesso metodo usato nella navigazione costiera).
Ci troviamo in una zona collinare nei pressi di Pecorara (vedi foto) e vogliamo trovare la posizione esatta; ecco come procedere:- per prima cosa orientiamo la carta al Nord – poi cerchiamo almeno tre punti davanti a noi, non troppo vicini, facilmente riconoscibili sulla carta; leggendo la carta riconosciamo a sinistra CaBazzari e Alsuzzo e a destra Vallerenzo – ricaviamo l’azimut dei tre punti: CaBazzari 280°, Alsuzzo 330° e Vallerenzo 10° – ora li trasformiamo in azimut reciproci: CaBazzari 100°, Alsuzzo 150° e Vallerenzo 190° (basta toglere o aggiungere 180°) – a questo punto partendo dalle tre località note si traccia una retta avente come azimut il valore dell’azimut reciproco (ad esempio da CaBazzarri si traccia una retta che va in direzione 100° e così via) – l’incrocio delle tre rette è la nostra posizione: quota 524. Se abbiamo con noi un altimetro (ovviamente tarato) possiamo confermare il dato.

SOPRAVVIVENZA: TROVARE LA PROPRIA POSIZIONE

Per trovare la posizione si può usare un GPS oppure possiamo farlo ad occhio se siamo una zona molto conosciuta. Disponendo di una carta topografica e di una bussola è possibile farlo anche in una zona che non ci è familiare ricorrendo ad una triangolazione (lo stesso metodo usato nella navigazione costiera). Ci troviamo in una zona collinare nei pressi di Pecorara (vedi foto) e vogliamo trovare la posizione esatta; ecco come procedere:-
 
per prima cosa orientiamo la carta al Nord – poi cerchiamo almeno tre punti davanti a noi, non troppo vicini, facilmente riconoscibili sulla carta; leggendo la carta riconosciamo a sinistra CaBazzari e Alsuzzo e a destra Vallerenzo – ricaviamo l’azimut dei tre punti: CaBazzari 280°, Alsuzzo 330° e Vallerenzo 10° – ora li trasformiamo in azimut reciproci: CaBazzari 100°, Alsuzzo 150° e Vallerenzo 190° (basta toglere o aggiungere 180°) – a questo punto partendo dalle tre località note si traccia una retta avente come azimut il valore dell’azimut reciproco (ad esempio da CaBazzarri si traccia una retta che va in direzione 100° e così via) – l’incrocio delle tre rette è la nostra posizione: quota 524. Se abbiamo con noi un altimetro (ovviamente tarato) possiamo confermare il dato.

SURVIVAL : ORIENTARE UNA CARTA TOPOGRAFICA

Quando si usa una carta topografica la prima cosa da fare è orientarla al Nord (in questo modo sarà più semplice riconoscere e individuare i vari particolari topografici). Tutte le carte sono “costruite” con il margine superiore orientato al Nord.

Orientare una carta è molto semplice: può essere fatto, in modo speditivo, rivolgendo il margine superiore nella direzione dove supponiamo ci sia il Nord (ad esempio facendo riferimento alla posizione del sole) oppure, in maniera molto precisa, utilizzando una bussola.

Si dispone la bussola sulla carta (che deve essere poggiata a terra o messa comunque in piano) in modo che l’asse N/S dello strumento sia coincidente con un meridiano o parallelo al margine destro o sinistro.

Dopo di che si ruota lentamente la carta (verso sinistra o destra) in modo da portare l’ago sul Nord: a questo punto la carta è orientata in maniera corretta (come nella foto).

ORIENTAMENTO: LA LETTURA DI UN AZIMUT

Non tutte le bussole goniometriche consentono l’immediata lettura di un azimut (come avviene nele bussole militari equipaggiate con prisma per la lettura e quadrante libero di ruotare);
ricordiamo che l’azimut è l’angolo formata dalla direzione del Nord e quella di un qualsiasi oggetto individuato sul terreno o sulla carta topografica (si può esprimere in gradi sessagesimali 0°-360° o millesimali 0″-6400″).
Se si usa una bussola come quella della foto possiamo effettuare la lettura in due modi: – 1°: mettere la ghiera con l’indice 0 coincidente con la linea di riferimento, osservare il particolare di cui si vuole conoscere l’azimut e leggere contemporaneamente il valore coincidente con l’ago magnetico; sottrarre a 360° il valore letto;
il risultato è il valore dell’azimut; – 2°: mettere la ghiera con l’indice 0 coincidente con la linea di riferimento, osservare il particolare di cui si vuole conoscere l’azimut e contemporaneamente riportare l’indice 0 a coincidere con l’ago magnetico; il valore che ora leggiamo sulla ghiera, in corrispondenza della linea di fede, è l’azimut. Durante queste operazioni mantenere la bussola ben orizzontale.

SOPRAVVIVENZA: COME ORIENTARSI IN UNA SITUAZIONE DI SOPRAVVIVENZA

COME ORIENTARSI IN UNA SITUAZIONE DI SOPRAVVIVENZA

L’ORIENTAMENTO:


L’orientamento costituisce l’insieme delle tecniche che permettono ad una persona di orientarsi in un territorio sconosciuto e di trovare la direzione da intraprendere.
In genere l’orientamento si fonda sull’individuazione del nord.
In una situazione di sopravvivenza, avere sempre presente la direzione in cui si sta andando, è essenziale per evitare di girare in tondo o di perdersi intraprendendo una direzione errata. Se vi perdete in una zona sconosciuta a causa di un incidente con un mezzo, dovrete cercare di raggiungere un centro abitato per richiedere soccorso. Se non vedete centri abitati all’orizzonte, però sapete che a nord-ovest potreste trovare una cittadina allora dovrete servirvi di una bussola per trovare la direzione esatta o in assenza di quest’ultima usare di uno dei metodi descritti sotto. Per avere una visuale a 360° dell’ambiente dovrete raggiungere un punto alto.
I TIPI DI NORD
:

  • NORD GEOGRAFICO: si trova osservando il Sole e le stelle. Il nord geografico è la direzione verso il centro del Polo Nord (Artide).
  • NORD MAGNETICO: quello che si trova osservando l’ago della bussola. L’ago della bussola infatti punta verso il Nord Magnetico che dista di circa 3° dal nord geografico e che cambia ogni dieci anni.


Stesso discorso vale per il sud geografico e il sud magnetico.
I PUNTI CARDINALI
:
Un punto cardinale è una delle quattro direzioni principali verso le quali una persona si può muovere sulla Terra:

Punti cardinali.jpg

LA ROSA DEI VENTI :
Da ciascuno degli otto punti cardinali, più importanti, tira un vento diverso:

 

rosa dei venti.jpg

VENTI DEL MEDITERRANEO:
Tramontana
: vento freddo e secco.
Greco
: vento forte in inverno.
Levante
: vento caldo e umido.
Scirocco
: vento caldo proveniente dal Sahara.
Ostro
: venti caldi.
Libeccio
: vento caldo, porta spesso pioggia.
Ponente
: vento fresco.
Maestrale
: vento gelido (aria polare).

COME ORIENTARSI IN UN TERRITORIO

E’ utile in una situazione di sopravvivenza aver sempre presente dove si trovano i punti cardinali e per farlo esistono vari metodi:
ORIENTARSI CON IL SOLE
:
E’ possibile individuare approssimativamente l’est e l’ovest osservando da dove sorge e tramonta il Sole.
Come tutti sappiamo il Sole nasce a EST e cala a OVEST.
Sapendo questo possiamo trovare il Nord o il Sud osservando l’ombra proiettata da noi stessi:
NELL’EMISFERO BOREALE (sopra l’equatore):

Verso mezzogiorno l’ombra proiettata da noi stessi sul terreno sarà sempre rivolta a NORD.
NELL’EMISFERO AUSTRALE (sotto l’equatore):

Verso mezzogiorno l’ombra proiettata da noi stessi sul terreno sarà sempre rivolta a SUD.
ORIENTARSI CON UN OROLOGIO ANALOGICO:

Con l’orologio a lancette si può ottenere una buona precisione nell’individuare i punti cardinali e il margine di errore è piuttosto basso. Questo metodo era usato dai militari statunitensi per orientarsi.
NELL’EMISFERO BOREALE (sopra l’equatore):
Puntare la lancetta delle ore verso il Sole, e a metà tra la lancetta delle ore e il numero 12 troverete la direzione del sud.

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NELL’EMISFERO AUSTRALE (sotto l’equatore):
Puntate il numero 12 (mezzogiorno) del quadrante verso il Sole, e a metà tra il numero 12 e la lancetta delle ore troverete la direzione del nord. E’ ESSENZIALE CHE L’OROLOGIO SIA REGOLATO CON L’ORA ESATTA E CON IL GIUSTO FUSO ORARIO.

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ORIENTARSI CON UN  BASTONE :
Questo è un vecchio metodo degli scout americani. Si pianta nel terreno un bastone di circa 20 cm, si orienta verso il Sole e si inclina in modo che non proietti nessuna ombra. Si attendono 20 minuti, finché il Sole si sposta e l’ombra non compare: l’ombra punterà sempre ad Est.
Oppure tracciate un semicerchio sul suolo e piantate in mezzo ad esso un bastone in posizione eretta, sull’asse ovest ed est avrete sempre rispettivamente le ore 6,00 e le 18,00. Questo vale per entrambi gli emisferi. La linea nord-sud diventerà quindi la linea del mezzogiorno è potrete trovare il nord e il sud leggendo l’ombra del bastone come se fosse la lancette delle ore.

ORIENTARSI CON LA BUSSOLA:
E’ importante sapere usare correttamente la bussola e la carta topografica, altrimenti non vi serviranno a nulla in una situazione di sopravvivenza.
Si osserva l’ago magnetico che punta sempre il nord magnetico.

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IMPORTANTE: Tenere la bussola sempre orizzontale al terreno e lontana da masse ferrose (cancellate, veicoli) e magnetiche (linee elettriche, calamite, pile).
Per leggere la carta appoggiate la bussola su di essa in modo da far coincidere il nord e il sud della bussola con il nord e il sud della carta. Ricordatevi di correggere la declinazione perchè il nord magnetico non coincide esattamente con il nord geografico. Una volta capita la direzione da intraprendere potete mettervi in marcia.
COS’E’ L’AZIMUT?

E’ la distanza angolare compresa tra il Nord e la direzione in cui cade la perpendicolare di un punto all’orizzonte, calcolata muovendosi in senso orario.

 

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Importante l’azimut non è una direzione ma bensì un angolo. Azimut 0° significa che il punto osservato si trova a NORD rispetto all’osservatore; azimut 90° si trova a est rispetto all’osservatore; azimut 180° a Sud; eccetera…
ORIENTARSI CON LA CARTA TOPOGRAFICA:

Se abbiamo una cartina topografica del luogo, basterà sfruttare i particolari e i punti di riferimento sul territorio circostante e individuarli sulla mappa per trovare i punti cardinali. Se ad esempio davanti a noi vediamo dei monti, un fiume o un lago possiamo cercare la loro rappresentazione sulla cartina per capire dove ci troviamo e quale direzione dobbiamo intraprendere.
Per leggere bene una cartina bisogna tenere conto di varie cose:
LA SCALA:

Una cartina geografica ha una scala di oltre 1:1.000.000, una cartina regionale (corografica) ha una scala compresa tra 1:100.000 e 1:1.000.0000, mentre una cartina topografica una scala compresa tra 1:10.000 e 1:100.000. Una mappa ha una scala inferiore fino a 1:1.000 e una piantina ancora di meno.
Un mappamondo in genere ha una scala compresa tra 1:40 milioni e 1:50 milioni.
La scala di rappresentazione è la relazione tra la dimensione di un oggetto, come rappresentato, e la sua dimensione reale. In pratica la proporzione 1:100.000 significa che 1 cm su carta equivale a 100.000 cm nella realtà, cioè 1 km.
LA SIMBOLOGIA
:
Formata dai colori e dai simboli che sono standard per tutte le mappe del mondo. Ricordate che i segni convenzionali  e i colori di una carta di orientamento sono diversi da una carta topografica.  E’ importante conoscere la legenda della carta che si possiede per saperla leggere correttamente.
LEGENDA DI UNA CARTA DI ORIENTAMENTO:

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TIPI DI CARTE:

  • Le carte generali: rappresentano un continente o una delle parti del mondo.
  • Le carte corografiche: rappresentano uno stato, o una singola regione.
  • Le carte topografiche: rappresentano una città o un distretto con tutti i particolari.
  • Le carte tematiche: mettono in risalto uno o più elementi di un territorio.
  • Le carte oro-idrografiche: rappresentano l’orografia e l’idrografia dei paesi.
  • Le carte geologiche: mostrano le rocce affioranti sulla superficie terrestre.
  • Le carte naturalistiche: indicano la distribuzione della flora e della fauna.
  • Le carte etnografiche: indicano la distribuzione delle popolazioni umane.
  • Le carte politiche: rappresentano gli stati e le loro divisioni amministrative (confini nazionali).
  • Le carte militari: molto dettagliate e rappresentano i punti strategici.
  • Le carte delle comunicazioni: indicano le linee ferroviarie, di navigazione, le strade postali, telegrafiche e telefoniche.
  • Le carte nautiche: rappresentano mari, coste, isole e forniscono indicazioni utili per i navigatori.
  • Le carte turistiche.
  • Le carte da orientamento: utilizzate nel Orienteering.


LE CURVE DI LIVELLO:

o isoipse, vengono usate nelle carte per rappresentare l’altimetria. In pratica per rappresentare le altitudini (monti) e le elevazioni (colline) su un foglio.
ESEMPIO DI CURVA DI LIVELLO (ISOIPSA):

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ORIENTARSI DI NOTTE CON LE STELLE:
NELL’EMISFERO BOREALE (sopra l’equatore):
Per orientarsi di notte ci si può affidare alle stelle, in particolare nell’emisfero nord alla stella Polare (Polaris). La stella polare è sempre fissa nel cielo, non si sposta, e può essere sfruttata per individuare uno dei poli geografici. Per trovare la stella Polare nel cielo bisogna affidarsi all’Orsa Maggiore (grande carro), all’Orsa Minore (piccolo carro) e a Cassiopea. COME INDIVIDUARLA?
La stella polare si trova tra l’Orsa Maggiore (Ovest) e Cassiopea (est). La stella polare si trova alla punta dell’Orsa Minore. La stella polare si trova a cinque volte la distanza che intercorre tra le due stelle dell’Orsa Maggiore che formano la cosiddetta ruota del grande carro. Osservate questo schema per capire meglio:


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NELL’EMISFERO AUSTRALE (sotto l’equatore): Per orientarsi di notte nell’emisfero sud ci si può affidare alla CROCE DEL SUD una costellazione formata da 5 stelle. Proiettate nel cielo una linea immaginaria che attraversi la croce lunga quattro volte e mezzo la lunghezza della croce stessa, e poi scendete verticalmente sull’orizzonte e avrete trovato il sud.

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ORIENTARSI CON GLI ALBERI:
Se osservate il ceppo o un tronco di un albero tagliato gli anelli più spessi sono sul alto sud.
Il fogliame di un albero risulta più folto sul lato rivolto a sud, nell’emisfero australe è il contrario.
Alberi come conifere e salici tendono a essere leggermente piegati verso nord.
La vegetazione rivolta verso sud è più alta e rigogliosa.
ORIENTARSI CON IL MUSCHIO:

Il muschio su cortecce e pietre è quasi sempre orientato a nord.
ORIENTARSI OSSERVANDO LA NEVE:

La neve si mantiene di più sui versanti  a nord ed est, quindi la neve esposta a sud si scioglierà più velocemente.
ALTRI METODI:

– La parte rivolte a sud di pietre e sassi risulta più asciutta e pulita.
– Osservando la posizione dei nidi degli uccelli si può notare che sono sempre controvento, questo elemento può essere sfruttato per conoscere la direzione dei venti della zona. – Se approdate su un’ isola dopo un naufragio, per avere un senso dalla dimensione dell’isola, del territorio circostante e delle risorse naturali presenti raggiungete il punto più alto. – Aguzzando l’olfatto e l’udito ci si può orientare con gli odori (ad esempio annusando un odore particolare portato dal vento) o con i suoni (cani che abbaiano, galli che cantano, rumore di un fiume, di una ferrovia, di una campana…)
– Se vi perdete in montagna, prima di scendere a valle, dovrete osservare bene il territorio dato che vi trovate in alto. – Se siete in mezzo a un bosco o ad una foresta arrampicatevi su un albero per avere una visuale migliore. – E’ possibile anche orientarsi con la LUNA: se essa sorge prima che il sole tramonti la parte illuminata indicherà l’OVEST, se invece sorge dopo il tramonto la parte illuminata indicherà l’EST.

I SASTRUGI: sono un irregolarità prodotta dal vento sulla superficie fresca della neve. Ha forma variabile secondo l’intensità e la durata del vento e le condizioni superficiali della neve. In pratica è una duna di neve formata dal vento (il principio è simile a quello delle dune di sabbia nel deserto). Osservando la duna si nota che dalla parte dove tira il vento si forma il bordo più alto, questo è un ottimo indicatore della direzione principale dei venti. Quindi se vi trovate al polo nord seguite il sastrugi per raggiungere il mare o la costa.
IL DESERTO:

La mancanza di qualsiasi oggetto come alberi e costruzioni nel deserto rende illusoria ogni misura di distanza. Infatti, come in mare, bisogna almeno moltiplicare per 3 volte qualsiasi distanza.

In un deserto sabbioso le dune mutano in continuazione per effetto del vento, quindi non bisogna mai prenderle come punto di riferimento.

Nei deserti americani esistono dei Cactus ai quali ci si può affidare per l’orientamento. I cosiddetti “cactus bussola” tendono sempre a crescere orientati/piegati verso sud-ovest.

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