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Sopravvivenza: Come costruire un Igloo

Spesso, e non a torto, associamo l’idea del freddo più intenso a poche immagini stereotipate, quelle di un mondo tanto diverso dal nostro. Gli orsi polari, i pinguini, il ghiaccio perenne. E ovviamente ci vengono anche in mente gli Eschimesi, gli uomini del freddo che vivono nelle loro case di ghiaccio, i famosi igloo. Difficilmente ci capiterà mai di trovarci a vivere in una dimora del genere, che pare più un freezer. Ma costruire un vero igloo (magari con gli amici) può essere un passatempo davvero divertente quando, durante la stagione invernale, abbiamo a disposizione un paio d’ore.

Occorrono:
una pala un contenitore quadrato in plastica
guanti da neve un coltello

Per prima cosa abbiamo bisogno di tanta neve. anche se sembra ovvio, meglio precisare,non si sa mai. Una parte del nostro cortile ancora intonsa dopo una lunga nevicata andrà bene. Dopodiché si traccia un cerchio sulla neve tanto grande quanto lo sarà il pavimento dell’igloo. Premere con i piedi sul fondo in modo da ottenere una distesa di neve sufficientemente pressata, sulla quale poseremo i blocchi.

 

Quindi poseremo la prima pietra. Ma quale pietra? E’ proprio di ghiaccio. In ogni caso, con una pala e dei guanti procediamo alla raccolta della neve che verrà poi posta in un contenitore di plastica. Va bene uno per alimenti a forma di parallelepipedo. La neve deve essere compressa in modo da formare un blocco solido che useremo come mattone (creazione blocchi di ghiaccio).

 

Poi formeremo un filare con questi blocchi che seguirà l’andamento del cerchio  Unire i blocchi tra loro utilizzando come “cemento” della neve soffice. Perché gradualmente le pareti si restringano, tagliare il filare in modo che si formi una spirale  Continuare la costruzione passo dopo passo aggiungendo sempre più filari.

 

Una volta che le pareti si restringono, diminuire lo spessore dei blocchi. Chiudi poi l’igloo con una lastra di neve pressata che fungerà da chiave di volta. Fissare questo ultimo blocco con estrema delicatezza. E’ consigliato mettere la lastra dall’interno. E’ buona norma, infatti, che uno dei costruttori si ponga dentro l’igloo in modo da poter poi sistemare gli ultimi blocchi dall’interno e non dall’esterno. (Chiusura dell’igloo).

Ora, però, abbiamo murato il nostro amico nella fortezza di neve. Per evitare che diventi un ghiacciolo egli aprirà dal di dentro con un coltello una porta alla base dell’igloo. Dovrà essere larga abbastanza da far passare un uomo accovacciato. Quando sarà necessario chiudere la porta si tirerà il blocco contro la parete in modo che rimanga un piccolo spazio per l’aria. Procediamo ora alla rifinitura della struttura tappando le fessure tra i vari blocchi.Cosa ne pensi?
Se arrivi fino a questo step complimenti! Vuol dire che hai completato con successo il tuo igloo! Non preoccuparti perciò se non hai i soldi per pagare l’affitto e vorresti magari lasciare la casa dei tuoi genitori. Adesso di casa ne hai una…almeno finché non si scioglie.

 

Come costruire un Igloo

di Edoardo Bitti difficoltà: difficile letto: 97 volte

Come costruire un Igloo Spesso, e non a torto, associamo l’idea del freddo più intenso a poche immagini stereotipate, quelle di un mondo tanto diverso dal nostro. Gli orsi polari, i pinguini, il ghiaccio perenne. E ovviamente ci vengono anche in mente gli Eschimesi, gli uomini del freddo che vivono nelle loro case di ghiaccio, i famosi igloo. Difficilmente ci capiterà mai di trovarci a vivere in una dimora del genere, che pare più un freezer. Ma costruire un vero igloo (magari con gli amici) può essere un passatempo davvero divertente quando, durante la stagione invernale, abbiamo a disposizione un paio d’ore.

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Occorrono:
una pala un contenitore quadrato in plastica
guanti da neve un coltello

Scopri come fare:

  • 1

    Per prima cosa abbiamo bisogno di tanta neve. anche se sembra ovvio, meglio precisare,non si sa mai. Una parte del nostro cortile ancora intonsa dopo una lunga nevicata andrà bene. Dopodiché si traccia un cerchio sulla neve tanto grande quanto lo sarà il pavimento dell’igloo. Premere con i piedi sul fondo in modo da ottenere una distesa di neve sufficientemente pressata, sulla quale poseremo i blocchi.

  • 2
    Come costruire un Igloo Quindi poseremo la prima pietra. Ma quale pietra? E’ proprio di ghiaccio. In ogni caso, con una pala e dei guanti procediamo alla raccolta della neve che verrà poi posta in un contenitore di plastica. Va bene uno per alimenti a forma di parallelepipedo. La neve deve essere compressa in modo da formare un blocco solido che useremo come mattone (creazione blocchi di ghiaccio)

  • 3
    Come costruire un Igloo Poi formeremo un filare con questi blocchi che seguirà l’andamento del cerchio  Unire i blocchi tra loro utilizzando come “cemento” della neve soffice  Approfondimento Come costruire una cuccia a forma di igloo (clicca qui) Perché gradualmente le pareti si restringano, tagliare il filare in modo che si formi una spirale  Continuare la costruzione passo dopo passo aggiungendo sempre più filari.

  • 4
    Come costruire un Igloo Una volta che le pareti si restringono, diminuire lo spessore dei blocchi. Chiudi poi l’igloo con una lastra di neve pressata che fungerà da chiave di volta. Fissare questo ultimo blocco con estrema delicatezza. E’ consigliato mettere la lastra dall’interno. E’ buona norma, infatti, che uno dei costruttori si ponga dentro l’igloo in modo da poter poi sistemare gli ultimi blocchi dall’interno e non dall’esterno. (Chiusura dell’igloo)

  • 5
    Come costruire un Igloo Ora, però, abbiamo murato il nostro amico nella fortezza di neve. Per evitare che diventi un ghiacciolo egli aprirà dal di dentro con un coltello una porta alla base dell’igloo. Dovrà essere larga abbastanza da far passare un uomo accovacciato. Quando sarà necessario chiudere la porta si tirerà il blocco contro la parete in modo che rimanga un piccolo spazio per l’aria. Procediamo ora alla rifinitura della struttura tappando le fessure tra i vari blocchi.Cosa ne pensi?
    Se arrivi fino a questo step complimenti! Vuol dire che hai completato con successo il tuo igloo! Non preoccuparti perciò se non hai i soldi per pagare l’affitto e vorresti magari lasciare la casa dei tuoi genitori. Adesso di casa ne hai una…almeno finché non si scioglie.

Stampa la guida 24 Agosto 2012, 19:45

SOPRAVVIVENZA: COME REALIZZARE UN ‘ AMACA

COME REALIZZARE UN AMACA

Per quanto un’amaca possa apparire uno strumento lontano dall’idea di sopravvivenza occorre riconsiderare alcune delle sue peculiarità distintive; questo comodo giaciglio può difatti toglierci d’impiccio in più e più situazioni estreme e non va affatto sottovalutato. Il vantaggio di poter rimanere sospesi in aria risponde alla necessità di dormire o semplicemente riposare in luoghi dove il terreno è accidentato, fangoso, infestato, venefico, umido, acquatico o addirittura assente (es. in montagna contro parete). Sotto questa prospettiva, l’utilità di sopraelevarsi fissati a due soli punti d’appoggio è notevole e apre interessanti prospettive di sopravvivenza.

Cosa serve per costruire un’amaca

Ecco di seguito la materia prima per costruire un’amaca di fortuna:

  • Testate – Due robusti bastoni/tubi rigidi dal diametro di 4-6cm lunghi 1,5m l’uno (magari con una lievissima concavità); se ne troviamo di lunghezza differente ci toccherà riportarli alla medesima lunghezza.
  • Corda – sono necessari 9 pezzi di spago a lunghezza variabile e 2 da 3m (per un totale di circa 100-130m). Per ottenere della corda di fortuna rimandiamo all’apposita spiegazione.
  • Altro – Se non si dispone di sufficiente corda, invece che un’amaca a rete, è possibile metterne insieme una di stoffa (purchè abbastanza resistente/elastica).
  • Utensili – Può tornare molto utile una lama e una pietra ruvida rispettivamente per tagliare e levigare.

Come costruire l’amaca

Messo insieme il materiale necessario passiamo alla fase di costruzione vera e propria:

  • Area di lavoro – Per lavorare agevolmente abbiamo bisogno di uno spazio piano di almeno 6x6m: dovremo distendere ogni parte della nostra amaca a terra in modo ordinato e geometrico onde evitare di aggrovigliare i fili e vanificare ogni sforzo.
  • Le testate – Prendiamo i due bastoni e levighiamoli il più possibile (senza naturalmente minarne la solidità); se di diametro e resistenza sufficiente creiamo delle piccole rientranze ogni 10cm dove incanalare le corde che apporremo in seguito; nel fare questo non assottigliamo i bastoni e pratichiamo l’operazione solo nella parte che rivolgeremo verso il basso (fig.1A); se c’è una concavità nelle due testate va rivolta verso l’alto.
  • Infilare la testata – Prendiamo i 9 fili e pieghiamoli a metà fino ad ottenere delle asole a bocca di lupo, ciascuna delle quali va poi infilata in uno dei due bastoni in corrispondenza delle rientranze (fig.1A); alterniamo prima da un capo poi dall’altro un nodo parlato o un nodo a mezza chiave alle asole a bocca di lupo in modo tale da mantenere equilibrata l’intera struttura (fig.1B).
  • Le corde esterne – Posizioniamo ora le 2 corde da 3m agli estremi della testata curando di lasciare un certo margine dai due capi, non si devono in alcun modo sfilare (fig.1C e 1F in rosso).
  • I tiranti – Prima di elaborare la rete d’appoggio è importante lasciare pendere da ciascun nodo e da ciascuna asola abbastanza corda da poter fare più giri (almeno 2m per lato) attorno ai sostegni (fig.1F); tutte le cordicelle uscenti si intrecciano in una corda più spessa da usare in seguito per legare ampiamente l’amaca ai sostegni.
  • La rete – Dobbiamo annodare come descritto in figura 1E ed 1F il filo e a far raggiungere a ciascun capo della corda il punto simmetricamente opposto dell’altra testata; in sostanza, ad ogni incrocio con il filo opposto, occorre intrecciare lo spago (fig.1E).

L’amaca è pronta per essere posizionata. Se invece vogliamo creare un’amaca di tessuto non ci resta che mettere insieme un lungo rettangolo di stoffa, arrotolarlo intorno alle testate con delle sostanze collose e/o tramite sistemi ad incastro (si veda ad esempio il fissaggio delle sdraio da mare).

Come e dove posizionare l’amaca

Per posizionare correttamente ed in modo stabile un’amaca occorre curare:

  • I sostegni – L’amaca necessita di due robusti sostegni alla stessa altezza che mantengano la tensione delle due estremità equilibrate; per un’amaca di 4m la distanza ideale tra i due sostegni è di 3,5m; i sostegni più consoni sono due alberi robusti, ma possono andare bene anche dei pali, degli edifici, delle rocce o dei veicoli.
  • La posizione – Onde evitare che l’amaca dondoli troppo è importante fissarla in modo tale che il punto d’unione delle corde tocchi il sostegno e non vi sia corda unificata sospesa tra quel punto e il sostegno stesso.
  • Tensione e stabilità – La tensione dell’amaca non deve in alcun modo essere eccessiva o si rischierà di cadere ad ogni minimo movimento. Per aumentare la stabilità ed eliminare il dondolio è possibile legare separatamente oltre che i tiranti principali le corde laterali da 3m ad ulteriori sostegni.
  • L’altezza – La gobba che viene automaticamente a formarsi deve distare da terra un minimo di 25-30cm (calcolando un surplus a seconda dell’alterabilità dei materiali da cui è composta).
  • Il fissaggio – Per legare correttamente l’amaca ai sostegni è utile applicare un nodo parlato o un nodo paletto.

Concludiamo dicendo che la longevità dell’amaca sarà strettamente legata alla resistenza della materia prima (corda in primis), dall’uso, dal proprio peso e dalla fattura (se difatti i rombi che si vengono a formare non sono tutti sottoposti ad una tensione proporzionale alla loro posizione, la struttura finirà con il consumarsi più in fretta del previsto; a rimedio di tale evenienza rimane la possibilità di riparare le eventuali rotture).

(tratto da ArcadiaClub)

Sopravvivere: esempi di semplici ricoveri/ripari di fortuna

Immagine documentoEsempi pratici di ricoveri

Costruire un riparo temporaneo non è un’impresa impossibile ma a volte, in situazioni di pericolo e/o sopravvivenza, può essere piuttosto problematico se del tutto inesperti; complice l’agitazione si rischia di non impostare il corretto “rifugio di fortuna” o la posizione più consona. A questo proposito analizzeremo di seguito alcune tra le più semplici ed efficaci strutture di ricovero realizzabili con materiali di fortuna:

  1. A copertura – 3 sostegni appoggiati in modo equilibrato di cui 2 lunghi (della stessa lunghezza) e 1  corto o 2 corti e 1 lungo, legati in un unico punto e con una piccola apertura (ottimo per dormire).
  2. A tettoia – 5 sostegni di cui 1 lungo e 4 corti legati in due punti con un’apertura ampia (per brevi soste o riparo di oggetti utili).
  3. Tenda “indiana” – Un minimo di 3 sostegni della stessa lunghezza legati insieme in un unico punto con apertura ad appoggio (ideale per soste di media durata).
  4. Tenda comune – 5 sostegni di cui 1 lungo e 4 corti legati in due punti con apertura piccola (per soste prolungate e necessità di stoccaggio risorse).
  5. Ad appoggio – Un minimo di 4 sostegni appoggiati ad un grosso ostacolo o parete preesistente senza alcun legame (ricovero rapido di fortuna).
  6. Copertura – Copertura di tessuto o di altro materiale legato ad almeno 3 sostegni, può essere completata con tessuto spiovente ai lati (adatto a riparare dal sole e/o da piogge leggerissime).
  7. Tenda ampia – 22 sostegni (di cui 6 più lunghi da posizionare intorno all’esagono) legati in 8 punti con apertura media (struttura più complessa, per soste lunghe e/o in presenza di più persone).

Costruire un riparo: utensili e materiale necessario

Come è ovvio più le attrezzature che abbiamo con noi sono professionali/adatte allo scopo, più saremo agevolati nel portare a termine la costruzione. Detto questo è ovvio che in date circostanze occorre arrangiarsi come si può, vediamo perciò che cosa ci può essere utile:

  • Utensili – Coltelli, attrezzi da lavoro, pietre (taglienti, pesanti, ecc.), forbici.
  • Strutture portanti – Legni, pareti naturali, alberi, grandi rocce, pietre ammassate.
  • “Allacciamenti” – Corde, chiodi, picchetti, fili/lacci, stracci, colla, incastri, materiale fuso.
  • Coperture – Foglie, piante, coperte, rami, paratie/lamiere, vestiti, pelli, cartoni.

Consigli e precauzioni

Scegliamo il ricovero più adatta alle condizioni climatiche, ambientali, psicofisiche personali e temporali. In tutte le strutture esposte è importante (se è possibile):

  • Servirsi di materiale resistente, durevole e isolante (testiamolo).
  • Piantare nel terreno i sostegni e legarli saldamente tra loro (testiamoli).
  • Mettere qualcosa che separi dal terreno in modo da non esserne a diretto contatto.
  • Mantenere una piccola feritoia dalla quale poter vedere cosa accade all’esterno.
  • Prevedere un’apertura dalla quale uscire rapidamente senza demolire tutto il riparo.
  • Non usare sostegni/coperture troppo pesanti, in caso di crollo potrebbero esserci letali.
  • Progettare i pesi in modo equilibrato affinchè il ricovero non crolli (anche sotto stimoli).
  • Dislocare dei tiranti (legati a dei picchetti) per mantenere in posizione la copertura.
  • Non sollecitare la costruzione quando si è all’interno/sotto di essa

TRATTO da arcadiaclub

Approntare un riparo di fortuna: dove e perchè

Perchè un ricovero

Lo scopo principale per cui viene costruito un ricovero, fondamentalmente, è quello di conservare il più a lungo possibile il corpo proteggendolo dagli elementi naturali (rimanere caldi, asciutti e in forze). Sarà quindi basilarmente necessario:

  • Avere spazio per accendere un fuoco.
  • Dar vita a strutture sufficientemente grandi da garantire una certa comodità nei movimenti ma non tanto da disperdere il prezioso calore prodotto (ad esempio dall’accensione di un fuoco).
  • Altra esigenza irrinunciabile è quella di garantire una continua ventilazione che impedisca nell’area d’azione l’accumulo di ossido di carbonio (generato dalla combustione).

Come procedere: quali le scelte e su cosa riflettere

La realizzazione di un ricovero sicuro non risulta un’impresa impossibile ma necessita inevitabilmente l’applicazione di alcune norme teoriche e pratiche molto importanti:

  • Pericoli naturali – Il riparo deve situarsi in aree sicure rispetto a pericoli naturali (quali valanghe, piene di corsi d’acqua, caduta massi, ecc.); evitare quindi canaloni letti di fiumi (ecc.).
  • Punto strategico – Individuare un punto strategico tale da avere a portata: fonti idriche, di cibo e legna (non troppo vicine ovviamente); deve essere possibile reperire: cibo (vegetale ed eventualmente animale), materiale da ardere e da utilizzare per la costruzione (sia del riparo sia di utensili).
  • Risultare visibili – Se ci troviamo in difficoltà, la locazione che scegliamo deve inoltre essere il più possibile visibile da eventuali soccorsi; è solitamente conveniente cercare un luogo vicino ad un bosco (non propriamente al suo interno, si rischia di non essere visti).
  • Variabili d’ambiente – Tenere sempre presenti le “variabili” di “stagione” e di “locazione” (condizioni climatiche, animali, insetti, ecc.) e reagire di conseguenza; a seconda della stagione e del clima scegliere ad esempio la cima di una collina (in climi tropicali, per il benefico effetto della ventilazione che terrà lontani insetti e calore) o il riparo di un costone roccioso; in inverno e in zone impervie scegliere aree al riparo: dal vento, dal freddo e dalla neve.
  • Il terreno – La pendenza del terreno non deve essere esagerata; i terreni scoscesi potrebbero provocare slittamenti o ad esempio dannosi scompensi dovuti all’irregolare circolazione sanguigna durante il riposo.
  • Umidità – In caso di permanenza prolungata (soprattutto notturna) controllare l’umidità della zona; se esiste scelta, sono sconsigliate le zone paludose che, oltre ad essere umide sono molto probabilmente popolate da insetti con i quali sarebbe problematica una “convivenza”.
  • Per quanto – Approntare il ricovero (solidità, studio dei dettagli, ecc.) in base al tempo che si calcola di restarci; il tempo di permanenza nel luogo è fattore importante per decidere il grado di accuratezza dell’organizzazione.

Costruzione di un rifugio di emergenza

Saro’ molto diretto e schematizzato per far capire in poche parole come creare un rifugio d’emergenza in una zona boschiva a circa 1500m in pieno autunno a circa 18° giornalieri al sole..
Di RIFUGI se ne possono fare moltissimi, ma pochi realmente potrebbero reggere una bufera di neve o un’acquazzone da bosco… questo tipo di rifugi che vi riporto sono tra i migliori provati nei corsi Military Survival Extreme.


ZONA d’accampamento e Bonifica Territoriale:

-Scegliere una zona lontano dai torrenti, con alberi intorno e sopra vento.
(lontano dall’acqua causa straripamento invernale dei fiumiciattoli montani, con alberi per evitare smottamenti notturni in caso di pioggia e sopra vent, per evitare che facciate incontri “improvvisi” e ravvicinati magari con un grosso cinghiale maschio  di 150 kg all’altezza del vostra viso, lui come gli altri animali sentono il vostro odore.)

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