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.:SURVIVAL & BUSHCRAFT:.>S.B.T. – CIBO, ALBERI E PIANTE

PIANTE OFFICINALI: IL PUNGITOPO

Pungitopo
Nome scientifico: Ruscus aculeatus
Tipologia: Albero sempreverde
Potere calorifico: n/a

 

Descrizione: come riconoscere la pianta

 

Il pungitopo, tipica pianta natalizia, è diffuso nelle regioni mediterranee, soprattutto nei boschi di leccio. Si presenta come un arbusto che può raggiungere i 90 cm di altezza e dai rami dotati di piccole false foglie (rametti di appena 2-3 cm) da cui tra settembre e aprile nascono uno o due piccoli fiori bianchi. I rametti che sostituiscono la funzione delle foglie sono ovali, appiattiti, rigidi e piuttosto pungenti (caratteristica da cui deriva il loro nome). In primavera maturano i frutti: grosse bacche rosse.

Cosa può fare e come utilizzarla

 

È frequentemente utilizzato come pianta ornamentale in particolare in occasione delle festività natalizie, ma ci si può servire dei suoi frutti anche a scopo diuretico o per rinforzare le pareti dei capillari. Inoltre i suoi germogli sono molto ricercati per insalate o minestre.

 

Più da vicino…

 

Pungitopo - Dettaglio

RICONOSCERE GLI ALBERI: IL CERRO, Quercus cerris

Cerro
Nome scientifico: Quercus cerris
Tipologia: Albero a foglie caduche
Potere calorifico: n/a

 

Descrizione: come riconoscere la pianta

 

Il cerro è una pianta proveniente dall’Europa sud-orientale e dall’Asia Minore, ma diffusasi abbondantemente su tutto la catena appenninica. Questo albero raggiunge un’altezza di 35 metri ed è dotato di chioma ovale, allungata e piuttosto compatta; la sua corteccia è di un grigio cenere, fessurata nelle piante adulte e in genere dura e spugnosa. Le ghiande di circa due centimetri sono poste sui rami dell’anno passato e hanno un colore bruno tendente al rosso, con striature longitudinali. Si distingue con facilità per le sue ghiande caratteristiche.

 

 

Cosa può fare e come utilizzarla

 

Legno poco pregiato rispetto a quello di altre querce viene usato per lo più come combustibile. Le sue caratteristiche lo rendono adatto all’uso per le traverse ferroviarie, dopo l’impregnatura.

 

Più da vicino…

Cerro - Dettaglio

PIANTE OFFICINALI: EQUISETO E FARFARACCIO

Equiseto (Coda cavallina): nome

Equisetum arvense – Equisetacee

Equiseto: proprietà

I principi attivi presenti nell’equiseto sono: silice (il 10% passa come acido silicico nelle tisane), calcio, magnesio, potassio, saponina (equisetonina), glucosidi flavonici, piccole quantità di alcaloidi e tannini. Per la presenza di questi sali minerali, in una forma molecolare altamente disponibile per il nostro organismo, l’equiseto contribuisce al “metabolismo dell’osso” e favorisce la remineralizzazione del sistema osteo-articolare e dei tessuti duri come unghie e capelli. La sua assunzione è quindi indicata in caso di fragilità delle unghie, perdita dei capelli, alopecia, osteoporosi, accrescimento scheletrico degli adolescenti, postumi di fratture, artrosi (grazie all’azione che esercita sia sulla cartilagine articolare, sia sul tessuto osseo) e le tendiniti (migliora l’elasticità dei tendini).


L’equiseto, o coda cavallina, è inoltre diuretico per cui è consigliato nel trattamento dell’eliminazione di scorie metaboliche. Inoltre è capilloprotettore per la sua azione astringente sui vasi sanguigni, utile contro la fragilità capillare. La proprietà cicatrizzante lo rende un ottimo riparatore tissutale e quindi è impiegato in campo cosmetico nella preparazione di prodotti contro smagliature, rughe e cellulite.

Equiseto: descrizione

Curiosa felce con fusto (50 cm) sterile (privo di fiori e semi), dotato di cloroplasti di colore verde, rigato, con stami verticillati. La moltiplicazione è assicurata dalle spore emesse da un secondo tipo di fusto (20 cm), di colore grigio perché privo di clorofilla, che compare alla base della pianta in primavera, ed è privo di cloroplasti, con uno strobilo alla sommità. Alla caduta delle spore, lo strobilo scompare e il fusto fertile diviene simile a quello sterile.

Equiseto: habitat

É tra gli organismi più antichi della terra, l’appellativo “arvense” denota la sua presenza in zone campestri, ed effettivamente non è infrequente trovarlo su terreni incolti umidi o lungo i fossati; ma anche lungo le scarpate, ambienti ruderali, e terreni sabbiosi e argillosi.

Equiseto: cenni storici

Il nome equisetum significa propriamente “coda o crine di cavallo” ed è stata utilizzata a scopo terapeutico, sin dall’antichità romana e greca. L’equiseto è conosciuto anche come “argilla vegetale” proprio per la composizione minerale e le sue proprietà.

Equiseto: ricetta

INFUSO: 1 cucchiaio raso di equiseto sommità, 1 tazza d’acqua

Versare la pianta nell’acqua fredda, accendere il fuoco e portare a ebollizione. Far bollire qualche minuto e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo lontano dai i pasti per usufruire della sua azione remineralizzante e diuretica.

 

IL FARFARACCIO

Cos’è

 

Il farfaraccio è una pianta erbacea perenne originaria delle aree a clima temperato freddo. Annovera diverse specie e appartiene alla famiglia delle Compositae o Asteraceae. Il nome botanico è Petasites per via delle grandi foglie a forma di cuore che richiamano quelle di un grande cappello. Questa pianta era conosciuta fin dai tempi dell’antica Roma, dove i botanici di allora la usavano ai tempi di Nerone attribuendogli lo stesso nome. Le specie sono molto varie e per questo variano anche i loro nomi, tra cui troviamo il Tussilago petasites hybridus o Tussilago farfara o farfaraccio comune, il Petasites pyrenaicus e il farfaraccio bianco ( Petasite bianca). Questa pianta si sviluppa nelle zone montane e boscose, in luoghi freschi e ombreggiati, ma anche vicino alle sorgenti dei fiumi. In base alla specie può fiorire all’inizio o alla fine della primavera, da marzo a maggio, anche se alcune varietà si sviluppano a gennaio. In Italia cresce nelle zone alpine, specie la varietà petasite bianca. Il farfaraccio è conosciuto anche come bàrdano domestico, erba per la tegna, lampazzo, petrasita, barbaz, tossilagine maggiore, barde e lavassa. Si presenta con un fusto alto fino a 120 centimetri con foglie che nascono dopo la fioritura. Il farfaraccio è un tubero cioè le gemme sono sottoterra dove si trovano i rizomi e le radici. I fiori hanno una classica forma a campanaccio di colore giallo, bianco e rosa violetto. Il frutto ha la caratteristica di ricoprirsi della classica peluria detta “pappo”.

 

Proprietà

 

Il farfaraccio è una pianta dalle riconosciute proprietà officinali. L’erboristeria tradizionale usava gli estratti di farfaraccio per curare la tosse, l’asma e la rinite allergica. La tradizione popolare usa il farfaraccio anche per curare i disturbi del tratto uro-genitale, gastrointestinale, la colecisti e l’emicrania. Sembra che gli estratti di farfaraccio abbiano anche proprietà spasmolitiche., cioè inibenti gli spasmi della muscolatura liscia, infatti si usano per alleviare i dolori mestruali. Le benefiche proprietà del farfaraccio si devono ai suoi componenti principali, quali etasina e isopetasina. Si tratta di due sostanze con un forte potere vasodilatatore che permette di ridurre i fastidi dell’emicrania, inibendo il rilascio delle sostanze che scatenano il mal di testa. Gli estratti della pianta inibiscono anche il rilascio di istamina, la sostanza responsabile dell’infiammazione alla base della congestione nasale e della rinite allergica. Essendo anche emollienti, i principi attivi del farfaraccio favoriscono anche l’espettorazione, calmando il sintomo della tosse. Altri usi della pianta si riferiscono alla sua attività contro l’eccitazione nervosa e l’insonnia. Tra i suoi principi attivi ricordiamo anche: prodotti a base di zolfo, alcaloidi, flavonoidi, sali minerali e inulina. Proprio per la presenza degli alcaloidi, l’uso di estratti di farfaraccio è sconsigliato a chi soffre di problemi epatici.

 

Le 12 Spezie di cui devi fare scorta per migliorare la sopravvivenza in caso di emergenza

Il cibo pronto, il formaggio, le patate disidratate e le verdure in scatola vanno a male davvero in fretta. Se hai a disposizione spezie, erbe e condimenti, il tuo morale e anche quello del gruppo di sopravvivenza sarà sicuramente ben più alto, perché sarai in grado di trasformare un pasto povero in una vera prelibatezza. E questo tira molto su il morale in una situazione di emergenza.

Le spezie comuni:
1. sale
2. pepe nero
3. peperoncino in polvere
4. aglio in polvere
5. cipolla in polvere
6. cannella (grande anche di frutta)
7. foglie di alloro
8. prezzemolo
9. origano

Le spezie rare:
Includono, in genere, alcuni degli ingredienti già menzionati e sono troppo ricche di sodio ma stai certo che ti trasformeranno qualsiasi cibo in qualcosa di strepitoso.

1. Aromi per la carne (misti di specie fatti apposta per arrosti).
2. Miele (so bene che non è una spezia ma è il miglior additivo culinario in assoluto. In più ha una durata pressoché illimitata).
3. Wasabi in polvere ( non tutti lo amano ma mi sento di dire che se il cibo è buono, lo esalta; se è brutto sicuramente lo migliora).

Nella piramide alimentare della sopravvivenza metterei sicuramente queste spezie e questi ingredienti sul livello del cibo a lungo termine.

tratto da sopravvivenzatotale

COME USARE LE GHIANDE DEL BOSCO

 

La ghianda è un frutto commestibile che può essere consumato cotto o crudo allo stesso modo della castagna. Fu consumata dai nostri antenati fin dai tempi immemorabili, malgrado la sua amarezza e il suo effetto astringente dovuti alla quantità importante di tannino contenuta (fino al 10%).
Oltre al suo sgradevole gusto il tannino di quercia inibisce gli enzimi digestivi dell’organismo e produce composti tossici. Fortunatamente questi tannini sono solubili e facilmente eliminabili con la cottura.
Ecco un paté di ghiande saporito e nutriente:

Patè di ghiande
Sbucciare le ghiande. L’operazione può essere facilitata facendole arrostire in forno o in padella. Però se sono mature (non verdi) un altro metodo consiste nello sbattere le ghiande intere in due volumi d’acqua per mezzo di un mixer elettrico che libera la mandorla dalla scorza e permette a quest’ultima di galleggiare in superficie ed alle mandorle spezzate di andare a fondo.
Spezzare più o meno finemente le ghiande sbucciate e metterle a cuocere in un grande volume d’acqua. Togliere le pelli che galleggiano e far cuocere fintanto che l’acqua diviene bruna. Scolare l’acqua e assaggiare una ghianda: se è amara o astringente ripetere l’operazione fintanto che il gusto non sia né amaro o astringente e l’acqua chiara. Per ottenere prima tale effetto è consigliabile cuocere le ghiande spezzate finemente. Per togliere l’acqua, servirsi di un setaccio che tratterrà anche la parte più fine. Allorché ogni traccia di amaro e di astringente è scomparsa, filtrare e mescolare con del lievito alimentare, olio d’oliva, sale, aglio, cipolla, olive spezzettate, farina e, eventualmente uno o due uova. Versare questa miscela spessa in una teglia ben oliata e far cuocere a fuoco medio per una buona mezzora. Lasciar raffreddare prima di servire perché questo paté è più saporito freddo che caldo ed il suo gusto migliora ancora dopo qualche giorno.
La pasta, dopo eliminato il tannino può essere aromatizzata in differenti modi. Le bacche di ginepro sono molto indicate.

SOPRAVVIVENZA: L’ORTICA E’ LA VOSTRA SALVEZZA

Pregi e virtù dell´ortica

Due sono le specie che si trovano nelle nostre zone: Urtica urens, più chiara, dalle foglie più rotondeggianti e meno alta, raggiungendo a pieno sviluppo i 50 cm, e l’Urtica dioica, con foglie più lanceolate, di colore verde scuro e più alta, potendo raggiungere oltre il metro di altezza. La dioica è più diffusa e quindi più usata. Di questi tempi è già alta 30-40 cm ed ha le cime fresche e sane. Non rimane che dotarsi di guanti, buste e coltello e andare a farne provvista. In ogni caso entrambe le specie vanno bene ed hanno proprietà simili.

COMPOSIZIONE

Per quanto la ricerca abbia fatto molti progressi, i farmacisti e i biologi non riescono ancora ad identificare la sterminata quantità di combinazioni chimiche a cui danno vita le piante. Tuttavia molte sono le sostanze identificate per l’ortica. Limitandoci alla piante ed escludendo la radice e il seme abbiamo: i flavonoidi 2%, gli acidi vegetali organici di svariati tipi, minerali e microelementi, vitamine, clorofilla, carotenoidi, amine, leucotrieni, steroidi, glucochinini, proteine, curarine, olio essenziale, alcaloidi, triterpeni. Mettiamo in evidenza solo alcuni aspetti relativi a questi componenti. I flavonoidi proteggono i capillari e riparano le pareti dei vasi sanguigni in caso li lividi, fragilità capillare e ipertensione. In quanto a minerali l’ortica ne contiene diversi: calcio, potassio, silicio, fosforo, ferro, cloruro, sodio, manganese, boro, titanio, rame, nichel, magnesio e tracce di altri minerali. I minerali sono indispensabili per il buon svolgimento dei processi biochimici del nostro organismo. In particolare l’ alto contenuto di ferro favorisce l’emopoiesi, cioè la formazione del sangue, mentre l’alto contenuto di calcio organico é utile negli stati di carenze di questo importante elemento. Fra le vitamine troviamo le seguenti: B1, B2, B6, C, D, K, acido pantotenico, e acido folico. La vitamina D favorisce la formazione delle ossa e una giusta assimilazione del calcio nel cibo e quindi anche del calcio stesso contenuto nella pianta, nel caso in cui sia consumata cruda. Anche per usufruire a pieno della clorofilla, che colora di verde le foglie e che ha azione disintossicante e antibatterica, ideale è il consumo crudo (vedi preparazione). Il carotene, che nell’organismo si trasforma in vitamina A protegge gli occhi, la pelle e le mucose e svolge azione antiossidante. Alto è anche il contenuto di proteine (3,82 grammi su 100), superiore a quello delle piante foraggere e delle piante alimentari.

PROPRIETA’

Secondo Maria Treben, il cui libro, La salute dalla farmacia del Signore, è stato venduto per circa 5 milioni di copie, l’ortica è una delle piante che ha maggiori virtù salutari. E’ medicamentosa in tutte le sue parti, dalla radice allo stelo, dalle foglie fino al fiore e al frutto.
Per uso interno è la migliore depuratrice del sangue, è antianemica, antidiabetica, antitumorale. E’ inoltre d’aiuto nei seguenti disturbi e malattie: eczemi, dolori di testa, malattie renali, del fegato, della bile, dello stomaco, dell’intestino, della milza e dei polmoni, catarri gastrici, ipertrofia della prostata, allergie, malattie virali, stati di esaurimento. Agisce anche sul flusso mestruale, sia riducendolo quando è abbondante, che favorendolo quando è scarso. Insomma agisce beneficamente a tutto campo. Molto usata nelle cure disintossicanti e rinforzanti primaverili, per esempio bevendo per una settimana un litro e mezzo di tisana di ortica al giorno oppure del succo fresco ricavato dalla pianta. Per uso esterno è utile nelle malattie gottose e reumatiche, nella sciatica, nella lombaggine e per rinforzare il cuoi capelluto.

RACCOLTA

L’ortica è una pianta che accompagna l’uomo e cresce dove lui è presente: orna il giardino, fiancheggia i sentieri campestri, si insedia nelle discariche, prolifera nei boschi, si propaga nei luoghi che l’uomo abbandona, come nei campi incolti e attorno alle case e stalle abbandonate, vivendo dell’eredità lasciata dall’uomo. Ama l’umidità e la ricchezza in azoto e in humus. Va raccolta in luoghi sani, lontano dalle strade trafficate. Per la raccolta delle foglie ad uso alimentare, ideale è questo periodo primaverile, quando i germogli sono ancora teneri. Falciandola si hanno degli ottimi ricacci in Settembre o anche prima, a seconda del periodo della falciatura. Le cime più tenere è sempre possibile utilizzarle. Per la raccolta delle foglie a scopi officinali, con l’essiccazione della pianta, il periodo migliore va da Giugno ad Agosto, quando la pianta è fiorita, meglio all’inizio della fioritura. Scelto il periodo giusto, va raccolta preferibilmente al mattino di una giornata soleggiata e non umida, dopo che l’ eventuale rugiada se ne è andata e va messa subito ad essiccare in luogo asciutto, ventilato e riparato dal sole, dopo averne fatto dei fasci non troppo compressi. Dopo circa una settimana l’essiccazione è completata ed è bene raccogliere subito le foglie perché una esposizione troppo lunga farebbe perdere principi attivi alla pianta. Naturalmente chi non ha la possibilità di fare tutto questo, può trovare l’ortica correttamente essiccata sia in farmacia che in erboristeria.

USO E PREPARAZIONE

Per uso alimentare si può usare cruda, scottata e cotta. L’ortica cruda è particolarmente salutare, perché non perde le vitamine Se ne può fare il succo, attraverso un estrattore, si può triturare finemente e schiacciare un poco in modo che perda il potere urticante e aggiungerla ad insalate e minestre pronte, come fosse prezzemolo. Il succo va usato fresco. Cotta è ottima nelle minestre e minestroni di qualsiasi tipo, oppure si può mangiare come gli spinaci, scottata e condita con olio, limone e sale. Se ne può fare anche un’ottima frittata, dopo averla scottata in poca acqua. Un uso frequente, medicinale, è come tisana (infuso).

Infuso da foglie fresche: versare una tazza di acqua bollente su due o tre cime di ortiche e toglierle dopo 4-5 minuti. Le foglie si possono mangiare

Infuso da foglie essiccate: versare una tazza di acqua bollente su 2-4 cucchiaini di piante di ortica, lasciare in infusione per 10 minuti e poi filtrare.

RICETTA SPECIALE

Con l’ortica fresca, di questi tempi si può fare un’ottima crema da spalmare sul pane e per tartine. E’ necessario un piccolo mixer entro cui riporre tutti gli ingredienti: ortiche tagliuzzate, prezzemolo fresco spezzettato, compresi i gambi teneri, olio extravergine di oliva in abbondanza, 2-3 noci, uno spicchio di aglio, mezza mela (questi ultimi tre ingredienti sono facoltativi, a proprio gusto), limone e sale quanto basta. Mixare 2 minuti. Deve uscire una consistenza cremosa. A questo fine se è troppo densa aggiungere olio, se è troppo liquida aggiungere ortiche o prezzemolo. mettere in vasetto e riporre in frigo. Si mantiene bene un paio di settimane e più, ma è preferibile consumarla fresca.

LEZIONE SURVIVAL:COME CIBARSI IN UNA SITUAZIONE DI SOPRAVVIVENZA

COME CIBARSI IN UNA SITUAZIONE DI SOPRAVVIVENZA


In una situazione di sopravvivenza bisogna mettere da parte il i gusti difficili poichè bisogna essere pronti a mangiare qualsiasi cosa che ci dia il giusto apporto nutritivo per continuare a vivere. (Bear Grylls)


Nella giungla si possono trovare le larve, esse sono commestibili e molto nutrienti (contengono circa 140kcal), per recuperarle basta cercare nelle parti interne delle palme, le larve si nutrono delle parti marce dell’albero. Si possono mangiare crude ma meglio arrostirle su una pietra.

I coleotteri sono commestibili e si possono mangiare anche crudi togliendo la testa (bisogna evitare quelli con colori vivaci o troppo brillanti perchè sono velenosi).

Gli occhi freschi dei mammiferi si possono mangiare, essi contengono molto più proteine di una bistecca anche se per mangiarli bisogna avere stomaco forte, soprattutto se crudi.

Alcuni pesci che vivono nelle acque salate possono essere velenosi, ma quelli che vivono in acque dolci sono innocui (a parte dei rari rischi di contrarre epatite A).

Per mangiare un pesce bisogna eseguire le seguenti manovre:

– togliere testa e interiora,

– risciacquare abbondantemente

e mangiare (meglio se cotto).


La pelle del pesce ha ottimi valori nutrizionali, inoltre il pesce contiene 5 volte più proteine della carne rossa ed è ricco di minerali, previene le infezioni e aumenta le difese immunitarie.


Mangiare carne cruda in zone tropicali può essere molto pericoloso.

Se vi perdete in alta montagna per trovare cibo sia animale che vegetale dovrete necessariamente scendere di quota, ad altitudini piuttosto elevate raramente si trova mangiare in abbondanza.

 

Sopravvivenza, Kit per Caccia e Pesca e metodi per le Trappole

Nella scatola della sopravvivenza (in questo caso realizzata con un barattolino di gomme da masticare) può essere inserito un kit costituito da:
– ami di diversa grandezza, piombi sferici e filo di nylon (il galleggiante per la lenza può essere fatto con materiali di fortuna)
– lacci per la cattura di piccoli animali (realizzati come nella foto).

Realizzare delle trappole per catturare piccoli mammiferi, roditori o uccelli è abbastanza facile:è sufficiente possedere un coltello e del cordino o filo di ferro o nylon. Più difficile è individuare il punto dove piazzarle. Bisogna prestare molta attenzione alle tracce e trovare dove l’animale va a mangiare (presenza di escrementi) o transita (traccia lasciata sul terreno o nell’ erba). Può aiutare la creazione di un passaggio obbligato (disegno a dx) o un esca.

ATTENZIONE: i lacci, per la sofferenza che provocano agli animali sono VIETATI. Devono essere usati solo in caso di emergenza e per poter sopravvivere.

SURVIVAL, PIANTE COMMESTIBILI: LA MALVA, L’ORTICA, LA FELCE, IL CARDO, IL SAMBUCO

Il cardo-mariano è un ortaggio simile al carciofo. Pianta infestante cresce spontanea nei campi incolti e nei pascoli . Del cardo possono essere utilizzati sia i gambi che le foglie più giovani dopo aver tolto eventuali spine.

Pianta molto utilizzata a scopi terapeutici: le radici e la corteccia sono lassative. Il sambuco è difusissimo e si trova nei campi incolti e lungo i sentieri e i ruscelli. I giovani getti terminali, bolliti a lungo, possono essere mangiati.

 

Si tratta di altre due piante diffusissime e facili da riconoscere: la felce cresce nelle zone umide e in ombra. Possono essere usate le radici e i gambi dopo pulitura e bollitura.

 

 

 

 

 

 

La malva cresce nei campi e lungo i sentieri: le foglie, nonostante il sapore particolare, possono essere usate come una normale insalata.

Pianta alta fino a 200 cm diffusissima in tutto il mondo e facilmente riconoscibile. Molto usata come pianta medicinale, sia le foglie che i germogli, bolliti, risultano essere commestibili.

FONTE

Sopravvivenza: Piante Curative e Commestibili, Il Polypodium Vulgare

Famiglia: Polipodiacee

Nome volgare: Polipodio comune. Felce dolce

Caratteristiche:Felce provvista di un rizoma strisciante, lungo 20-30 cm, verde-marrone nella superficie esterna e verde chiaro nella sezione, e ricoperto da numerose squamette brune; il rizoma striscia nelle fessure delle cortecce degli alberi o delle rocce.
Le fronde sorgono all’apice del rizoma, hanno un lungo picciolo cilindrico di colore verde, il contorno del lembo è triangolare-allungato; sono pennato-partite e divise in lobi alterni: questi sono lanceolato-lineari con la base slargata e confluente in quella del successivo, quelli verso la base hanno tutti la stessa lunghezza mentre verso l’apice diventano a mano a mano più piccoli; il margine è intero o talvolta appena denticolato.
Le felci non producono fiori ma nella pagina inferiore delle fronde sono presenti delle formazioni dette sori: questi sono disposti ai lati della nervatura dei lobi, hanno forma circolare e sono composti da numerosi sporangi.
Negli sporangi vengono prodotte le spore di dimensioni microscopiche che hanno la funzione di assicurare la riproduzione della specie.

Habitat: Su vecchi alberi , sulle rocce e sui muri.0-2400 m.Marzo settembre

Proprietà farmaceutiche: Arimatizzanti, rinfrescanti, lassative, tossifughe, antiinfiammatorie. (Droga usata: il rizoma o radice).

In decotto, contro la tosse, ed anche come tonico e febbrifugo.

Uso alimentare s.f. felce dolce (Polypodium vulgare )falsa liquirizia. Il suo rizoma (o radice) zuccherino era apprezzato dai bambini, che lo masticavano con piacere.

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