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Sopravvivenza: Piante Curative e Commestibili, Il Pungitopo

Caratteristiche generali

 

Il pungitopo, il cui nome scientifico è Ruscus aculeatus, appartiene alla famiglia delle Liliaceae ed è una pianta originaria del bacino del Mediterraneo ma la ritroviamo dall’Europa centrale, al nord Africa e al sud ovest dell’Asia fino ad un’altitudine di 1200 m.

E’ una pianta sempreverde, caratterizzata da numerose spine e forma dei cespugli molto intricati.

Il Ruscus aculeatus è provvisto di un rizoma strisciante dal quale si sviluppano sia le radici avventizie legnose che i fusti (turioni) che assumo portamento eretto e rigido, alti anche 1m, di colore verde molto scuro.

Da questo fusto si formano dei fusti secondari che prendono il nome di cladodi disposti in modo alternato, appiattiti (in pratica sono quelli che normalmente confondiamo con le foglie). Questi cladodi sono molto importanti nella fisiologia della pianta in quanto sono preposti allo svolgimento della fotosintesi clorofilliana perchè le vere foglie  non sono visibili nella parte aerea della pianta in quanto sono delle piccole squame che avvolgono la parte sotterranea del fusto e sono di colore rossastro-bianco nella pagina inferiore.

Il pungitopo è una pianta dioica vale a dire che esistono piante che portano solo fiori femminili e piante che portano solo fiori maschili.

I fiori femminili sono solitari, privi di picciolo  e sono inserito al centro della pagina inferiore dei cladodi all’ascella di una piccola foglia verde o bianca e portano 6 tepali divisi a gruppi di tre (tre interni più corti e 3 esterni più lunghi). Di solito compaiono a partire dal mese di febbraio e fino a giugno ed in autunno.

 

 

I fiori maschili  sono provvisti di picciolo e formati da sei stami uniti a due a due.

Il frutto del pungitopo è una bacca di colore rosso vivo e contiene 1-2 semi.  

Proprietà pungitopo

I principi attivi del pungitopo (Ruscus aculeatus) sono:  oli essenziali quali canfora, acetato di linalile, acetato di bornile, linalolo, anetolo e resine. Contengono inoltre diversi sali minerali quali calcio e nitrato di potassio;  fitosteroli quali la ruscogenina, neuroscogenina, ruscina ed altri; diversi flavonoidi; zuccheri; acidi grassi ed acidi organici.

Le sue proprietà sono legate principalmente ai fitosteroli che conferiscono al pungitopo proprietà diuretiche con l’eliminazione dei cloruri, sedativo ed antinfiammatorio delle vie urinarie, ha effetti benefici nei confronti dei calcoli renali, cistiti, gotta, artrite e reumatismi non articolari.

Il pungitopo è utile anche nella terapia delle vene varicose con un’azione vasocostrittore esercitata soprattutto a livello dei capillari (è infatti il più potente vasocostrittore naturale che si conosca). Ha un’azione antinfiammatoria che agisce diminuendo la fragilità capillare, aumentando il tono della parete venosa favorendo quindi la circolazione del sangue che si traduce in diminuzione della pesantezza e del gonfiore delle gambe. 

Esplica anche un effetto benefico nei confronti delle emorroidi e delle flebiti.

Il pungitopo dalla vecchia farmacopea è considerato un diaforetico entra infatti nella “composizione delle cinque radici”  assieme al finocchio, asparago, prezzemolo e sedano.

Parti utilizzate della pianta

Del pungitopo si utilizza il rizoma che va raccolto in autunno o all’inzio della primavera, prima della comparsa dei turioni. Va ripulito dalla terra e quindi tagliato e fatto essicare al sole o in stufa e conservato in sacchetti di carta. 

Possono essere usati anche i turioni del pungitopo in quanto contengono gli stessi principi attivi.  

Come si utilizza il ruscus aculeatus

Il rizoma o i turioni essiccati possono essere utilizzati per uso interno come tintura da bere per le infezioni delle vie urinarie; come decotto contro le emorroidi, varici, flebiti e come diuretico.

Per uso esterno è usato per le gambe gonfie e per le emorroidi facendo dei lavaggi, bagni, pediluvi o impacchi con garze imbevute di decotto.  

L’estratto secco viene usato per l’igiene intima e come anticellulite e per tutti i trattamenti contro le pelli sensibili ed infiammate. E’ ottimo anche come dopobarba. Si possono anche usare le creme a base di pungitopo in caso di couperosa e rossori permanenti.

Ancora…Piante commestibili!

 

La parietaria è una pianta infestante comunissima; alta fino a 70 cm cresce soprattutto lungo i muri e tra i sassi; le foglie private del gambo e bollite possono essere mangiate.


Numerose sono le piante commestibili (frutti, bacche, funghi, erbe ecc.) però è necessario
conoscerle e avere sempre la certezza che quello che stiamo per mangiare non sia velenoso.
E’ sempre bene evitare di mangiare bacche (specie quelle molto colorate) e funghi,
a meno di non avere la certezza matematica che si tratti di una specie commestibile.
Se abbiamo anche il minimo dubbio (sono molte le piante che si assomigliano!) dobbiamo evitare di mangiarle oppure ingoiare una minima quantità e attendere almeno 8 ore; per maggiore sicurezza ripetere l’ operazione. Se non presentiamo nessun disturbo allora vuol dire che la pianta non è tossica. Nelle foto due piante commestibili:
– a sin. il CORBEZZOLO, pianta molto diffusa che produce frutti assai piacevoli al gusto. La pianta ha il tronco con la corteccia a scaglie e le foglie dentellate.
– a des. il CILIEGIO A GRAPPOLO (o PADO), con frutti piccoli di colore marrone scuro o nero (la polpa si presenta più chiara). L’ albero ha la corteccia liscia di colore grigio mentre le foglie sono lanceolate.

SOPRAVVIVENZA: Regole Fondamentali per distinguere una pianta commestibile da una non mangiabile

I vegetali sono molto più semplici da trovare della carne, il corpo umano può sopravvivere tranquillamente cibandosi di soli vegetali anche per lunghi periodi.

 

Al mondo esistono innumerevoli piante, ed praticamente impossibile conoscerle e distinguerle tutte, anche per i più esperti.

 

Esistono però delle regole base che permettono di cibarsi con i vegetali in modo quasi sicuro:

 

 

  • LA COTTURA è IMPORTANTISSIMA in quanto elimina i germi e le sostanze velenose.

 

  • MAI mangiare FUNGHI, ne esistono molte specie velenose e non vale la pena rischiare anche perchè il loro apporto proteico è veramente bassissimo. La cottura o la bollitura non elimina le sostanze tossiche e velenose dai funghi. Non rischiate non esistono antidoti per i funghi velenosi.
  • Se non siete sicuri della commestibilità di una pianta evitatela a priori, meglio soffrire i morsi della fame, che mangiare e poi stare male.

 

  • Si possono mangiare con tranquillità tutte le verdure selvatiche tipo radici, bulbi, tuberi che corrispondono a quelle domestiche, es. carote, rape, cipolle, patate…
  • Non mangiare bacche gialle o bianche (sono velenose) o rosse (molte sono velenose anche se non tutte). Mentre quelle blu o nere in genere si possono mangiare.

 

  • Sono mangiabili le piante che vengono consumate dai MAMMIFERI e dagli UCCELLI.

 

  • NON MANGIARE le piante che contengono liquido biancastro e densolinfa lattiginosa (possono essere velenose), oppure piante che sono molto amare e disgustose o che hanno un colore appariscente e brillante.
  • Tutti i cereali sono commestibili (Mais, Frumento, Riso, Miglio, Orzo, Sorgo, Avena, Segale, Triticale, Grano saraceno, Fonio e Quinoa).

 

  • NON mangiare i cereali che hanno escrescenze nerastre al posto dei semi.
  • Non mangiare piante con la linfa colorata, che abbiano i frutti suddivisi in 5 segmenti, erbe con peluria su steli e foglie.

 

  • Se ci si accorge di avere ingerito del cibo tossico, provocare subito il vomito (inserendo una o più dita fino al fondo della gola), bere acqua salata e latte.

 

  • Assaggiare sempre le piante che non si conoscono in piccole dosi, se masticando non si sentono particolari gusti cattivi come pizzicori, bruciori, sapore amaro, acido o saponoso si possono ingoiare. Se dopo 6 o 8 ore non si presentano reazioni come vomito, dolori allo stomaco o diarrea si possono considerare alimentari.
  • Evitate di mangiare le foglie vecchie cadute in terra.
  • Molte solanacee contengono solanina nelle parti verdi come germogli, fiori, fusto, foglie e tuberi.
  • La maggiorparte delle fabaceae sono commestibili e si trovano in qualsiasi regione del globo (fagiolo, pisello, fava, lupino, cece, arachide, soia, lenticchia
  • Anche se le piante di pomodori e patate sono commestibili bisogna evitarne le parti verdi poichè sono tossiche e possono provocare addirittura la morte. Evitare tassativamente le patate di colore verde.
  • Evitate le felci mature, mangiate solo i suoi germogli. Oltre 200 tipi di felci presenti nella flora dell’emisfero sopra l’equatore sono commestibili da giovani.
  • La maggior parte dei frutti sono commestibili crudi, se però trovate un frutto sconosciuto dai colori troppo vivaci non azzardate.
  • Nel dubbio evitare sempre i bulbi.
  • Le piante che provocano irritazioni della pelle non dovrebbero essere mangiate (strofinate la linfa sul lato interno dell’avambraccio, se si irrita e si gonfia evitatela).
  • Evitare le piante che hanno i fiori a forma di ombrello (questo non vale per carote e prezzemolo).
  • Di solito le piante che crescono in mezzo all’acqua e in luoghi particolarmente umidi si possono mangiare (es. alghe).
  • Le alghe mangiabili si possono trovare in acque poco profonde dove formano strati molto densi sulle rocce o sul pelo dell’acqua che galleggiano.
  • Bollire o arrostire sempre i tuberi che si trovano nel sottosuolo.
  • Se una parte di un pianta è commestibile questo non vale per tutte le sue altre  parti.
  • E’ sempre utile conoscere le piante più velenose in modo da evitarle subito. Le più velenose: CICUTA acquatica e maggiore, giglio della stella, aconito napello, belladonna, stramonio comune, giusquiamo nero, lupino, digitale, speronella e cornetta.
  • Fiori e bacche mature (tranne i semi al loro interno) di sambuco si possono mangiare, il resto della pianta contiene cianuro, da evitare. Con i fiori è possibile fare uno sciroppo ottimo per dissetarsi.

 

  • Si può mangiare la corteccia interna di un albero quella più vicina al legno. Si mangia cruda. Non mangiare quella esterna.
  • Si può fare un buon porridge bollendo in acqua l’avena.
  • Tutti i tipi di noci sono commestibili. Si mangiano crudi. Le ghiande invece si cucinano.
  • Radici e rizomi di piante commestibili si possono mangiare. Stessa cosa vale per i germogli (bollirli sempre).
  • Se trovate arbusti di oleandro non mangiateli perché sono velenosi, e se trovate sorgenti d’acqua nelle sue vicinanze fate molta cautela poichè la linfa dell’oleandro potrebbe aver avvelenato le acque. La pianta di oleandro (si riconosce per i fiori a 5 petali di color rosa) è velenosa in tutte le sue parti (foglie, fiori, linfa, radici, semi, corteccia e rami). Se usate la legna di oleandro per cuocere del cibo allo spiedo sicuramente lo avvelenereste. L’oleandro provoca tachicardia, vomito, tremori, diarrea, sonnolenza, può anche portare al coma.

 

  • Le parti schiacciate di foglie, germogli e frutti che odorano di mandorle bisogna evitarle.
  • Non mangiare muffe e cibi ammuffiti.
  • Gomme e resine di alberi sono molto nutrienti.
  • Molte piante anche se commestibili potrebbero scatenare una reazione allergica, ecco perchè è molto importante conoscere a quali piante si è intolleranti (il test principale per la diagnosi di allergia è il test cutaneo “prick-test“). Se si è soggetti allergici è sempre utile avere a portata di mano degli antistaminici che dovremmo avere sempre nel nostro kit di sopravvivenza.

Survival: Nutrirsi nel bosco

Cibarsi nel bosco o in qualsiasi Giungla non e’ per niente facile di primo approccio.
Se non si conoscono le regole basilari si puo’ morire di fame e di inedia.
Per un Survivor, come, quando e specialmente “dove” mangiare non e’ cosa semplice, ma tutti se impratichiti ci possono riuscire.


Il bosco dà molte risorse, molte piu’ di quanto vi aspettate, basta saper “carpire” l’ordine delle cose; voi direte “che centra l’ordine?”…Certamente, “L’ordine” vi rispondo io, poiche’ il “pensare” e’ dettato dall’intelligenza… quest’ultima sara’ predominante nella vostra riuscita di vita o morte.

 

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Nutrirsi nel bosco: l’Ortica

URTICA DIOICA (urticacee)

Nomi volgari: ortica

Habitat: comunissima dovunque fino a 2400 mt s.l.m. ma soprattutto lungo i cigli delle strade, tra le macerie e ai margini dei boschi. Preferisce luoghi ombrosi e fertili.

Riconoscimento: è una pianta erbacea alta fino a 1,5 m con fusto eretto a sezione quadrangolare. Le foglie sono opposte, a forma di cuore, con margine dentato. La pianta è tutta ricoperta da peli allargati alla base dove è contenuto un acido urticante. Al minimo urto la sensibilissima e fragilissima punta si spezza diventando estremamente tagliente così da penetrare nella pelle (se non punge non è ortica).

Durante tutta l’estate forma piccoli fiori giallo-verdastri all’ascella delle foglie raccolti in spighe. I frutti sono costituiti da semi ricoperti da un guscio marrone con un ciuffo di peli all’apice.

Di solito la si trova in gruppi di piante abbastanza numerosi.

Raccolta: il periodo ideale per la raccolta è la primavera ma in pratica si può raccogliere da febbraio-marzo quando compaiono i primi germogli fino ad ottobre-novembre quando il freddo la fa morire. Si raccoglie tutta la pianta tagliandola a 10 cm da terra. Quando ormai è fiorita si possono raccogliere le singole foglie. Quando si taglia la pianta alla base questa emette nuovi germogli e dopo un po’ di tempo è possibile raccogliere di nuovo. Può anche essere essiccata per utilizzarla in seguito ma ce ne è talmente tanta in giro che potrebbe essere una fatica inutile.

Proprietà: è ricca di clorofilla, vitamine A, C e K e sali minerali, specialmente di ferro, fosforo, magnesio, calcio e silicio.

Impiego: è una delle piante selvatiche più conosciute ed utilizzate ed ha un sapore superiore a quello delle verdure usate comunemente. I giovani germogli o le foglie sono impiegati, dopo cottura, per preparare frittate, sformati e risotti; è ottima anche bollita e condita con olio e limone o semplicemente nei boschi con un pizzico di sale. Può essere mangiata anche cruda ma attenzione ai peli urticanti. E’ un ottima dieta in casi estremi e di sopravvivenza.
Con le foglie secche si può fare un buon infuso remineralizzante.
Per uso cosmetico se ne fanno lozioni, impacchi e sciacqui per la cura delle pelli seborroiche, contro la forfora e la caduta dei capelli.
Lasciata macerare per una ventina di giorni costituisce un ottimo antiparassitario e remineralizzante per le piante dell’orto.

Avvertenze: non mangiare i semi. Va raccolta con i guanti o protezione per le mani a causa delle sostanze urticanti contenute nei peli che ricoprono fusto e foglie.

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