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.:SURVIVAL & BUSHCRAFT:.>S.B.T. – CIBO, ALBERI E PIANTE

20 usi alternativi delle patate ai loro impieghi culinari

Le patate si prestano ad essere impiegate in numerosissime ricette di cucina e sono tra gli ortaggi più amati da portare sulla tavola, molto apprezzate anche da parte di bambini per il loro buon sapore. Esse possono rappresentare un valido aiuto come dei veri e propri rimedi naturali per la cura della salute e della bellezza, ma anche della casa e del giardino.

Ecco venti usi delle patate alternativi ai loro impieghi culinari.

Uso delle patate per migliorare SALUTE E BELLEZZA

1) patate contro Scottature solari

Fette e bucce di patate rappresentano uno dei più noti rimedi naturali da applicare sulla pelle in caso di scottature solari. L’effetto calmantedei bruciori e lenitivo dei rossori delle patate è attribuito al loro contenuto di amido.

2) patate come trattamento antietà

L’acqua di cottura della patate può essere conservata e lasciata raffreddare o intiepidire, per poi essere impiegata per la detersione del viso. Ad essa vengono attribuite delle proprietà benefiche come trattamento antietà.

3) patate contro Borse e occhiaie

Un rimedio naturale per attenuare borse ed occhiaie è costituito dall’applicazione nelle zone interessate di fettine sottili di patate. La loro azione permetterà di ridurre sia il gonfiore che i segni causati dalla stanchezza.

4) patate contro il Mal di testa

Tra i rimedi naturali per alleviare il mal di testa, vi è l’utilizzo di fettine di patata da strofinare sulle tempie con movimenti circolari e con delicatezza, in modo da alleviare i fastidi. Sappiamo che il mal di testa può essere molto fastidioso. Mettere all’opera questo rimedio naturale è molto semplice e rapido. Tentar non nuoce.

5) patate contro l’Insonnia

Si dice che mangiare delle patate lessate per cena possa favorire un buon sonno ristoratore. Ciò sarebbe dovuto alla capacità delle patate di riequilibrare l’acidità del nostro stomaco, in modo tale che problemi di digestione non ci disturbino durante il sonno.

6) patate contro le Verruche

L’utilizzo di patate rappresenta un rimedio naturale tipico della tradizione popolare al fine di accelerare la scomparsa delle verruche. Una fettina di patata dovrebbe essere strofinata ogni giorno sulla verruca, fino alla sua scomparsa. Il contenuto di potassio e di vitamina C delle patate potrebbe essere la chiave per la risoluzione del problema.

7) Maschera per il viso di patate

Una maschera per il viso dall’effetto emolliente può essere ottenuta mescolando una patata lessata ed in seguito schiacciata con una forchetta ad un cucchiaino di succo di limone. La maschera deve essere applicata sul viso e lasciata agire per una decina di minuti, prima di essere risciacquata con acqua tiepida.

8) Impacchi caldi e freddi

Le patate mantengono a lungo le temperature sia calde che fredde. Per questo motivo possono essere utilizzate per effettuare degli impacchi alla temperatura desiderata in sostituzione della borsa dell’acqua calda o del ghiaccio, dopo averle riscaldate o raffreddate ed avvolte in una garza o in un fazzoletto.

9) curare l’Acne con le patate

Un semplice rimedio naturale contro foruncoletti, punti neri e piccole imperfezioni consiste nello strofinare sulla parte interessata una fettina di patata cruda, in modo che il succo in essa contenuto possa entrare a contatto con la pelle e possa essere lasciato agire per alcuni minuti prima di risciacquare, in modo da favorire la guarigione e la scomparsa delle imperfezioni.

10) Reumatismi

Il succo di patata cruda è considerato come un ottimo rimedio naturale contro i reumatismi. La tradizione popolare vede inoltre l’impiego di impacchi a base di patata sulle zone interessate dai dolori, con particolare riferimento al collo, al fine di alleviarli.

Uso delle patate per i problemi di CASA E GIARDINO

11) Macchie e colla sulle mani

Per agevolare la rimozione di macchie e di colla dalle mani, si consiglia di strofinare su di esse una fettina di patata cruda, prima di procedere al normale lavaggio. L’azione dell’amidoammorbidisce la pelle e facilita la rimozione di residui di colla e sporco.

12) Sale in eccesso

Se avete esagerato con l’aggiunta di sale nell’acqua della pasta o nel brodo per il minestrone o la zuppa, e ve ne rendete conto mentre la pentola si trova ancora sul fuoco, aggiungete alla preparazione una piccola patata intera, che assorbirà il sale in eccesso.

13) Pulizia delle scarpe

Per la pulizia delle scarpe costituite da materiali impermeabili e per quanto riguarda le suole in gomma, è possibile facilitare la rimozione dello sporco strofinando le parti interessate con una fettina di patata cruda, prima di passare all’utilizzo di un panno o di una spazzola per le scarpe.

14) Compost

Non dimenticate di conservare le bucce di patata e di destinarle alla vostra compostiera da balcone o al cassone per il compost che avete posizionato vicino al vostro orto o in giardino. In questo modo alleggerirete la quantità dei rifiuti prodotti quotidianamente da destinare allo smaltimento.

15) Orto

Potreste pensare di conservare alcune delle vostre patate per provare a piantarle nel vostro orto o in un vaso. Prima di piantare le patate, è necessario che esse inizino a germogliare. Perché ciò avvenga, devono essere riposte in un luogo luminoso per alcuni giorni. Se dalle patate conservate in cantina o in dispensa alcuni germogli hanno iniziato a spuntare, approfittatene per utilizzarle per la nascita di nuove piantine. E’ consigliabile tagliare le patate germogliate in varie parti prima di interrarle.

16) Pulizia di attrezzi arrugginiti

Per la pulizia di attrezzi arrugginiti, si consiglia di strofinare gli stessi utilizzando dapprima dellefettine di patate crude ed in seguito della cenere di legna. L’impiego delle patate dovrebbe contribuire a facilitare la rimozione della ruggine.

17) Patate per la Pulizia dell’argenteria

Un semplice rimedio per pulire e lucidare l’argenteria consiste nel conservare l’acqua di cottura, non salata, delle patate. Le patate devono essere rimosse dalla loro acqua di cottura e l’argenteria deve essere lasciata immersa nel liquido tiepido per un’ora, prima di essere risciacquata.

18) Stampini decorativi

Ecco un’idea semplicissima per realizzare degli stampini decorativi che i bambini possono utilizzare per i lavoretti. Si tratta semplicemente di suddividere una patata a metà e di intagliare delle forme geometriche nella sua polpa. La patata verrà immersa nei colori a tempera ed utilizzata come se si trattasse di uno stampino.

19) Vasi di fiori

Se avete deciso di decorare la tavola con dei fiori recisi a stelo lungo, ma non avete a disposizione i materiali utilizzati dai fioristi in cui fissare gli steli in modo che i fiori rimangano nella posizione desiderata, sostituite il tutto con una patata tagliata a metà da utilizzare come base.

20) Gerani

Una patata cruda può essere utilizzata nel trapianto dei vostri nuovi gerani, in modo da dare a questi fiori il nutrimento loro necessario. Praticate un foro nella patata, inserite lo stelo e piantate il tutto in un vaso ricolmo di terriccio.

Condividete questo articolo utilizzando gli appositi bottoni di sharing, aiuterete qualcuno che non sa ancora i fantastici utilizzi di una semplice patata!

 

PIANTE OFFICINALI: EQUISETO E FARFARACCIO

Equiseto (Coda cavallina): nome

Equisetum arvense – Equisetacee

Equiseto: proprietà

I principi attivi presenti nell’equiseto sono: silice (il 10% passa come acido silicico nelle tisane), calcio, magnesio, potassio, saponina (equisetonina), glucosidi flavonici, piccole quantità di alcaloidi e tannini. Per la presenza di questi sali minerali, in una forma molecolare altamente disponibile per il nostro organismo, l’equiseto contribuisce al “metabolismo dell’osso” e favorisce la remineralizzazione del sistema osteo-articolare e dei tessuti duri come unghie e capelli. La sua assunzione è quindi indicata in caso di fragilità delle unghie, perdita dei capelli, alopecia, osteoporosi, accrescimento scheletrico degli adolescenti, postumi di fratture, artrosi (grazie all’azione che esercita sia sulla cartilagine articolare, sia sul tessuto osseo) e le tendiniti (migliora l’elasticità dei tendini).


L’equiseto, o coda cavallina, è inoltre diuretico per cui è consigliato nel trattamento dell’eliminazione di scorie metaboliche. Inoltre è capilloprotettore per la sua azione astringente sui vasi sanguigni, utile contro la fragilità capillare. La proprietà cicatrizzante lo rende un ottimo riparatore tissutale e quindi è impiegato in campo cosmetico nella preparazione di prodotti contro smagliature, rughe e cellulite.

Equiseto: descrizione

Curiosa felce con fusto (50 cm) sterile (privo di fiori e semi), dotato di cloroplasti di colore verde, rigato, con stami verticillati. La moltiplicazione è assicurata dalle spore emesse da un secondo tipo di fusto (20 cm), di colore grigio perché privo di clorofilla, che compare alla base della pianta in primavera, ed è privo di cloroplasti, con uno strobilo alla sommità. Alla caduta delle spore, lo strobilo scompare e il fusto fertile diviene simile a quello sterile.

Equiseto: habitat

É tra gli organismi più antichi della terra, l’appellativo “arvense” denota la sua presenza in zone campestri, ed effettivamente non è infrequente trovarlo su terreni incolti umidi o lungo i fossati; ma anche lungo le scarpate, ambienti ruderali, e terreni sabbiosi e argillosi.

Equiseto: cenni storici

Il nome equisetum significa propriamente “coda o crine di cavallo” ed è stata utilizzata a scopo terapeutico, sin dall’antichità romana e greca. L’equiseto è conosciuto anche come “argilla vegetale” proprio per la composizione minerale e le sue proprietà.

Equiseto: ricetta

INFUSO: 1 cucchiaio raso di equiseto sommità, 1 tazza d’acqua

Versare la pianta nell’acqua fredda, accendere il fuoco e portare a ebollizione. Far bollire qualche minuto e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo lontano dai i pasti per usufruire della sua azione remineralizzante e diuretica.

 

IL FARFARACCIO

Cos’è

 

Il farfaraccio è una pianta erbacea perenne originaria delle aree a clima temperato freddo. Annovera diverse specie e appartiene alla famiglia delle Compositae o Asteraceae. Il nome botanico è Petasites per via delle grandi foglie a forma di cuore che richiamano quelle di un grande cappello. Questa pianta era conosciuta fin dai tempi dell’antica Roma, dove i botanici di allora la usavano ai tempi di Nerone attribuendogli lo stesso nome. Le specie sono molto varie e per questo variano anche i loro nomi, tra cui troviamo il Tussilago petasites hybridus o Tussilago farfara o farfaraccio comune, il Petasites pyrenaicus e il farfaraccio bianco ( Petasite bianca). Questa pianta si sviluppa nelle zone montane e boscose, in luoghi freschi e ombreggiati, ma anche vicino alle sorgenti dei fiumi. In base alla specie può fiorire all’inizio o alla fine della primavera, da marzo a maggio, anche se alcune varietà si sviluppano a gennaio. In Italia cresce nelle zone alpine, specie la varietà petasite bianca. Il farfaraccio è conosciuto anche come bàrdano domestico, erba per la tegna, lampazzo, petrasita, barbaz, tossilagine maggiore, barde e lavassa. Si presenta con un fusto alto fino a 120 centimetri con foglie che nascono dopo la fioritura. Il farfaraccio è un tubero cioè le gemme sono sottoterra dove si trovano i rizomi e le radici. I fiori hanno una classica forma a campanaccio di colore giallo, bianco e rosa violetto. Il frutto ha la caratteristica di ricoprirsi della classica peluria detta “pappo”.

 

Proprietà

 

Il farfaraccio è una pianta dalle riconosciute proprietà officinali. L’erboristeria tradizionale usava gli estratti di farfaraccio per curare la tosse, l’asma e la rinite allergica. La tradizione popolare usa il farfaraccio anche per curare i disturbi del tratto uro-genitale, gastrointestinale, la colecisti e l’emicrania. Sembra che gli estratti di farfaraccio abbiano anche proprietà spasmolitiche., cioè inibenti gli spasmi della muscolatura liscia, infatti si usano per alleviare i dolori mestruali. Le benefiche proprietà del farfaraccio si devono ai suoi componenti principali, quali etasina e isopetasina. Si tratta di due sostanze con un forte potere vasodilatatore che permette di ridurre i fastidi dell’emicrania, inibendo il rilascio delle sostanze che scatenano il mal di testa. Gli estratti della pianta inibiscono anche il rilascio di istamina, la sostanza responsabile dell’infiammazione alla base della congestione nasale e della rinite allergica. Essendo anche emollienti, i principi attivi del farfaraccio favoriscono anche l’espettorazione, calmando il sintomo della tosse. Altri usi della pianta si riferiscono alla sua attività contro l’eccitazione nervosa e l’insonnia. Tra i suoi principi attivi ricordiamo anche: prodotti a base di zolfo, alcaloidi, flavonoidi, sali minerali e inulina. Proprio per la presenza degli alcaloidi, l’uso di estratti di farfaraccio è sconsigliato a chi soffre di problemi epatici.

 

RICONOSCERE GLI ALBERI: IL CERRO, Quercus cerris

Cerro
Nome scientifico: Quercus cerris
Tipologia: Albero a foglie caduche
Potere calorifico: n/a

 

Descrizione: come riconoscere la pianta

 

Il cerro è una pianta proveniente dall’Europa sud-orientale e dall’Asia Minore, ma diffusasi abbondantemente su tutto la catena appenninica. Questo albero raggiunge un’altezza di 35 metri ed è dotato di chioma ovale, allungata e piuttosto compatta; la sua corteccia è di un grigio cenere, fessurata nelle piante adulte e in genere dura e spugnosa. Le ghiande di circa due centimetri sono poste sui rami dell’anno passato e hanno un colore bruno tendente al rosso, con striature longitudinali. Si distingue con facilità per le sue ghiande caratteristiche.

 

 

Cosa può fare e come utilizzarla

 

Legno poco pregiato rispetto a quello di altre querce viene usato per lo più come combustibile. Le sue caratteristiche lo rendono adatto all’uso per le traverse ferroviarie, dopo l’impregnatura.

 

Più da vicino…

Cerro - Dettaglio

Le 12 Spezie di cui devi fare scorta per migliorare la sopravvivenza in caso di emergenza

Il cibo pronto, il formaggio, le patate disidratate e le verdure in scatola vanno a male davvero in fretta. Se hai a disposizione spezie, erbe e condimenti, il tuo morale e anche quello del gruppo di sopravvivenza sarà sicuramente ben più alto, perché sarai in grado di trasformare un pasto povero in una vera prelibatezza. E questo tira molto su il morale in una situazione di emergenza.

Le spezie comuni:
1. sale
2. pepe nero
3. peperoncino in polvere
4. aglio in polvere
5. cipolla in polvere
6. cannella (grande anche di frutta)
7. foglie di alloro
8. prezzemolo
9. origano

Le spezie rare:
Includono, in genere, alcuni degli ingredienti già menzionati e sono troppo ricche di sodio ma stai certo che ti trasformeranno qualsiasi cibo in qualcosa di strepitoso.

1. Aromi per la carne (misti di specie fatti apposta per arrosti).
2. Miele (so bene che non è una spezia ma è il miglior additivo culinario in assoluto. In più ha una durata pressoché illimitata).
3. Wasabi in polvere ( non tutti lo amano ma mi sento di dire che se il cibo è buono, lo esalta; se è brutto sicuramente lo migliora).

Nella piramide alimentare della sopravvivenza metterei sicuramente queste spezie e questi ingredienti sul livello del cibo a lungo termine.

tratto da sopravvivenzatotale

COME USARE LE GHIANDE DEL BOSCO

 

La ghianda è un frutto commestibile che può essere consumato cotto o crudo allo stesso modo della castagna. Fu consumata dai nostri antenati fin dai tempi immemorabili, malgrado la sua amarezza e il suo effetto astringente dovuti alla quantità importante di tannino contenuta (fino al 10%).
Oltre al suo sgradevole gusto il tannino di quercia inibisce gli enzimi digestivi dell’organismo e produce composti tossici. Fortunatamente questi tannini sono solubili e facilmente eliminabili con la cottura.
Ecco un paté di ghiande saporito e nutriente:

Patè di ghiande
Sbucciare le ghiande. L’operazione può essere facilitata facendole arrostire in forno o in padella. Però se sono mature (non verdi) un altro metodo consiste nello sbattere le ghiande intere in due volumi d’acqua per mezzo di un mixer elettrico che libera la mandorla dalla scorza e permette a quest’ultima di galleggiare in superficie ed alle mandorle spezzate di andare a fondo.
Spezzare più o meno finemente le ghiande sbucciate e metterle a cuocere in un grande volume d’acqua. Togliere le pelli che galleggiano e far cuocere fintanto che l’acqua diviene bruna. Scolare l’acqua e assaggiare una ghianda: se è amara o astringente ripetere l’operazione fintanto che il gusto non sia né amaro o astringente e l’acqua chiara. Per ottenere prima tale effetto è consigliabile cuocere le ghiande spezzate finemente. Per togliere l’acqua, servirsi di un setaccio che tratterrà anche la parte più fine. Allorché ogni traccia di amaro e di astringente è scomparsa, filtrare e mescolare con del lievito alimentare, olio d’oliva, sale, aglio, cipolla, olive spezzettate, farina e, eventualmente uno o due uova. Versare questa miscela spessa in una teglia ben oliata e far cuocere a fuoco medio per una buona mezzora. Lasciar raffreddare prima di servire perché questo paté è più saporito freddo che caldo ed il suo gusto migliora ancora dopo qualche giorno.
La pasta, dopo eliminato il tannino può essere aromatizzata in differenti modi. Le bacche di ginepro sono molto indicate.

SOPRAVVIVENZA: L’ORTICA E’ LA VOSTRA SALVEZZA

Pregi e virtù dell´ortica

Due sono le specie che si trovano nelle nostre zone: Urtica urens, più chiara, dalle foglie più rotondeggianti e meno alta, raggiungendo a pieno sviluppo i 50 cm, e l’Urtica dioica, con foglie più lanceolate, di colore verde scuro e più alta, potendo raggiungere oltre il metro di altezza. La dioica è più diffusa e quindi più usata. Di questi tempi è già alta 30-40 cm ed ha le cime fresche e sane. Non rimane che dotarsi di guanti, buste e coltello e andare a farne provvista. In ogni caso entrambe le specie vanno bene ed hanno proprietà simili.

COMPOSIZIONE

Per quanto la ricerca abbia fatto molti progressi, i farmacisti e i biologi non riescono ancora ad identificare la sterminata quantità di combinazioni chimiche a cui danno vita le piante. Tuttavia molte sono le sostanze identificate per l’ortica. Limitandoci alla piante ed escludendo la radice e il seme abbiamo: i flavonoidi 2%, gli acidi vegetali organici di svariati tipi, minerali e microelementi, vitamine, clorofilla, carotenoidi, amine, leucotrieni, steroidi, glucochinini, proteine, curarine, olio essenziale, alcaloidi, triterpeni. Mettiamo in evidenza solo alcuni aspetti relativi a questi componenti. I flavonoidi proteggono i capillari e riparano le pareti dei vasi sanguigni in caso li lividi, fragilità capillare e ipertensione. In quanto a minerali l’ortica ne contiene diversi: calcio, potassio, silicio, fosforo, ferro, cloruro, sodio, manganese, boro, titanio, rame, nichel, magnesio e tracce di altri minerali. I minerali sono indispensabili per il buon svolgimento dei processi biochimici del nostro organismo. In particolare l’ alto contenuto di ferro favorisce l’emopoiesi, cioè la formazione del sangue, mentre l’alto contenuto di calcio organico é utile negli stati di carenze di questo importante elemento. Fra le vitamine troviamo le seguenti: B1, B2, B6, C, D, K, acido pantotenico, e acido folico. La vitamina D favorisce la formazione delle ossa e una giusta assimilazione del calcio nel cibo e quindi anche del calcio stesso contenuto nella pianta, nel caso in cui sia consumata cruda. Anche per usufruire a pieno della clorofilla, che colora di verde le foglie e che ha azione disintossicante e antibatterica, ideale è il consumo crudo (vedi preparazione). Il carotene, che nell’organismo si trasforma in vitamina A protegge gli occhi, la pelle e le mucose e svolge azione antiossidante. Alto è anche il contenuto di proteine (3,82 grammi su 100), superiore a quello delle piante foraggere e delle piante alimentari.

PROPRIETA’

Secondo Maria Treben, il cui libro, La salute dalla farmacia del Signore, è stato venduto per circa 5 milioni di copie, l’ortica è una delle piante che ha maggiori virtù salutari. E’ medicamentosa in tutte le sue parti, dalla radice allo stelo, dalle foglie fino al fiore e al frutto.
Per uso interno è la migliore depuratrice del sangue, è antianemica, antidiabetica, antitumorale. E’ inoltre d’aiuto nei seguenti disturbi e malattie: eczemi, dolori di testa, malattie renali, del fegato, della bile, dello stomaco, dell’intestino, della milza e dei polmoni, catarri gastrici, ipertrofia della prostata, allergie, malattie virali, stati di esaurimento. Agisce anche sul flusso mestruale, sia riducendolo quando è abbondante, che favorendolo quando è scarso. Insomma agisce beneficamente a tutto campo. Molto usata nelle cure disintossicanti e rinforzanti primaverili, per esempio bevendo per una settimana un litro e mezzo di tisana di ortica al giorno oppure del succo fresco ricavato dalla pianta. Per uso esterno è utile nelle malattie gottose e reumatiche, nella sciatica, nella lombaggine e per rinforzare il cuoi capelluto.

RACCOLTA

L’ortica è una pianta che accompagna l’uomo e cresce dove lui è presente: orna il giardino, fiancheggia i sentieri campestri, si insedia nelle discariche, prolifera nei boschi, si propaga nei luoghi che l’uomo abbandona, come nei campi incolti e attorno alle case e stalle abbandonate, vivendo dell’eredità lasciata dall’uomo. Ama l’umidità e la ricchezza in azoto e in humus. Va raccolta in luoghi sani, lontano dalle strade trafficate. Per la raccolta delle foglie ad uso alimentare, ideale è questo periodo primaverile, quando i germogli sono ancora teneri. Falciandola si hanno degli ottimi ricacci in Settembre o anche prima, a seconda del periodo della falciatura. Le cime più tenere è sempre possibile utilizzarle. Per la raccolta delle foglie a scopi officinali, con l’essiccazione della pianta, il periodo migliore va da Giugno ad Agosto, quando la pianta è fiorita, meglio all’inizio della fioritura. Scelto il periodo giusto, va raccolta preferibilmente al mattino di una giornata soleggiata e non umida, dopo che l’ eventuale rugiada se ne è andata e va messa subito ad essiccare in luogo asciutto, ventilato e riparato dal sole, dopo averne fatto dei fasci non troppo compressi. Dopo circa una settimana l’essiccazione è completata ed è bene raccogliere subito le foglie perché una esposizione troppo lunga farebbe perdere principi attivi alla pianta. Naturalmente chi non ha la possibilità di fare tutto questo, può trovare l’ortica correttamente essiccata sia in farmacia che in erboristeria.

USO E PREPARAZIONE

Per uso alimentare si può usare cruda, scottata e cotta. L’ortica cruda è particolarmente salutare, perché non perde le vitamine Se ne può fare il succo, attraverso un estrattore, si può triturare finemente e schiacciare un poco in modo che perda il potere urticante e aggiungerla ad insalate e minestre pronte, come fosse prezzemolo. Il succo va usato fresco. Cotta è ottima nelle minestre e minestroni di qualsiasi tipo, oppure si può mangiare come gli spinaci, scottata e condita con olio, limone e sale. Se ne può fare anche un’ottima frittata, dopo averla scottata in poca acqua. Un uso frequente, medicinale, è come tisana (infuso).

Infuso da foglie fresche: versare una tazza di acqua bollente su due o tre cime di ortiche e toglierle dopo 4-5 minuti. Le foglie si possono mangiare

Infuso da foglie essiccate: versare una tazza di acqua bollente su 2-4 cucchiaini di piante di ortica, lasciare in infusione per 10 minuti e poi filtrare.

RICETTA SPECIALE

Con l’ortica fresca, di questi tempi si può fare un’ottima crema da spalmare sul pane e per tartine. E’ necessario un piccolo mixer entro cui riporre tutti gli ingredienti: ortiche tagliuzzate, prezzemolo fresco spezzettato, compresi i gambi teneri, olio extravergine di oliva in abbondanza, 2-3 noci, uno spicchio di aglio, mezza mela (questi ultimi tre ingredienti sono facoltativi, a proprio gusto), limone e sale quanto basta. Mixare 2 minuti. Deve uscire una consistenza cremosa. A questo fine se è troppo densa aggiungere olio, se è troppo liquida aggiungere ortiche o prezzemolo. mettere in vasetto e riporre in frigo. Si mantiene bene un paio di settimane e più, ma è preferibile consumarla fresca.

LEZIONE SURVIVAL:COME CIBARSI IN UNA SITUAZIONE DI SOPRAVVIVENZA

COME CIBARSI IN UNA SITUAZIONE DI SOPRAVVIVENZA


In una situazione di sopravvivenza bisogna mettere da parte il i gusti difficili poichè bisogna essere pronti a mangiare qualsiasi cosa che ci dia il giusto apporto nutritivo per continuare a vivere. (Bear Grylls)


Nella giungla si possono trovare le larve, esse sono commestibili e molto nutrienti (contengono circa 140kcal), per recuperarle basta cercare nelle parti interne delle palme, le larve si nutrono delle parti marce dell’albero. Si possono mangiare crude ma meglio arrostirle su una pietra.

I coleotteri sono commestibili e si possono mangiare anche crudi togliendo la testa (bisogna evitare quelli con colori vivaci o troppo brillanti perchè sono velenosi).

Gli occhi freschi dei mammiferi si possono mangiare, essi contengono molto più proteine di una bistecca anche se per mangiarli bisogna avere stomaco forte, soprattutto se crudi.

Alcuni pesci che vivono nelle acque salate possono essere velenosi, ma quelli che vivono in acque dolci sono innocui (a parte dei rari rischi di contrarre epatite A).

Per mangiare un pesce bisogna eseguire le seguenti manovre:

– togliere testa e interiora,

– risciacquare abbondantemente

e mangiare (meglio se cotto).


La pelle del pesce ha ottimi valori nutrizionali, inoltre il pesce contiene 5 volte più proteine della carne rossa ed è ricco di minerali, previene le infezioni e aumenta le difese immunitarie.


Mangiare carne cruda in zone tropicali può essere molto pericoloso.

Se vi perdete in alta montagna per trovare cibo sia animale che vegetale dovrete necessariamente scendere di quota, ad altitudini piuttosto elevate raramente si trova mangiare in abbondanza.

 

Ancora…Piante commestibili!

 

La parietaria è una pianta infestante comunissima; alta fino a 70 cm cresce soprattutto lungo i muri e tra i sassi; le foglie private del gambo e bollite possono essere mangiate.


Numerose sono le piante commestibili (frutti, bacche, funghi, erbe ecc.) però è necessario
conoscerle e avere sempre la certezza che quello che stiamo per mangiare non sia velenoso.
E’ sempre bene evitare di mangiare bacche (specie quelle molto colorate) e funghi,
a meno di non avere la certezza matematica che si tratti di una specie commestibile.
Se abbiamo anche il minimo dubbio (sono molte le piante che si assomigliano!) dobbiamo evitare di mangiarle oppure ingoiare una minima quantità e attendere almeno 8 ore; per maggiore sicurezza ripetere l’ operazione. Se non presentiamo nessun disturbo allora vuol dire che la pianta non è tossica. Nelle foto due piante commestibili:
– a sin. il CORBEZZOLO, pianta molto diffusa che produce frutti assai piacevoli al gusto. La pianta ha il tronco con la corteccia a scaglie e le foglie dentellate.
– a des. il CILIEGIO A GRAPPOLO (o PADO), con frutti piccoli di colore marrone scuro o nero (la polpa si presenta più chiara). L’ albero ha la corteccia liscia di colore grigio mentre le foglie sono lanceolate.

Sopravvivenza: Piante Curative e Commestibili, Il Pungitopo

Caratteristiche generali

 

Il pungitopo, il cui nome scientifico è Ruscus aculeatus, appartiene alla famiglia delle Liliaceae ed è una pianta originaria del bacino del Mediterraneo ma la ritroviamo dall’Europa centrale, al nord Africa e al sud ovest dell’Asia fino ad un’altitudine di 1200 m.

E’ una pianta sempreverde, caratterizzata da numerose spine e forma dei cespugli molto intricati.

Il Ruscus aculeatus è provvisto di un rizoma strisciante dal quale si sviluppano sia le radici avventizie legnose che i fusti (turioni) che assumo portamento eretto e rigido, alti anche 1m, di colore verde molto scuro.

Da questo fusto si formano dei fusti secondari che prendono il nome di cladodi disposti in modo alternato, appiattiti (in pratica sono quelli che normalmente confondiamo con le foglie). Questi cladodi sono molto importanti nella fisiologia della pianta in quanto sono preposti allo svolgimento della fotosintesi clorofilliana perchè le vere foglie  non sono visibili nella parte aerea della pianta in quanto sono delle piccole squame che avvolgono la parte sotterranea del fusto e sono di colore rossastro-bianco nella pagina inferiore.

Il pungitopo è una pianta dioica vale a dire che esistono piante che portano solo fiori femminili e piante che portano solo fiori maschili.

I fiori femminili sono solitari, privi di picciolo  e sono inserito al centro della pagina inferiore dei cladodi all’ascella di una piccola foglia verde o bianca e portano 6 tepali divisi a gruppi di tre (tre interni più corti e 3 esterni più lunghi). Di solito compaiono a partire dal mese di febbraio e fino a giugno ed in autunno.

 

 

I fiori maschili  sono provvisti di picciolo e formati da sei stami uniti a due a due.

Il frutto del pungitopo è una bacca di colore rosso vivo e contiene 1-2 semi.  

Proprietà pungitopo

I principi attivi del pungitopo (Ruscus aculeatus) sono:  oli essenziali quali canfora, acetato di linalile, acetato di bornile, linalolo, anetolo e resine. Contengono inoltre diversi sali minerali quali calcio e nitrato di potassio;  fitosteroli quali la ruscogenina, neuroscogenina, ruscina ed altri; diversi flavonoidi; zuccheri; acidi grassi ed acidi organici.

Le sue proprietà sono legate principalmente ai fitosteroli che conferiscono al pungitopo proprietà diuretiche con l’eliminazione dei cloruri, sedativo ed antinfiammatorio delle vie urinarie, ha effetti benefici nei confronti dei calcoli renali, cistiti, gotta, artrite e reumatismi non articolari.

Il pungitopo è utile anche nella terapia delle vene varicose con un’azione vasocostrittore esercitata soprattutto a livello dei capillari (è infatti il più potente vasocostrittore naturale che si conosca). Ha un’azione antinfiammatoria che agisce diminuendo la fragilità capillare, aumentando il tono della parete venosa favorendo quindi la circolazione del sangue che si traduce in diminuzione della pesantezza e del gonfiore delle gambe. 

Esplica anche un effetto benefico nei confronti delle emorroidi e delle flebiti.

Il pungitopo dalla vecchia farmacopea è considerato un diaforetico entra infatti nella “composizione delle cinque radici”  assieme al finocchio, asparago, prezzemolo e sedano.

Parti utilizzate della pianta

Del pungitopo si utilizza il rizoma che va raccolto in autunno o all’inzio della primavera, prima della comparsa dei turioni. Va ripulito dalla terra e quindi tagliato e fatto essicare al sole o in stufa e conservato in sacchetti di carta. 

Possono essere usati anche i turioni del pungitopo in quanto contengono gli stessi principi attivi.  

Come si utilizza il ruscus aculeatus

Il rizoma o i turioni essiccati possono essere utilizzati per uso interno come tintura da bere per le infezioni delle vie urinarie; come decotto contro le emorroidi, varici, flebiti e come diuretico.

Per uso esterno è usato per le gambe gonfie e per le emorroidi facendo dei lavaggi, bagni, pediluvi o impacchi con garze imbevute di decotto.  

L’estratto secco viene usato per l’igiene intima e come anticellulite e per tutti i trattamenti contro le pelli sensibili ed infiammate. E’ ottimo anche come dopobarba. Si possono anche usare le creme a base di pungitopo in caso di couperosa e rossori permanenti.

Sopravvivenza: Piante Curative e Commestibili, Il Polypodium Vulgare

Famiglia: Polipodiacee

Nome volgare: Polipodio comune. Felce dolce

Caratteristiche:Felce provvista di un rizoma strisciante, lungo 20-30 cm, verde-marrone nella superficie esterna e verde chiaro nella sezione, e ricoperto da numerose squamette brune; il rizoma striscia nelle fessure delle cortecce degli alberi o delle rocce.
Le fronde sorgono all’apice del rizoma, hanno un lungo picciolo cilindrico di colore verde, il contorno del lembo è triangolare-allungato; sono pennato-partite e divise in lobi alterni: questi sono lanceolato-lineari con la base slargata e confluente in quella del successivo, quelli verso la base hanno tutti la stessa lunghezza mentre verso l’apice diventano a mano a mano più piccoli; il margine è intero o talvolta appena denticolato.
Le felci non producono fiori ma nella pagina inferiore delle fronde sono presenti delle formazioni dette sori: questi sono disposti ai lati della nervatura dei lobi, hanno forma circolare e sono composti da numerosi sporangi.
Negli sporangi vengono prodotte le spore di dimensioni microscopiche che hanno la funzione di assicurare la riproduzione della specie.

Habitat: Su vecchi alberi , sulle rocce e sui muri.0-2400 m.Marzo settembre

Proprietà farmaceutiche: Arimatizzanti, rinfrescanti, lassative, tossifughe, antiinfiammatorie. (Droga usata: il rizoma o radice).

In decotto, contro la tosse, ed anche come tonico e febbrifugo.

Uso alimentare s.f. felce dolce (Polypodium vulgare )falsa liquirizia. Il suo rizoma (o radice) zuccherino era apprezzato dai bambini, che lo masticavano con piacere.

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