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.:SURVIVAL & BUSHCRAFT:.>S.B.T. – VARIE

SAPER RICONOSCERE GLI ALBERI

 

Saper riconoscere un albero non è fondamentale ai fini della sopravvivenza però può tornare utile. Ad esempio quando ci si orienta con una carta topografica sapere che un’ area boscosa è formata da alberi di una determinata specie (indicati sulla carta) può aiutare. Se invece vogliamo costruire un arco artigianale allora ci serve un legno flessibile come quello del TASSO o del FRASSINO.

FRASSINO (Alto fino a 40 metri. I frutti (samare)

sono lungamente alati. Nell’antichità fu un albero sacro, mistico e magico.

TASSO

Alto sino a 10 metri. Aghi verde scuro. Frutti rossi  velenosi, sono appetiti dagli uccelli.’. Il legno è durissimo e compatto

E’ bene saper riconoscere gli alberi più diffusi sul nostro territorio: come fare? Semplice….procuriamoci una guida illustrata e esercitiamoci attraverso l’ osservazione delle foglie, cortececcia e forma della pianta COME ABBIAMO FATTO IO E LEONIDA. L’ albero della foto è un CERRO, una quercia molto diffusa in Italia con un legno duro e compatto che brucia lentamente e produce una brace persistente.

Metereologia SECONDA PARTE Il fattore WINDCHILL

Il tempo meteorologico è caratterizzato da fenomeni quali la temperatura, la pressione, l’ umidità, il vento e le meteore (fenomeni naturali che si manifestano nell’ atmosfera quali pioggia, grandine, fulmini ecc.). La temperatura, che è all’ origine di ogni fenomeno meteo, si misura con il termometro: particolare importanza riveste l‘escursione termica ovvero la differenza tra la temperatura masssima e quella minima raggiunte nelle 24 ore.

In presenza di vento un termometro non è in grado di registrare la reale sensazione di freddo avvertita da un corpo umano pertanto è stato introdotto il FATTORE WINDCHILL (potere raffreddante del vento). In caso di bassa temperatura e forte vento la tabella indica qual’ è la reale temperatura avvertita da una corpo è quale è il tempo di sopravvivenza in caso di esposizione prolungata (fine 2° parte).

Metereologia PRIMA PARTE

Il tempo meteorologico influenza in modo determinante qualsiasi attività umana pertanto la conoscenza di come le condizioni del tempo possono evolvere è di enorme importanza.
Oggi le previsioni, ottenute con sofisticati modelli matematici e con le immagini di satelliti e radar, sono molto precise. L’ attendibilità è in funzione del tempo di previsione:
– eccellente attendibilità per le previsioni alle 12 ore
– buona per quelle a 3-5 giorni
– medio/bassa per quelle a 7-10 giorni.
La conoscenza anche superficiale dei fenomeni meteorologici e la disponibilità di semplici strumenti (barometro, termometro e igrometro) consentono a chiunque di poter effettuare una previsione.
Poichè le masse d’aria si spostano, a causa dello squilibrio barico, dai centri di alta (aree anticicloniche) a quelli di bassa pressione (aree cicloniche) qualsiasi variazione significativa e repentina del barometro indica un possibile cambiamento del tempo (bassa pressione tempo brutto- alta pressione tempo bello).
Anche le nubi sono un ottimo indicatore:
– le nubi alte (cirri) indicano di norma l’approssimarsi di una perturbazione
– le nubi medie e a sviluppo verticale (cumuli) possono significare l’arrivo di un fornte freddo con piogge intermittenti e violente
– le nubi stratificate un fronte caldo con piogge persistenti.


COME RICONOSCERE UNA VIPERA

In Italia sono presenti le seguenti specie di vipera:
– Vipera di Orsini (Appennino umbro-marcheggiano e in Abruzzo)
– Marasso (in tutte le regioni alpine)
– Vipera comune (presente in tutte le regioni esclusa la Sardegna)
– Vipera dal corno (Alto Adige, Trentino e Friuli)

Per riconoscere una vipera osservare soprattutto la forma del corpo che è sempre tozzo, compatto e con la coda relativamente breve; altri elementi sono la forma della testa triangolare e la pupilla verticale.
In caso di morso procedere come se si trattasse di una frattura ovvero immobilizzazione della zona colpita mediante un bendaggio di tipo compressivo e, se si tratta di un arto, posizionamento di una stecca; successivamente trasporto in ospedale.


martedì 1 aprile 2008

METEO – IL FATTORE WINDCHILL (2° parte)

Il tempo meteorologico è caratterizzato da fenomeni quali la temperatura, la pressione, l’ umidità, il vento e le meteore (fenomeni naturali che si manifestano nell’ atmosfera quali pioggia, grandine, fulmini ecc.). La temperatura, che è all’ origine di ogni fenomeno meteo, si misura con il termometro: particolare importanza riveste l‘escursione termica ovvero la differenza tra la temperatura masssima e quella minima raggiunte nelle 24 ore.
In presenza di vento un termometro non è in grado di registrare la reale sensazione di freddo avvertita da un corpo umano pertanto è stato introdotto il FATTORE WINDCHILL (potere raffreddante del vento). In caso di bassa temperatura e forte vento la tabella indica qual’ è la reale temperatura avvertita da una corpo è quale è il tempo di sopravvivenza in caso di esposizione prolungata (fine 2° parte).

sabato 29 marzo 2008

COPERTA ISOTERMICA

Le coperte isotermiche alluminizzate sono particolarmente utili nell’ attività di soccorso e survival; a fronte di dimensioni e ingombro ridottissimo (nella foto il mod. piccolo misura cm. 9X2X5) hanno una elevata capacità riflettente (sono in grado cioè di trattenere fino all’ 80% del calore corporeo). Le coperte possono essere utilizzate sia per la protezione dal freddo (parte argentata rivolta verso il corpo) e dal caldo (parte dorata rivolta verso il corpo) sia come teli da segnalazione.
Realizzate con teli di poliestere metallizzato o reticolato non dovrebbero mai mancare nel nostro equipaggiamento.

mercoledì 26 marzo 2008

METEOROLOGIA (1°parte)

Il tempo meteorologico influenza in modo determinante qualsiasi attività umana pertanto la conoscenza di come le condizioni del tempo possono evolvere è di enorme importanza.
Oggi le previsioni, ottenute con sofisticati modelli matematici e con le immagini di satelliti e radar, sono molto precise. L’ attendibilità è in funzione del tempo di previsione:
– eccellente attendibilità per le previsioni alle 12 ore
– buona per quelle a 3-5 giorni
– medio/bassa per quelle a 7-10 giorni.
La conoscenza anche superficiale dei fenomeni meteorologici e la disponibilità di semplici strumenti (barometro, termometro e igrometro) consentono a chiunque di poter effettuare una previsione.
Poichè le masse d’aria si spostano, a causa dello squilibrio barico, dai centri di alta (aree anticicloniche) a quelli di bassa pressione (aree cicloniche) qualsiasi variazione significativa e repentina del barometro indica un possibile cambiamento del tempo (bassa pressione tempo brutto- alta pressione tempo bello).
Anche le nubi sono un ottimo indicatore:
– le nubi alte (cirri) indicano di norma l’approssimarsi di una perturbazione
– le nubi medie e a sviluppo verticale (cumuli) possono significare l’arrivo di un fornte freddo con piogge intermittenti e violente
– le nubi stratificate un fronte caldo con piogge persistenti.
(fine 1° parte)


venerdì 21 marzo 2008

COLTELLI PER LA SOPRAVVIVENZA

Nella sopravvivenza il coltello è uno degli strumenti indispensabili: una buona lama è in grado di aiutarci in ogni situazione. Vi propongo due coltelli pensati per il survival.
Il primo (foto in alto) è un Fallkniven Pilot Survival: è un coltello svedese molto apprezzato per la qualità e durezza dell’ acciaio (la lama sandwich è realizzata da due strati di acciaio all’interno dei quali è inserito uno strato più “duro” per mantenere il filo).
Il secondo coltello (foto in basso) è un Bushman della Cold Steel. La lama si ispira a quelle usate dai Boscimani (popolo che vive nel deserto del Kalahari). L’impugnatura, realizzata ripiegando la barra di acciaio con cui è realizzata la lama, consente l’inserimento di un’ asta in maniera da trasformare il coltello in una lancia o machete. Il Bushman, realizzato in varie lunghezze, ha un prezzo molto basso (circa 35-40 Euro).

lunedì 25 febbraio 2008

LA BUSSOLA MAGNETICA

 

 

 

La bussola è lo strumento che mediante un ago magnetico indica la direzione del Nord magnetico (punto di convergenza delle linee di forza magnetica). Il Nord magnetico non coincide con il Nord geografico (punto di incontro dei meridiani geografici); questa differenza può essere agevolmente ricavata con il calcolo della declinazione magnetica (il valore di declinazione magnetica da imporre alla bussola per trasformare il Nord magnetico in Nord geografico è trascurabile quando si percorrono itinerari brevi).
Una bussola è costituita di norma da un contenitore al cui interno vi è un perno su cui poggia l’ago calamitato che cosi è libero di ruotare in tutte le direzioni; la parte superiore del contenitore è trasparente con una ghiera graduata mentre la parte inferiore riporta una graduazione in gradi sessagesimali (da 0 a 360°) o in gradi millesimali (da 0 a 6400°°).
Il contenitore di una bussola può essere riempito di una miscela di acqua e alcol allo scopo di diminuire le oscillazioni dell’ago (l’alcol congela ad una temperatura più bassa dello 0 punto di congelamento dell’acqua). Quando si usa una bussola è buona norma mantenerla orizzontale e distante da masse metalliche in grado di interferire con il campo magnetico (carrozzeria dell’auto, piccozza ecc.).
Le bussole più utilizzate sono quelle da orientamento e quelle goniometriche con le quali è possibile effettuare la lettura di un azimut (l’ azimut è l’angolo formato tra la direzione del Nord e la direzione di un punto o oggetto individuato sulla carta topografica o sul terreno; sulla carta l’azimut viene calcolato utilizzando un normale goniometro).
La bussola viene utilizzata per muovere lungo una rotta prestabilita, per orientare la carta topografica e per leggere un azimut.
Per seguire una rotta (direzione tra due punti individuati sulla carta topografica) si procede nel modo seguente:
– si ruota la ghiera graduata sino a far coincidere il valore di rotta con la freccia di riferimento (nella foto 240° o 4200 millesimi);
– si orienta la bussola al Nord;
– mantenendo la bussola orientata al Nord si marcia nella direzione indicata dalla freccia.

mercoledì 20 febbraio 2008

IL KIT DI PRONTO SOCCORSO

Il kit di PS ci consente di eseguire piccoli interventi in caso di ferita o di un infortunio in genere. Può essere più o meno ‘elaborato’ e questo in relazione allo spazio disponibile, all’ attività che dobbiamo fare e alle nostre conoscenze nel campo del primo intervento; vediamo due diverse tipologie.
La prima riguarda un kit da portare sempre al seguito. Il contenitore può essere una semplice busta di nylon all’ interno della quale inserire dei guanti in lattice, un laccio emostatico, un pacchetto di medicazione (garze che consentono di tamponare una emorragia), alcuni cerotti, degli steri-strip (cerotti da sutura), alcune compresse di aspirina o paracetamolo (antidolorifico e antifebbrile).
Se nello zaino (o in macchina, barca ecc.) abbiamo spazio allora realizziamo un kit utilizzando uno specifico contenitore (in commercio ne esistono molti tipi) nel quale inserire: guanti di nylon, laccio emostatico, pacchetto di medicazione, cerotti, disinfettante (ad esempio Betadine o mercurocromo), pomata antiustioni, antidolorifico e antidiarroico, garze, una benda, un ago da cucire, una pinza emostatica, una forbice, una lametta da bisturi, un flaconcino di ammoniaca, della polvere emostatica.

mercoledì 13 febbraio 2008

L’ EQUIPAGGIAMENTO PER UNA ESCURSIONE

Se decidiamo di fare una escursione o una marcia in montagna (non ha importanza se resteremo fuori qualche ora e l’itinerario si presenta facile) portiamo sempre con noi un coltello pieghevole, una scatola di fiammiferi, del cordino di nylon.
Se poi l’escursione si presenta più impegnativa allora è necessario mettere in atto alcune misure di sicurezza e adeguare il nostro abbigliamento ed equipaggiamento al tipo di attività che si intende fare.
a. misure di sicurezza:
prima di muovere controlliamo sempre il nostro itinerario su di una carta topografica (o carta dei sentieri); se non possiamo portare al seguito la carta cerchiamo almeno di memorizzare quanti più particolari possibile;

– lasciamo detto (a chi rimane in base, ai gestori del rifugio, al personale della locale Sezione del CAI ecc.) in quale località siamo diretti e quante ore resteremo fuori; se possediamo un telefono cellulare lasciamogli anche il nostro numero. Memorizziamo i numeri di emergenza (CAI, Guardia Forestale, Eliambulanza ecc.);
– informiamoci sulle condimeteo: le previsioni a 9-12 ore sono molto precise.

b. abbigliamento ed equipaggiamento:
– se ci troviamo in montagna portiamo sempre al seguito una giacca a vento o un indumento pesante (il tempo in montagna cambia rapidamente e la temperatura può scendere di parecchi gradi -pericolo di ipotermia);
nel nostro zaino non deve mai mancare una mantellina impermeabile (poncho) e un kit di pronto soccorso
Realizziamo inoltre una scatola di sopravvivenza e portiamola sempre con noi.
Se ci siamo persi ecco cosa fare:

1. mantenere la calma (chi è in preda al panico non ragiona!): se abbiamo lasciato detto a qualcuno dove intendevamo andare e l’ora del rientro prima o poi ci verranno a cercare!
2. se abbiamo con noi un telefono cellulare chiamare uno dei numeri di emergenza e descrivere la zona dove ci troviamo;
3. altrimenti tornare indietro per cercare di ritrovare il sentiero perso e riconoscere una zona che ci è familiare;
4. scendere verso il fondovalle seguendo il corso di un torrente o una linea elettrica o dirigere nella direzione in cui si ritiene ci sia un centro abitato o una strada (ci può essere di aiuto il fatto di aver memorizzato, prima di partire, l’ itinerario sulla carta topografica);
5. se si sta avvicinando il buio fermarsi, costruire un riparo per la notte e accendere un fuoco.

Nel realizzare il riparo attenersi ai seguenti criteri:
– scegliere una zona riparata dai venti di tramontana (venti provenienti da Nord);
– evitare le depressioni (l’aria fredda si deposita in basso) e i letti asciutti dei torrenti (in caso di pioggia c’è il pericolo di una piena);
– trovare un luogo vicino all’acqua e dove sia possibile avere sufficiente legna da bruciare durante la notte (macchia, bosco ecc.).

martedì 12 febbraio 2008

IL NODO PRUSIK



Il nodo Prusik è un nodo autobloccante in quanto stringe se sottoposto a trazione; nel momento in cui cessa la trazione può essere facilmente allentato. Si esegue con un asola di cordino e in sostanza consiste nell’ effettuare, sulla corda su cui ci si deve bloccare, una bocca di lupo doppia o tripla.

I NODI SCORSOI

I nodi scorsoi sono nodi che sottoposti a trazione ‘scorrono’ e pertanto si stringono sull’ oggetto sul quale sono stati “incappellati”:
nodo dell’ impiccato (in alto nella foto) : è un ottimo nodo scorsoio in quanto non si allenta con il cessare della trazione
parlato scorsoio (in basso nella foto): il nodo scorsoio è ottenuto con la gassa di un nodo parlato.

LE GASSE


Le ‘gasse’ sono degli occhielli o asole di corda che vengono eseguite all’ estremità di una corda e non sono scorrevoli.
gassa d’amante (foto a sin.): nodo “fondamentale” che si presta a numerosi utilizzi. La sua esecuzione richiede un po’ di pratica
nodo Savoia doppio (foto a des.): serve, ad esempio, per collegare l’estremità della corda all’ imbragatura da alpinismo.


I NODI DI AVVOLGIMENTO


I nodi di avvolgimento servono per “avvolgere” (bloccare) la corda su di un oggetto: palo, picchetto, anello, moschettone.
parlato semplice (foto a sin:): è un nodo molto usato sia nell’ alpinismo che nella nautica
bocca di lupo (foto a des.): semplicissimo da eseguire non deve però essere utilizzato per assicurare una persona.

I NODI DI GIUNZIONE



I nodi di giunzione servono per unire 2 corde di uguale o diverso diametro, sono facili da eseguire e si sciolgono facilmente:
nodo piano (foto a sin. in alto): serve per unire 2 corde di uguale diametro. Attenzione! Con le corde in nylon tende a scorrere
nodo rete (foto a sin. in basso): serve per unire 2 corde di diametro diverso. Ha un’ottima tenuta. Viene utilizzato anche per fare le reti
nodo inglese (foto a des. in alto): serve per unire corde di uguale o diverso diametro. Ha un’ ottima tenuta
nodo rete doppio (foto a des. in basso): come sopra, molto sicuro.

La Psicologia della Sopravvivenza

Sopravvivere allo stress della vita moderna

Le scuola di sopravvivenza non fornisce solo un insieme di tecniche ed espedienti da usare nel caso in cui ci dovremmo ritrovare in situazioni estreme, in condizioni ambientali e climatiche sfavorevoli, ma fornisce delle vere e proprie regole di vita utili per:

 

  • imparare a conoscere noi stessi
  • avere più fiducia nelle nostre abilità
  • vedere al vita moderna con occhi diversi
  • imparare cose nuove
  • trovarci a nostro agio con la natura
  • poter prevedere ed evitare i pericoli
  • sapere cosa fare in qualsiasi situazione ambientale e climatica
  • sapere fin dove ci si può spingere con il proprio corpo e con la propria mente
  • superare le proprie paure e le proprie preoccupazioni
  • sopravvivere al caldo, al freddo, al dolore, alla fatica, alla sete, alla fame, alla paura, alla solitudine e alla frustrazione.

 

Un quesito sul quale spesso ci si interroga in una scuola di sopravvivenza è:

 

Cosa faremmo se tutti i comfort e gli agi a cui siamo abituati improvvisamente non sarebbero più disponibili?

 

Leggere e apprendere le regole del survival ci farà capire come vivere in armonia con l’ambiente circostante e come sfruttarlo nel caso in cui ne avremmo bisogno, e forse ci farà capire che i vizi e le futilità da cui siamo assuefatti sono solo frutto di una società capricciosa. Lavarsi la faccia con l’acqua calda, fumare una sigaretta, bere puntualmente un caffè, lasciare scorrere inutilmente litri d’acqua quando ci si lava, prendere l’ascensore per salire di pochi piani, mangiare snack e merende fuori dai pasti, prendere la macchina per spostarci di 2 o 3 chilometri, sono tutte cose non indispensabili e se ne potrebbe fare tranquillamente a meno.

 

Forse in fondo l’uomo dopo centinaia e centinaia di anni di vita dura ora vuole solo rilassarsi e lasciarsi andare a vizi e a comodità tra le più assurde. Ma dobbiamo sempre ricordare che il nostro corpo possiede delle risorse incredibili e che non le potremmo mai conoscere se non lo mettiamo alla prova.

 

 

Chi se lo sarebbe mai aspettato che un uomo potesse resistere per 14 ore in mare con una temperatura dell’acqua di -1°C, quando la sopravvivenza massima stimata dagli studiosi in quelle condizioni è di appena quattro ore. Vedi i casi di sopravvivenza estrema. Questo è solo un esempio per farvi capire che non esistono direttive e tempi di sopravvivenza quando si ha: tanta voglia di vivere.

 

 

Fate un esame di coscienza: non prendete i mezzi di trasporto per percorre futili distanze, non fatevi trascinare dallo stress e dalla dinamicità della vita moderna nell’epoca del tutto e subito, vivete tranquilli e sereni e non fatevi schiacciare dai problemi del quotidiano. Ricordate che la giungla urbana causa molto più stress della vera giungla.

 

Nei paesi industrializzati ci sono molti più casi di esaurimento che nei paesi più del Terzo Mondo. Leggendo questa affermazione ci viene da chiederci: Perchè una popolazione nomade che vive nel deserto e lotta tutti i giorni per sopravvivere è meno stressata di una popolazione che ha tutte l’opportunità che una civiltà moderna può offrire? Non dovrebbe essere il contrario?

 

 

Una risposta a questa domanda potrebbe essere che chi ha troppo, ha meno obiettivi da raggiungere e più tempo libero per pensare ai propri problemi.

 

Un grande consiglio è di prendere la vita come viene senza farsi troppi problemi. Cercate di non annoiarvi mai: fate una vita attiva!

 

Stare a casa al computer o alla televisione senza motivo perchè non sapete che fare, non vi giustifica; uscite, parlate con qualcuno, incontrate gente nuova, visitate posti in cui non siete mai stati, passeggiate in mezzo alla natura. Quando tornate da lavoro o da scuola date sfogo ai vostri hobby, divertitevi e soprattutto affrontate la vita con un sorriso.

 

Molti dicono che ritornando nella propria città dopo un viaggio in Africa la prima differenza che si nota è che la gente sorride di meno, appare più fredda, distaccata, frenetica e meno felice.
Provate per strada a regalare un sorriso o a salutare un passante, spesso ricevereste in cambio indifferenza o verreste presi per matti. Paradossalmente in diversi paesi africani non salutare un passante viene considerato come un gesto di gran maleducazione.

 

Cos’hanno in più di noi le popolazioni africane più misere per essere felici?

 

Nulla, hanno solamente un modo di vedere la vita in modo differente dal nostro. Perchè la povertà, la mancanza di cibo e acqua, le malattie, i soprusi li dovrebbe rendere costantemente infelici.

 

Imparariamo da loro.

 

Se una giornata o un periodo della nostra vita ci va male, se ci deprimiamo ci andrà ancora peggio, dobbiamo sforzarci di vedere il positivo anche in una situazione negativa.

 

Bisogna essere ottimisti: oggi mi è andata male domani mi andrà splendidamente.

 

 

L’impatto psicologico positivo ha un peso inimmaginabile sul nostro corpo e sul nostro stato d’animo.

 

Facciamo un esempio: due persone esattamente uguali sul piano fisico fanno una maratona. Il primo è sopraffatto e demoralizzato per via dei suoi problemi e ci rimugina sopra, l’altro invece è sereno, anche se come il primo anche lui ha dei problemi, non ci pensa perchè il suo unico obiettivo è vincere. Secondo voi chi arriverà primo?

Casi umani di SOPRAVVIVENZA ESTREMA

Quanto tempo può sopravvivere una persona in condizioni sfavorevoli?
Non si può dare una risposta generale a questa domanda.  Si può rispondere semplicemente dicendo: “dipende“.
Esistono persone che sono riuscite a salvarsi superando le situazioni più disperate; altre invece che sono morte dopo pochi giorni, quando ancora non si può parlare di morte per sete o per fame.
Ritrovarsi in un ambiente ostile a causa di un incidente navale aereo, essere vittime di un disastro naturale o artificiale, perdersi in montagna, rimanere bloccati con l’auto nel deserto sono alcune delle situazioni in cui tutti possiamo incappare, a maggior ragione se vi piace viaggiare ed esplorare.

In una situazione sfavorevole, anche se non molto grave, possiamo provare paura (paura di morire, di non farcela, di non essere cercati, di morire di sete o di fame…). Avere paura è normale l’importante è mantenerla sotto controllo in modo che non si trasformi in panico.

Alla base della sopravvivenza c’è la volontà, la determinazione e la tenacia di vivere. Un impatto psicologico positivo e ottimista darà un aiuto grandissimo in una situazione avversa, più di un bicchiere d’acqua e di un pasto caldo.

Significato di Volontà:
Facoltà di volere; capacità di decidere e agire in modo da raggiungere il proprio scopo.
Atto del volere, ciò che qualcuno vuole.
Disposizione ad agire in un certo modo; voglia, propensione, disposizione, impegno a far bene.


Mai rinunciare alla lotta, mai pensare di avere fatto tutto il possibile, mai arrendersi, pensare sempre positivo. Molto spesso non è lo sfinimento fisico che fa cedere un uomo ma è quello psichico, cioè la certezza di non farcela o di non essere all’altezza. Bisogna tenere duro, avere speranza di incontrare qualcuno che ci tratti in salvo e avere fiducia nelle squadre di soccorso. Nel frattempo le nostre priorità dovranno essere fuoco, riparo, segnalazione, acqua e cibo.

STORIE DI SOPRAVVISSUTI

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COME SOPRAVVIVERE ad un Attacco o ad un Disastro NUCLEARE o BATTERIOLOGICO

Le regole base di sopravvivenza in caso di attacco atomico,

come sopravvivere alla radioattività.

Alcune di queste informazioni potrebbero tornare molto utili anche nel caso in cui una centrale nucleare, a causa di un grave incidente, rilasci radioattività nell’aria.

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I RIFUGI ANTIATOMICI:

Un rifugio sicuro deve essere costruito sotto terra e deve avere un affidabile sistema di ossigenazione che impedisca all’aria contaminata di entrare nel sistema di aereazione. L’involucro è quasi sempre in cemento armato con pareti molto spesse e gli interni sono rivestiti da particolari materiali isolanti.

Piombo e acciaio sono largamente usati per la costruzione di rifugi antiatomici per la loro alta protezione dalla radioattività.

 

L’entrata del bunker solitamente è composta da una botola corazzata e una scala che porta al rifugio, per entrare nel cuore del bunker si passa dalla stanza di decontaminazione e di solito da due portoni molti spessi a tenuta stagna e a chiusura ermetica.

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All’interno del rifugio ci deve essere acqua potabile, cibo, energia elettrica e servizi igienici.

 

La grande richiesta da parte della popolazione ha fatto nascere ditte specializzate nella costruzione di rifugi antiatomici prefabbricati. La Svizzera risulta essere molto organizzata in questo settore in quanto una legge obbliga ogni cittadino a costruirsi un rifugio sotto casa con solai spessi 40 cm e muri spessi 30 cm, con un autosufficienza di cibo, acqua e aria di almeno sei mesi. Per i palazzi esistono i bunker condominali.

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I RIFUGI IMPROVVISATI:

Rifugi antiatomici improvvisati possono essere le condotte sotterranee della metropolitana, tunnel autostradali e ferroviari di una certa lunghezza, grotte, miniere, fogne ecc…

 

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Dopo l’esplosione di una bomba nucleare bisogna raggiungere velocemente un rifugio prima che cominci la ricaduta radioattiva, cioè entro mezz’ora dal lampo nel cielo.

 

Se non si riesce a trovare un rifugio sottoterra o in un bunker, optare per qualsiasi luogo sia al di sotto del metro e settanta dal livello della superficie.

Potete rifugiarvi anche in un fosso o potete scavare una buca; all’interno stare rigorosamente sdraiati a faccia in giù coprendosi bocca e naso con un panno o con la maglietta. In questo modo si eviterà l’onda termica, l’onda d’urto e la radioattività diretta.

 

Prima della ricaduta radioattiva coprire la buca o cambiare riparo.

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Se esiste la probabilità che la propria città possa essere vittima di un attacco atomico, e non si riesce ad abbandonarla, improvvisare un rifugio in una cantina o in un qualsiasi spazio al di sotto del livello del terreno rinforzando i muri con lastre di acciaio o sacchi di terra, sigillando eventuali aperture con calcestruzzo.

 

Proteggersi dal Fallout:

La ricaduta radioattiva più pericolosa è quella del primo giorno dall’esplosione, poi comincia a diminuire a seconda della potenza del ordigno esploso e dalla distanza in cui ci si trova dall’ipocentro.

E’ utile sapere quando il periodo radioattivo termina in modo da tale da poter lasciare i propri rifugi.

Quando la radioattività si abbassa a un livello tale che il suo assorbimento ci permette di sopravvivere è possibile uscire all’aria aperta.

Si può usare la regola del 7/10, cioè dopo 7 ore la radioattività è di 1/10 di quella che si ha un’ora dopo l’esplosione, quindi dopo 49 ore sarà di 1/100, dopo 343 ore di 1/1000 è così via…

 

7X7= 49 (2 giorni)  1/100= 1/10 X 1/10

7X7X7=343 (14 giorni)  1/1000= 1/10 X 1/10 X 1/10

 

Esempio:

Dopo 1 ora: 1000Rad o 10 Gray

Dopo 2 ore: 400Rad o 4Gy

Dopo 7 ore: 100Rad o 1Gy

Dopo 48 ore: 10Rad o 0.1Gy

 

NOZIONI DI SOPRAVVIVENZA IN CASO DI ATTACCO NUCLEARE:

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  • Appena si vede il bagliore nel cielo cercare un riparo immediatamente, a 2 o 3 metri da dove ci si trova.
  • Se non lo si trova mettersi dietro un muro o un riparo rivolti verso la parte opposta dell’esplosione.
  • Se non si trova nulla sdraiarsi a testa in giù e chiudere gli occhi, coprendosi le parti cutanee scoperte.
  • Non muoversi finchè non passa l’onda d’urto.
  • Ora bisogna raggiungere entro mezz’ora un ricovero possibilmente sotterraneo per sopravvivere alla ricaduta radioattiva.
  • Nello spostamento coprire naso e bocca e non guardare verso l’esplosione il forte effetto termico potrebbe bruciarvi le retine.
  • Non mangiare, bere o fumare.
  • Se al momento dell’esplosione uno si trova all’interno di un edificio, riparasi subito dietro una grossa parete o un mobile solido, stare lontano dalle apparecchiatura elettriche.
  • Una volta passata l’onda d’urto uscite a trovare un rifugio, se non trovate niente scendete nei piani più bassi dell’edificio o nel seminterrato tappezzando spifferi e finestre.
  • Se uscite a cercare un ricovero riparatevi sotto una grossa coperta che abbandonerete quando troverete un rifugio, facendo occhio agli eventuali incendi generati dall’onda termica.
  • Non utilizzate le auto, l’impulso elettrico generato dall’esplosione potrebbe aver danneggiato il motore, però potete rifugiarvi all’interno chiudendo bene tutte le possibili entrate d’aria (infilarsi in un’auto può aumentare sensibilmente le probabilità di sopravvivenza, almeno del 40 per cento).
  • Non perdete tempo con i cellulari potrebbero essere danneggiati e comunque le comunicazioni, sarebbero interrotte per via dell’effetto elettromagnetico.
  • Se durante la corsa verso un rifugio vi si depositano addosso detriti e polveri radioattive sbarazzatevi di tutti gli indumenti, fatevi più docce utilizzando molto sapone,dedicando particolare cura a capelli, mani e togliendo i residui sotto le unghie.
  • Appena entrate nel rifugio antiatomico fate una doccia di decontaminazione lasciando tutti gli indumenti e gli oggetti che avete nella stanza che precede l’entrata.
  • Una volta dentro chiudete le porte a tenute stagna e non le aprite più fin quando non dovrete uscire.

In media un rifugio antiatomico difficilmente può garantire condizioni di sopravvivenza superiori ai 5 anni.

Concludendo in caso di attacco nucleare non perdete tempo a scappare cercando di allontanarvi il più possibile dall’ipocentro ma trovate un rifugio da cui ripararvi dalla pioggia radioattiva.

 

Molti non sono a conoscenza del fallout secondario se ad esempio un ordigno esplodesse nel centro di una città, le persone che si troverebbero a un paio di chilometri una volta sopravvissuti all’esplosione scapperebbero in preda al panico ignari che la pioggia radioattiva sarà la causa della loro morte.

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In questa foto realizzata dal Dipartimento della sicurezza interna statunitense viene mostrato un grafico dei luoghi più sicuri in città per proteggersi da un attacco atomico.

 

Come notate i piani più alti sono i meno sicuri meno quelli nel sottosuolo sono i rifugi ideali.

 

Esperti e studiosi statunitensi hanno recentemente dichiarato: “Rifugio sul posto. Questo è l’unico grande messaggio, il modo migliore per salvare vite e prevenire patologie legate alle radiazioni. Va contro il nostro istinto di scappare dal pericolo per riunirci ai nostri familiari. Ma se i bambini sono a scuola o all’asilo, è lì che dovrebbero rimanere. Non si può sfuggire alla precipitazione radioattiva e gli effetti disastrosi riconducibili alla precipitazione radioattiva possono essere evitati al 100%. Si stima che 285.000 persone, senza protezione nel raggio di un miglio dalla detonazione a Los Angeles, andrebbero incontro a malattia o morte causate dall’esposizione alle radiazioni.  Solo un rifugio rudimentale, come una costruzione in legno, potrebbe salvare 160.000 persone da un’esposizione significativa. Se le persone riuscissero a trovare rifugio in seminterrati o edifici multipiano o centri commerciali, 240.000 di queste 285.000 potrebbero salvarsi. Se si riuscisse a raggiungere un parcheggio sotterraneo o il centro di un grattacielo di uffici, non si riporterebbe alcuna esposizione mortale“.

In Italia, subito dopo il disastro di Chernobyl, la protezione civile ha sviluppato un piano di emergenza nel caso in cui una centrale nucleare, vicino al confine italiano, rilasci radioattività: Piano-nazionale-revisione-1marzo-2010.pdf

 

La Iodoprofilassi – Profilassi con Ioduro di potassio:

In caso di incidente a una centrale nucleare lo stato dovrebbe fornire compresse di ioduro di potassio che forniscono protezione alla tiroide.

Tale ghiandola tende a fissare lo Iodio radioattivo 131.

 

Una compressa agisce per 24 ore e risulta essere efficace se chi l’assume è stato esposto solo da poco tempo, è efficace se assunta fino a 3 o 4 ore dopo l’esposizione.

 

fonte:sopravvivenza.myblog

SOPRAVVIVENZA: I tipi di Deserto

PREFAZIONE:

 

Un deserto è un’area della superficie terrestre quasi o completamente disabitata dove il terreno risulta in prevalenza arido e la vegetazione è scarseggiante.

 

Esistono tre tipi di deserto:

  • Deserto caldo (può essere roccioso, ghiaioso oppure sabbioso) il clima di questo ambiente è desertico quindi molto, molto caldo.
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  • Deserto freddo o temperato, presente nelle regioni continentali, è caratterizzato da aridità e da forti escursioni termiche annue con estati caldissime e inverni freddissimi; il clima è desertico freddo.
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  • Deserto polare (o deserto bianco), presente nelle regioni vicino ai poli come Groenlandia, Artide e Antartide, è caratterizzato da freddo intenso e perenni distese di neve e ghiaccio; il clima è glaciale.
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I Più vasti deserti nel mondo (caldi e freddi):

(in ordine di grandezza)

  • Antartide
  • Sahara (temperatura massima: 55°C)
  • Groenlandia
  • Libico-Nubiano
  • Gran Deserto Australiano
  • Gobi (temperatura massima: 45°C)
  • Kalahari (temperatura massima: 46°C)
  • Rub’ al-Khali
  • Deserto patagonico
  • Deserto di Simpson o di Arunta
  • Gran Deserto Sabbioso
  • Taklamakan (temperatura massima: 39°C)
  • Deserto siriano
  • Gran Deserto Victoria
  • Deserto di Sonora
  • Arabico
  • Karakum
  • Kizilkum
  • Deserto di Thar o Gran Deserto (temperatura massima: 50°C)
  • Deserto di Gibson
  • Deserto di Sechura
  • Atacama (temperatura massima: 19°C)
  • Deserto del Nafūd
  • Deserto del Namib (temperatura massima: 31°C)
  • Deserto del Mojave
  • Deserto del Negev
  • Deserto Dipinto

COME SOPRAVVIVERE IN UN LUOGO OSTILE COME IL DESERTO

Regole e nozioni per la sopravvivenza in un deserto caldo.

 

Le temperature nel deserto possono arrivare a valori di 55-60 gradi all’ombra, mentre al livello del terreno la sabbia può arrivare anche fino a 80 gradi, infatti il calore che si percepisce dal basso quando si cammina nel deserto è impressionante.

In una normale giornata del deserto le temperature sono soffocanti (intorno a una media di 45 – 50 gradi), con queste temperature la morte avviene principalmente per colpi di calore e per disidratazione.

Entrambi i fenomeni avvengono molto rapidamente ecco perchè nel caso ci si ritrovi a dover sopravvivere nel deserto la soluzione ideale è quella di muoversi il meno possibile e di non fare sforzi, bisogna trovare un luogo all’ombra dove ripararsi dal sole cocente e attendere i soccorsi.

 

Esempio di rifugio nel deserto con intercapedine d’aria:

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Se si è a bordo di un mezzo disastrato è consigliabile attendere all’interno dell’abitacolo, in modo tale che ci siano più possibilità di essere intravisti e di sopravvivere.

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SOPRAVVIVENZA: Il Primo Soccorso

I grandi sforzi ai quali il corpo è sottoposto in una situazione di sopravvivenza, riescono a diminuire la sensazione di dolore, ma non bisogna mai trascurate piccoli tagli, abrasioni e vesciche che si possono infettare e portare a patologie molto più gravi.

 


Le principali avversità che possono capitare in una situazione di sopravvivenza sono: lussazioni, storte, slogature, fratture (più o meno gravi), ferite (dovute a morsi di insetti e animali, oggetti taglienti e contundenti, armi da fuoco o piante spinose), distorsioni, lacerazioni, bruciature, ustioni, strappi muscolari, ematomi, traumi fisici, commozione celebrale, gonfiori, schiacciamento di arti come dita, emorragia, infiammazioni, infezioni, foruncoli, escoriazioni, allergie, avvelenamento da cibo o animali velenosi, vomito, nausea, diarrea, indigestioni, intossicazioni, orticaria, febbre, shock, colpo di calore-ipertermia (in climi caldi), assideramento-Ipotermia (in climi freddi), scottature, congelamento arti, torpori, postumi da sovraffaticamento fisico e sportivo, influenza, raffreddori, cefalea, emicrania, otalgia, disturbi gastro-intestinali, dissenteria e disturbi ai denti e agli occhi.

 

Il pronto soccorso praticabile in situazioni di sopravvivenza non è complicato se lo si conosce bene. L’importante è intervenire senza indugio, talvolta la velocità dell’intervento è spesso determinante.

 


COME EVITARE DI AMMALARSI O FARSI MALE IN UNA SITUAZIONE DI SOPRAVVIVENZA:

 


La prima regola della sopravvivenza è OSSERVARE. Bisogna riuscire a prevedere i pericoli in modo da aggirarli ed evitarli.
La seconda regola è prendersi cura del corpo in modo da prevenirlo dai malanni.

 

CONSIGLI UTILI:

 

– Durante una lunga marcia controllare sempre lo stato dei piedi, togliersi spesso le scarpe per rimuovere pietrine, sabbia, terra o altri oggetti intrusi.
– Evitare di marciare con i piedi bagnati.
– Quando ci si accampa di notte non dormire mai a contatto con il terreno; dormire in una posizione sopraelevata (amaca) o stendere teli, coperte o frasche per isolare il corpo dalla superficie.
– In climi freddi ci si può permettere di dormire solo se il rifugio creato ci estromette dal pericolo del congelamento e dello assideramento.
– Curare sempre qualsiasi ferita (anche minuscola) proteggendola con un cerotto per evitare che si infetti.
– Vestirsi a strati creando delle camera d’aria in climi freddi (ricordate: tanti indumenti leggeri, uno sopra l’altro, isolano molto di più dal freddo di uno solo ma pesante).
– In clima molto caldi vestirsi con abiti leggeri e chiari ma lunghi in modo da coprire tutte le zone di pelle esposte, indossare anche un copricapo per prevenire colpi di sole.
– Non sottovalutate morsi di serpenti o di altri animali se non sapete se possono essere velenosi o no.
– Riposatevi almeno cinque ore notte e non fate sforzi prolungati più di quanto ve lo potete permettere.
– Bevete sempre acqua sicura, nel caso bollite e usate la tavolette potabilizzanti. Se pensate che l’acqua possa essere contaminata non bevetela assolutamente (per maggiori informazioni guardate il capitolo ACQUA).
– Fate attenzione a cosa mangiate: occhio alle piante velenose, cuocete i cibi prima di mangiarli, non mangiate carne putrefatta, evitate i funghi. REGOLE BASE PER CIBARSI CON LE PIANTE.
– Fate attenzione a non pestare serpenti o scorpioni mentre marciate e non spaventate o avvicinatevi ad animali feroci.
– Se volete usare una grotta o caverna come rifugio controllate sempre che non ci siano intrusi e che non possano arrivare.
– Informatevi sulle vaccinazioni necessarie prima di partire per un luogo straniero.

 

– Non partite per paesi in cui sono attivi conflitti o guerre. COME VIAGGIARE IN SICUREZZA ALL’ESTERO.

 

– In alcuni posti africani una puntura di zanzara può trasmettervi malattie gravi, fate quindi la profilassi antimalarica e le altre vaccinazioni utili, inoltre portatevi una buona dose di repellenti e indossate maglia e pantaloni lunghi.
– In montagna esistono molti pericoli che possono portare anche a perdere la vita. I principali rischi che si possono incontrare in montagna sono: valanghe, caduta di sassi e frane, crepacci, nebbie, bufere e forti venti, temporali, clima rigido con pericoli di congelamento, morene franose, torrenti e cascate.
– Non bevete mai acqua di mare, urina, sangue, alcol, neve o ghiaccio.
– Quando si resta in acqua per molto tempo possono insorgere le seguenti patologie: assideramento, annegamento, idrocuzione e crampi muscolari.

 


Se ci ritroviamo in una situazione dove siamo costretti a lottare per la vita, non dobbiamo affievolirci, dobbiamo mantenere la mente in uno stato positivo dobbiamo riposarci e non trascurare il nostro corpo, dobbiamo tenerlo pulito ed efficiente (con maggiore attenzione a denti, mani e unghie, piedi, pube poi anche capelli e ascelle) prenderci cura anche dei piccoli tagli e non snobbare sintomi anomali.

 


COSA FARE IN CASO DI INCIDENTI:
In caso che: noi o uno del nostro gruppo, rimanga vittima di un trauma più o meno grave bisogna mantenere la calma e reagire prontamente con razionalità e sangue freddo.

 

 

–  La prima cosa da fare è rassicurare psicologicamente l’infortunato, se questo è cosciente.
–  La seconda è osservare la scena controllando se è sicura o se ci sono pericoli immediati sia per l’infortunato che per noi.
–  La terza è capire che tipo di patologia ha l’infortunato e porvi rimedio oppure vegliare si di lui in attesa dei soccorsi.

 


Se ci sono altri infortunati occupatevi di quello più grave e nel chiamare i soccorsi comunicate il loro numero e le loro condizioni, richiedendo un tipo di soccorso avanzato.

 


L’infortunato che sanguina copiosamente ha la priorità: bisogna immediatamente fermare l’emorragia soprattutto se arteriosa per evitare il dissanguamento della vittima.

 


L’infortunato che non è cosciente ha anch’esso la priorità: controllare subito se respira (avvicinando un dito o l’orecchio vicino al naso) e se il cuore batte (monitorando il polso, la giugulare o il cuore).

 


Cos’è il BLS (Basic Life support)?
è una tecnica di primo soccorso dedita al supporto di base alle funzioni vitali. Lo scopo del BLS è di mantenere il cervello e il cuore ossigenati tramite delle insufflazioni di aria nei polmoni e delle compressioni del torace.

 


Ricordate sempre di chiamare tempestivamente i soccorsi se ritenete che l’infortunato necessita di assistenza medica. E’ sempre consigliabile informarsi sui numeri di emergenza da chiamare per ricevere i soccorsi in un paese straniero. I più diffusi sono il 112 e il 911, ma per un maggior approfondimento leggete: NUMERI DI EMERGENZA IN ITALIA E NEL MONDO.

In attesa dei soccorsi, se la vittima non respira e il cuore è in arresto, bisogna affrettarsi a rianimarlo (quando il cuore si ferma si possono verificare danni al cervello in meno di 5 minuti).

 

Lo scopo del BLS è proprio questo: ci vorrà del tempo poiché il supporto medico possa intervenire, e in questo tempo il paziente potrebbe morire, ecco perché bisogna mantenere vivo il suo cervello con le adeguate tecniche, fino all’arrivo del soccorso avanzato.

 


Un esperto di sopravvivenza dovrebbe sempre conoscere molto bene i metodi di rianimazione.

 


LA CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA:

 


AUTOPROTEZIONE: della scena, dell’infortunato, di se stessi e degli altri presenti.

 


VALUTARE LA COSCIENZA: Scuotere leggermente le spalle e chiedere all’infortunato se va tutto bene.

 


SE RISPONDE: Non muoverlo, cerca di capire cosa non va e veglia su di lui in caso possa peggiorare.

 


SE NON RISPONDE:
Posiziona l’infortunato supino su un piano rigido, scopri il torace e allenta camicie o altri indumenti che possono impedirgli la respirazione.

 


APRI LE VIE AEREE: cioè bisogna evitare che la lingua ostruisca il passaggio dell’aria ai polmoni. Posizionate una mano sulla fronte e l’altra sotto il mento ed effettuate lentamente un movimento di ipertensione del capo. Controllate la bocca e rimuovete eventuali corpi estranei come residui di cibo o altro.

 


VALUTA LA RESPIRAZIONE: controllate se la vittima respira normalmente. Usate la cosiddetta tecnica del G.A.S. cioè Guarda, Ascolta, Respira. Scoprite il torace e in meno di dieci secondi dovrete valutare se dalla bocca e dal naso proviene un respiro regolare e se il torace si solleva normalmente ad ogni respiro.

 


Se respira, ma in maniera superficiale, difficoltosa, rumorosa o rantolante non sottovalutate la situazione potrebbe significare che l’infortunato sta per andare in arresto cardiaco.

CHIAMA I SOCCORSI. Se ti è possibile e se sono raggiungibili le linee telefoniche

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RIANIMAZIONE:

 

La manovra di rianimazione in caso di arresto cardiaco si basa in due passi: respirazione artificiale e massaggio cardiaco.

 


COMPRESSIONI TORACICHE
– Posizionate la parte ossea della mano al centro del torace, aggiungete sopra l’altra mano intrecciando le dita
– Posizionatevi di lato all’infortunato
– Profondità 4-5 cm
– La compressione deve essere uguale al rilascio
– Non appoggiatevi con tutto il peso sulla vittima.

 

Comprimete il torace per 30 volte.

 

Se è possibile alternate, con un altra persona, la manovra di rianimazione ogni 2 minuti.

 


INSUFFLAZIONI
– Posizionate il capo in stato di ipertensione
– Pinzate le narici con 2 dita
– Aprite la bocca dell’infortunato
– Prendete un respiro normale
– Posizionate le labbra sulla bocca
– Soffiate lentamente fino a far alzare il torace per circa 1 secondo
– Lasciate che il torace si abbassi e poi fate la seconda insufflazione.

Lo schema è 30 compressioni seguite da 2 insufflazioni con una frequenza di 100 compressioni toraciche al minuto.

 

Continuare con lo schema fino a che: non arrivano i soccorsi, comincia a respirare o si è esausti.
Se ricomincia a respirare porre l’infortunato in posizione laterale di sicurezza (posizione di recupero).

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BLS VIDEO PRATICO:

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PATOLOGIE:

 

TRAUMA: Se si sospetta un fratture muovere il malato meno possibile.
Sintomi di un trauma:
Posizione di un arto fuori dal normale.
L’infortunato ha sentito il rumore dell’osso che si spezzava.
L’infortunato sente un dolore acuto e localizzato.
L’infortunato non riesce a muovere l’arto interessato.
Si vede un osso esposto (frattura aperta) oppure la zona è rossa e gonfia con ematomi (frattura chiusa).
Cosa fare?
Non muovere e non tentare di ridurre la frattura o far rientrare un osso uscito fuori.
Coprire l’infortunato.
Coprire, pulire e disinfettare la ferita.
Se sanguina molto applicare un laccio emostatico a monte della ferita (allentandolo ogni 5 o 10 minuti per favorire la circolazione).
Immobilizzare l’arto ricorrendo ad una steccatura o ad una fasciatura di fortuna che non deve essere né legata né stretta sul punto di frattura. Chiamare i soccorsi.

 

Se la frattura è alla colonna vertebrale non muovere assolutamente l’infortunato attendere i soccorritori specializzati.

 


EMORRAGIA: Bisogna distinguere tra capillare (meno grave), venosa e arteriosa (più grave), e interna ed esterna.
Un emorragia dovuta alla recisione di una vena o di un’arteria è da considerarsi grave in quanto una perdita di un volume di sangue molto elevato può portare l’infortunato a perdere la vita entro pochi minuti.

 


In caso di ferita lieve basta una disinfezione e un cerotto.
Tamponare, lavare e disinfettare la ferita.

 


In caso di ferite più gravi bisogna premere fortemente sulla ferita possibilmente con garze sterili in modo da bloccare il flusso di sangue. Portare la lesione al di sopra del cuore farà diminuire la pressione riducendo il sanguinamento. Per bloccare l’afflusso di sangue venoso e arterioso si può applicare un laccio emostatico a capo della ferita ricordandosi tassativamente di allentarlo ogni 5 minuti (fino a un massimo 10 minuti) per evitare danni ai tessuti (come necrosi).
La pressione su un’arteria che porta il sangue alla ferita fa ridurre o fermare il sanguinamento.
I PUNTI di PRESSIONE per un’emorragia arteriosa:

 

Tempia
Viso, sotto gli occhi
Spalla, sopra la clavicola
Gomito, piega interna
Mano, polso interno
Coscia, metà dell’inguine
Coscia, estremità superiore della coscia
Gamba, parte superiore del ginocchio
Piede, fronte della caviglia.

 


Anche se riusciamo a bloccare l’emorragia dobbiamo tenere conto di un eventuale shock ipovolemico (se il paziente ha perso tanto sangue), ipotermia (abbassamento dalla temperatura) e possibili infezioni.

 


Le ferite interne sono le più gravi in quanto difficilmente gestibili e alcune richiedono un intervento chirurgico per essere guarite.

 

 

 

USTIONE:

 

Ustioni di 1° grado: interessano l’epidermide, sono caratterizzate dalla comparsa di eritema.
Ustioni di 2° grado: interessano il derma, sono caratterizzate dalla comparsa di flitteni (bolle, vescicole di varie dimensioni contenenti liquido sieroso).
Ustioni di 3° grado: interessano il tessuto sottocutaneo fino a quello muscolare, sono caratterizzate da tessuto necrotico.
Ustioni di 4° grado: interessano il tessuto muscolare fino ai tendini e le ossa, sono caratterizzate da una crosta di colore rosso scuro o marrone scuro dovuto alla carbonizzazione dei tessuti.
Cosa fare?
Ustioni di I° grado: raffreddare la zona lasciandola scorrere sotto l’acqua, si possono applicare delel pomate per ridurre il dolore.
Ustioni di II° grado: far scorrere la ferita sotto l’acqua. Quando si formano le bolle non bisogna schiacciarle assolutamente, se si aprono da sole medicarle con garze sterili.
Ustioni III° e IV° grado: necessitano di una cura ospedaliera immediata. In attesa dei soccorsi si può coprire la zona ustionata con panni puliti non pelosi. Non tentare di rimuovere eventuali indumenti o corpi estranei all’interno della ferita, lasciate fare ai soccorritori.
La pelle ustionata è particolarmente soggetta a infezioni, in una situazione di sopravvivenza bisogna tassativamente tenere pulita e protetta la ferita.

 


Il Kit di Pronto Soccorso:
Quando si viaggia, ci si sposta per un campeggio o con il camper, si parte per una missione di sopravvivenza, escursionistica o sportiva bisogna sempre portare un kit di primo soccorso che dovrà essere più completo se ci si muove con un mezzo.
Controllare sempre la data di scadenza di ogni farmaco. Le temperature troppo calde o troppo fredde possono accorciare la vita di un farmaco.
Se c’è la possibilità che il kit possa bagnarsi chiudere il kit in un sacchetto di plastica integro facendo un bel nodo stretto.

OGGETTI:
•    MANUALE PRIMO SOCCORSO
•    Laccio emostatico
•    Cerotti di varie forme e dimensione
•    Bende e garze
•    Bisturi, ago e filo (sterili)
•    Pinze, forbici
•    Siringhe sterili monouso
•    Cotone idrofilo
•    Ghiaccio istantaneo
•    Termometro
•    Misuratore pressione  (opzionale)
•    Defibrillatore portatile (opzionale)
•    Boccaglio per respirazione bocca a bocca  (opzionale)

 


FARMACI:
•    Collirio
•    Decongestionante per l’orecchio
•    Aspirina
•    Pastiglie antiallergiche
•    Cortisone
•    Mercurocromo (per la disinfezione e la pulizia delle ferite e come cicatrizzante per piccole ferite, ustioni o abrasioni)
•    Tintura di iodio (antisettico per uso esterno e utile anche per la disinfezione di acque di superficie 3 gocce per litro, lasciando agire per 30 minuti. Utile anche per la cura da contaminazione leggera da radioattività)
•    Spray protettivo per la medicazione di ferite, lesioni e piaghe
•    Pomate (per distorsioni, ustioni e contusioni)
•    Antidolorifici e antiinfiammatori
•    Antimicotici (per lieviti ed ife)
•    Sedativi, antidolorifici e analettici cardiorespiratori
•    Analgesici (per diminuire il dolore)
•    Antipiretici (per abbassare la febbre)
•    Paracetamolo (azione analgesica e antipiretica)
•    Antibiotici a largo spettro
•    Antibiotici per infezioni intestinali e antiputrefattivi
•    Antispastici (per malattie o sindromi dell’apparato gastro-enterico)
•    Antistaminici (per le manifestazioni allergiche)
•    Sciroppo
•    Compresse polivitaminiche
•    Pillole di destrosio
•    Pastiglie per il mal di mare o d’auto  (opzionale)

 


ALTRO:
•    Spray o compresse mal di gola
•    Sieri (es. antivipera)
•    Succhiaveleno
•    Gel per le mani all’amuchina
•    Alcol denaturato  (opzionale)
•    Ammoniaca  (opzionale)
•    Spazzolino e dentifricio
•    Filo interdentale

 

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