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Equipaggiamenti

Uso della Mantellina Poncho

Il poncho-liner è un oggetto che non dovrebbe mai mancare nel nostro equipaggiamento in quanto è in grado di assolvere a numerose funzioni: può essere utilizzato per proteggersi dalla pioggia (la mantellina copre anche lo zaino), per realizzare un riparo, per costruire una tenda, per approntare una barella di fortuna o per fare un galleggiante in caso di attraversamento di un fiume.

Realizzato in nylon antistrappo pesa poco, è poco ingombrante ed è facilmente reperibile nei negozi di articoli militari o outdoor.

Nel realizzare un riparo di emergenza invece dei cordini possiamo utilizzare degli elastici per auto anch’ essi molto comodi e che possiamo inserire nel nostro equipaggiamento base.


Il poncho-liner è un oggetto che non dovrebbe mai mancare nel nostro equipaggiamento in quanto è in grado di assolvere a numerose funzioni: può essere utilizzato per proteggersi dalla pioggia (la mantellina copre anche lo zaino), per realizzare un riparo, per costruire una tenda, per approntare una barella di fortuna o per fare un galleggiante in caso di attraversamento di un fiume.
Realizzato in nylon antistrappo pesa poco, è poco ingombrante ed è facilmente reperibile nei negozi di articoli militari o outdoor. Nel realizzare un riparo di emergenza invece dei cordini possiamo utilizzare degli elastici per auto anch’ essi molto comodi e che possiamo inserire nel nostro equipaggiamento base.

mercoledì 2 aprile 2008

COME RICONOSCERE UNA VIPERA


In Italia sono presenti le seguenti specie di vipera:
– Vipera di Orsini (Appennino umbro-marcheggiano e in Abruzzo)
– Marasso (in tutte le regioni alpine)
– Vipera comune (presente in tutte le regioni esclusa la Sardegna)
– Vipera dal corno (Alto Adige, Trentino e Friuli)
Per riconoscere una vipera osservare soprattutto la forma del corpo che è sempre tozzo, compatto e con la coda relativamente breve; altri elementi sono la forma della testa triangolare e la pupilla verticale.
In caso di morso procedere come se si trattasse di una frattura ovvero immobilizzazione della zona colpita mediante un bendaggio di tipo compressivo e, se si tratta di un arto, posizionamento di una stecca; successivamente trasporto in ospedale.

martedì 1 aprile 2008

METEO – IL FATTORE WINDCHILL (2° parte)

Il tempo meteorologico è caratterizzato da fenomeni quali la temperatura, la pressione, l’ umidità, il vento e le meteore (fenomeni naturali che si manifestano nell’ atmosfera quali pioggia, grandine, fulmini ecc.). La temperatura, che è all’ origine di ogni fenomeno meteo, si misura con il termometro: particolare importanza riveste l‘escursione termica ovvero la differenza tra la temperatura masssima e quella minima raggiunte nelle 24 ore.
In presenza di vento un termometro non è in grado di registrare la reale sensazione di freddo avvertita da un corpo umano pertanto è stato introdotto il FATTORE WINDCHILL (potere raffreddante del vento). In caso di bassa temperatura e forte vento la tabella indica qual’ è la reale temperatura avvertita da una corpo è quale è il tempo di sopravvivenza in caso di esposizione prolungata (fine 2° parte).

sabato 29 marzo 2008

COPERTA ISOTERMICA

Le coperte isotermiche alluminizzate sono particolarmente utili nell’ attività di soccorso e survival; a fronte di dimensioni e ingombro ridottissimo (nella foto il mod. piccolo misura cm. 9X2X5) hanno una elevata capacità riflettente (sono in grado cioè di trattenere fino all’ 80% del calore corporeo). Le coperte possono essere utilizzate sia per la protezione dal freddo (parte argentata rivolta verso il corpo) e dal caldo (parte dorata rivolta verso il corpo) sia come teli da segnalazione.
Realizzate con teli di poliestere metallizzato o reticolato non dovrebbero mai mancare nel nostro equipaggiamento.

mercoledì 26 marzo 2008

METEOROLOGIA (1°parte)

Il tempo meteorologico influenza in modo determinante qualsiasi attività umana pertanto la conoscenza di come le condizioni del tempo possono evolvere è di enorme importanza.
Oggi le previsioni, ottenute con sofisticati modelli matematici e con le immagini di satelliti e radar, sono molto precise. L’ attendibilità è in funzione del tempo di previsione:
– eccellente attendibilità per le previsioni alle 12 ore
– buona per quelle a 3-5 giorni
– medio/bassa per quelle a 7-10 giorni.
La conoscenza anche superficiale dei fenomeni meteorologici e la disponibilità di semplici strumenti (barometro, termometro e igrometro) consentono a chiunque di poter effettuare una previsione.
Poichè le masse d’aria si spostano, a causa dello squilibrio barico, dai centri di alta (aree anticicloniche) a quelli di bassa pressione (aree cicloniche) qualsiasi variazione significativa e repentina del barometro indica un possibile cambiamento del tempo (bassa pressione tempo brutto- alta pressione tempo bello).
Anche le nubi sono un ottimo indicatore:
– le nubi alte (cirri) indicano di norma l’approssimarsi di una perturbazione
– le nubi medie e a sviluppo verticale (cumuli) possono significare l’arrivo di un fornte freddo con piogge intermittenti e violente
– le nubi stratificate un fronte caldo con piogge persistenti.
(fine 1° parte)


venerdì 21 marzo 2008

COLTELLI PER LA SOPRAVVIVENZA

Nella sopravvivenza il coltello è uno degli strumenti indispensabili: una buona lama è in grado di aiutarci in ogni situazione. Vi propongo due coltelli pensati per il survival.
Il primo (foto in alto) è un Fallkniven Pilot Survival: è un coltello svedese molto apprezzato per la qualità e durezza dell’ acciaio (la lama sandwich è realizzata da due strati di acciaio all’interno dei quali è inserito uno strato più “duro” per mantenere il filo).
Il secondo coltello (foto in basso) è un Bushman della Cold Steel. La lama si ispira a quelle usate dai Boscimani (popolo che vive nel deserto del Kalahari). L’impugnatura, realizzata ripiegando la barra di acciaio con cui è realizzata la lama, consente l’inserimento di un’ asta in maniera da trasformare il coltello in una lancia o machete. Il Bushman, realizzato in varie lunghezze, ha un prezzo molto basso (circa 35-40 Euro).

lunedì 25 febbraio 2008

LA BUSSOLA MAGNETICA

 

 

 

La bussola è lo strumento che mediante un ago magnetico indica la direzione del Nord magnetico (punto di convergenza delle linee di forza magnetica). Il Nord magnetico non coincide con il Nord geografico (punto di incontro dei meridiani geografici); questa differenza può essere agevolmente ricavata con il calcolo della declinazione magnetica (il valore di declinazione magnetica da imporre alla bussola per trasformare il Nord magnetico in Nord geografico è trascurabile quando si percorrono itinerari brevi).
Una bussola è costituita di norma da un contenitore al cui interno vi è un perno su cui poggia l’ago calamitato che cosi è libero di ruotare in tutte le direzioni; la parte superiore del contenitore è trasparente con una ghiera graduata mentre la parte inferiore riporta una graduazione in gradi sessagesimali (da 0 a 360°) o in gradi millesimali (da 0 a 6400°°).
Il contenitore di una bussola può essere riempito di una miscela di acqua e alcol allo scopo di diminuire le oscillazioni dell’ago (l’alcol congela ad una temperatura più bassa dello 0 punto di congelamento dell’acqua). Quando si usa una bussola è buona norma mantenerla orizzontale e distante da masse metalliche in grado di interferire con il campo magnetico (carrozzeria dell’auto, piccozza ecc.).
Le bussole più utilizzate sono quelle da orientamento e quelle goniometriche con le quali è possibile effettuare la lettura di un azimut (l’ azimut è l’angolo formato tra la direzione del Nord e la direzione di un punto o oggetto individuato sulla carta topografica o sul terreno; sulla carta l’azimut viene calcolato utilizzando un normale goniometro).
La bussola viene utilizzata per muovere lungo una rotta prestabilita, per orientare la carta topografica e per leggere un azimut.
Per seguire una rotta (direzione tra due punti individuati sulla carta topografica) si procede nel modo seguente:
– si ruota la ghiera graduata sino a far coincidere il valore di rotta con la freccia di riferimento (nella foto 240° o 4200 millesimi);
– si orienta la bussola al Nord;
– mantenendo la bussola orientata al Nord si marcia nella direzione indicata dalla freccia.

mercoledì 20 febbraio 2008

IL KIT DI PRONTO SOCCORSO

Il kit di PS ci consente di eseguire piccoli interventi in caso di ferita o di un infortunio in genere. Può essere più o meno ‘elaborato’ e questo in relazione allo spazio disponibile, all’ attività che dobbiamo fare e alle nostre conoscenze nel campo del primo intervento; vediamo due diverse tipologie.
La prima riguarda un kit da portare sempre al seguito. Il contenitore può essere una semplice busta di nylon all’ interno della quale inserire dei guanti in lattice, un laccio emostatico, un pacchetto di medicazione (garze che consentono di tamponare una emorragia), alcuni cerotti, degli steri-strip (cerotti da sutura), alcune compresse di aspirina o paracetamolo (antidolorifico e antifebbrile).
Se nello zaino (o in macchina, barca ecc.) abbiamo spazio allora realizziamo un kit utilizzando uno specifico contenitore (in commercio ne esistono molti tipi) nel quale inserire: guanti di nylon, laccio emostatico, pacchetto di medicazione, cerotti, disinfettante (ad esempio Betadine o mercurocromo), pomata antiustioni, antidolorifico e antidiarroico, garze, una benda, un ago da cucire, una pinza emostatica, una forbice, una lametta da bisturi, un flaconcino di ammoniaca, della polvere emostatica.

mercoledì 13 febbraio 2008

L’ EQUIPAGGIAMENTO PER UNA ESCURSIONE

Se decidiamo di fare una escursione o una marcia in montagna (non ha importanza se resteremo fuori qualche ora e l’itinerario si presenta facile) portiamo sempre con noi un coltello pieghevole, una scatola di fiammiferi, del cordino di nylon.
Se poi l’escursione si presenta più impegnativa allora è necessario mettere in atto alcune misure di sicurezza e adeguare il nostro abbigliamento ed equipaggiamento al tipo di attività che si intende fare.
a. misure di sicurezza:
prima di muovere controlliamo sempre il nostro itinerario su di una carta topografica (o carta dei sentieri); se non possiamo portare al seguito la carta cerchiamo almeno di memorizzare quanti più particolari possibile;

– lasciamo detto (a chi rimane in base, ai gestori del rifugio, al personale della locale Sezione del CAI ecc.) in quale località siamo diretti e quante ore resteremo fuori; se possediamo un telefono cellulare lasciamogli anche il nostro numero. Memorizziamo i numeri di emergenza (CAI, Guardia Forestale, Eliambulanza ecc.);
– informiamoci sulle condimeteo: le previsioni a 9-12 ore sono molto precise.

b. abbigliamento ed equipaggiamento:
– se ci troviamo in montagna portiamo sempre al seguito una giacca a vento o un indumento pesante (il tempo in montagna cambia rapidamente e la temperatura può scendere di parecchi gradi -pericolo di ipotermia);
nel nostro zaino non deve mai mancare una mantellina impermeabile (poncho) e un kit di pronto soccorso
Realizziamo inoltre una scatola di sopravvivenza e portiamola sempre con noi.
Se ci siamo persi ecco cosa fare:

1. mantenere la calma (chi è in preda al panico non ragiona!): se abbiamo lasciato detto a qualcuno dove intendevamo andare e l’ora del rientro prima o poi ci verranno a cercare!
2. se abbiamo con noi un telefono cellulare chiamare uno dei numeri di emergenza e descrivere la zona dove ci troviamo;
3. altrimenti tornare indietro per cercare di ritrovare il sentiero perso e riconoscere una zona che ci è familiare;
4. scendere verso il fondovalle seguendo il corso di un torrente o una linea elettrica o dirigere nella direzione in cui si ritiene ci sia un centro abitato o una strada (ci può essere di aiuto il fatto di aver memorizzato, prima di partire, l’ itinerario sulla carta topografica);
5. se si sta avvicinando il buio fermarsi, costruire un riparo per la notte e accendere un fuoco.

Nel realizzare il riparo attenersi ai seguenti criteri:
– scegliere una zona riparata dai venti di tramontana (venti provenienti da Nord);
– evitare le depressioni (l’aria fredda si deposita in basso) e i letti asciutti dei torrenti (in caso di pioggia c’è il pericolo di una piena);
– trovare un luogo vicino all’acqua e dove sia possibile avere sufficiente legna da bruciare durante la notte (macchia, bosco ecc.).

martedì 12 febbraio 2008

IL NODO PRUSIK



Il nodo Prusik è un nodo autobloccante in quanto stringe se sottoposto a trazione; nel momento in cui cessa la trazione può essere facilmente allentato. Si esegue con un asola di cordino e in sostanza consiste nell’ effettuare, sulla corda su cui ci si deve bloccare, una bocca di lupo doppia o tripla.

I NODI SCORSOI

I nodi scorsoi sono nodi che sottoposti a trazione ‘scorrono’ e pertanto si stringono sull’ oggetto sul quale sono stati “incappellati”:
nodo dell’ impiccato (in alto nella foto) : è un ottimo nodo scorsoio in quanto non si allenta con il cessare della trazione
parlato scorsoio (in basso nella foto): il nodo scorsoio è ottenuto con la gassa di un nodo parlato.

LE GASSE


Le ‘gasse’ sono degli occhielli o asole di corda che vengono eseguite all’ estremità di una corda e non sono scorrevoli.
gassa d’amante (foto a sin.): nodo “fondamentale” che si presta a numerosi utilizzi. La sua esecuzione richiede un po’ di pratica
nodo Savoia doppio (foto a des.): serve, ad esempio, per collegare l’estremità della corda all’ imbragatura da alpinismo.


I NODI DI AVVOLGIMENTO


I nodi di avvolgimento servono per “avvolgere” (bloccare) la corda su di un oggetto: palo, picchetto, anello, moschettone.
parlato semplice (foto a sin:): è un nodo molto usato sia nell’ alpinismo che nella nautica
bocca di lupo (foto a des.): semplicissimo da eseguire non deve però essere utilizzato per assicurare una persona.

I NODI DI GIUNZIONE



I nodi di giunzione servono per unire 2 corde di uguale o diverso diametro, sono facili da eseguire e si sciolgono facilmente:
nodo piano (foto a sin. in alto): serve per unire 2 corde di uguale diametro. Attenzione! Con le corde in nylon tende a scorrere
nodo rete (foto a sin. in basso): serve per unire 2 corde di diametro diverso. Ha un’ottima tenuta. Viene utilizzato anche per fare le reti
nodo inglese (foto a des. in alto): serve per unire corde di uguale o diverso diametro. Ha un’ ottima tenuta
nodo rete doppio (foto a des. in basso): come sopra, molto sicuro.

Come realizzare una ZAGAGLIA

ll mio amico Marcello, Istruttore di kayak, è anche un esperto nel lancio della “zagaglia” (partecipa ogni anno, con buoni risultati, ai Campionati Europei che si svolgono in Francia). Realizza la zagaglia e il propulsore con materiali poverissimi: le lance, di circa 2 metri, vengono realizzate con delle semplici canne di fiume su cui inserisce come punta un tondino di legno duro appuntito. Gli impennaggi posteriori sono fatti con normalissime penne di volatile. Per il propulsore usa bacchette di legno duro alla cui estremità ricava il dente che va ad inserirsi nella parte posteriore della canna.
La tecnica di lancio non è difficile ma richiede una buona pratica; la zagaglia è in grado di colpire, con ottima precisione, un bersaglio posto anche a 100 metri!
Per maggiori informazioni si può visitare il sito: http://www.archeologiasperimentale.it/

IL PROPULSORE DELLA ZAGAGLIA

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POLVERE EMOSTATICA

L’ US Army da alcuni anni usa un prodotto in polvere in grado di arrestare rapidamente gravi emorragie; il prodotto, denominato Quick Clot, assorbe l’acqua presente nel sangue bloccando in circa 2 minuti l’emorragia. Questa polvere, in distrib

uzione a soldati e poliziotti, ha salvato la vita a numerose persone. Il prodotto non è in commercio in quanto presenta alcune controindicazioni e va usato solo per casi di estrema urgenza (l’assorbimento dell’acqua nel sangue sviluppa un forte calore in grado di provocare anche ustioni di 2° grado). Attualmente, da parte della Z- Medica che lo produce, è allo studio la possibilità di eliminare tale inconveniente.
In commercio esiste invece un prodotto della nota PIC denominato Polvere Stop Hemo in grado di arrestare l’ emorragia di piccole ferite e favorirne la cicatrizzazione.

fonte:impariamoasopravvivere

IL MACHETE

Il machete è uno degli strumenti più efficaci nelle situazioni di emergenza: può essere usato per tagliare fronde, rovi o rami, per scavare, scortecciare un albero, tagliare funi o giunchi, fare la punta ad un grosso ramo. Essendo realizzato con acciai non eccessivamente duri può essere facilmente riaffilato. Ha l’ inconveniente di essere un po’ ingombrante.

Nella foto due modelli USA: a destra un machete dell’ US-ARMY con lama lunga 45 cm. Si tratta di un modello particolarmente robusto. A sinistra un machete della Camillus risalente alla 2° Guerra Mondiale e dotazione dei piloti di cacciabombardieri che operavano nel Pacifico. La lama può essere ripiegata nel manico (lunghezza circa 30 cm).

SOPRAVVIVENZA: Kit Pronto Soccorso completo

Kit Pronto Soccorso completo:

 

Ricordate di controllare sempre la data di scadenza di ogni farmaco prima di portarvelo dietro. Le temperature troppo calde o troppo fredde possono accorciare la vita di un farmaco (ad esempio un siero antivipera resiste pochi mesi fuori dal frigorifero, mentre alcuni farmaci col calore si sciolgono).

 

Il kit di pronto soccorso deve essere leggero è puramente orientato al tipo di zona e di attività che si andrà a fare. Se si viaggia con un mezzo orientarsi per un kit di pronto soccorso completo, mentre se ci si sposta con uno zaino scegliere un kit di primo soccorso basilare che stia stipato in una valigetta possibilmente impermeabile (se c’è la possibilità che il kit possa bagnarsi, e la valigetta non è a tenuta stagna, chiudere il kit in un sacchetto di plastica integro facendo un bel nodo stretto).

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  • Laccio emostatico
  • Cerotti di varie forme e dimensione
  • Bende e garze
  • Bisturi, ago e filo (sterili)
  • Pinze, forbici
  • Siringhe sterili monouso
  • Cotone idrofilo
  • Collirio
  • Decongestionante per l’orecchio
  • Aspirina
  • Pastiglie per il mal di mare o d’auto
  • Pastiglie antiallergiche
  • Pillole di destrosio
  • Cortisone
  • Compresse polivitaminiche
  • Mercurocromo (per la disinfezione e la pulizia delle ferite e come cicatrizzante per piccole ferite, ustioni o abrasioni)
  • Tintura di iodio (antisettico per uso esterno e utile anche per la disinfezione di acque di superficie 3 gocce per litro, lasciando agire per 30 minuti. Utile anche per la cura da contaminazione leggera da radioattività)
  • Spray protettivo per la medicazione di ferite, lesioni e piaghe
  • Ghiaccio istantaneo
  • Pomate (per distorsioni, ustioni e contusioni)
  • Antidolorifici e antiinfiammatori
  • Antimicotici (per lieviti ed ife)
  • Sedativi, antidolorifici e analettici cardiorespiratori
  • Analgesici (per diminuire il dolore)
  • Antipiretici (per abbassare la febbre)
  • Paracetamolo (azione analgesica e antipiretica)
  • Antibiotici a largo spettro
  • Antibiotici per infezioni intestinali e antiputrefattivi
  • Antispastici (per malattie o sindromi dell’apparato gastro-enterico)
  • Antistaminici (per le manifestazioni allergiche)
  • Sciroppo
  • Spray o compresse mal di gola
  • Sieri (es. antivipera)
  • Succhiaveleno
  • Gel per le mani all’amuchina
  • Alcol denaturato
  • Ammoniaca
  • Spazzolino e dentifricio
  • Filo interdentale
  • Termometro
  • Misuratore pressione
  • Defibrillatore portatile
  • Boccaglio per respirazione bocca a bocca

 

IL COLTELLO PER LA SOPRAVVIVENZA

IL COLTELLO PER LA SOPRAVVIVENZA

Per tutti coloro che si muovono per un campeggio lontano dall’Europa, per un viaggio lontano o in una zona ostile priva degli agi e delle comodità a cui siamo abituati è sempre consigliabile un equipaggiamento e un vestiario adatto per il territorio in cui si andrà.

Un oggetto indispensabile che non deve mai mancare nella vostra attrezzatura per il surviving è sicuramente il famoso COLTELLO MILLEUSI DA SOPRAVVIVENZA.

Un classico coltello deve comprendere almeno la maggiorparte di questi oggetti:

  • Bussola,
  • pastiglie potabilizzanti per l’acqua,
  • attrezzatura per la pesca (filo di nylon e ami),
  • fiammiferi al fosforo antivento e antiumido,
  • seghetto,
  • altimetro (opzionale),
  • mini arpione (opzionale),
  • mini lancia (opzionale),
  • specchio segnalazione (eliografo),
  • fischietto,
  • lente per accendere il fuoco,
  • martelletto (opzionale),
  • cesoia tagliafili,
  • cacciavite,
  • pietra per affilare,
  • ago e filo per sutura,
  • bisturi,
  • ago da cucire,
  • barra al magnesio (produce scintille per accendere il fuco sfregando contro la lama del coltello),
  • tabella alfabeto morse con codice internazionale di segnalazione terra-aria,
  • corda.

Un coltello completo dovrebbe contenere tutti questi oggetti stipati tra fodero e manico.

UN CLASSICO COLTELLO MULTIUSO PER LA SOPRAVVIVENZA :

Coltello in foto: Survival Jungle King II

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SPECIFICHE TECNICHE:

COMBAT KNIFE JUNGLA II (AITOR – FOX)
Lama affilata alta qualità (acciaio 440).
Lama satinata antiriflesso con sega dentellata nella parte superiore.
Fodero verde rivestito con cordino militare (10mt).

Impugnatura antiscivolo con  apertura superiore a tenuta stagna con bussola.

Il kit comprende: Fiammiferi, ago e filo con set da cucito, amo e filo da pesca, spilla da balia, lametta, fionda, laccio emostatico, specchietto per segnalazioni ELIOGRAFO, righello con due unità di misura, tabella dei segnali del corpo e terra-aria, lama multiuso tipo arpione con cavatappi dotato di tagliasagola e di fori per fissarlo ad un bastone per costruire una lancia.

Lunghezza Lama: 22

Lunghezza Coltello: 35

Peso: 490Gr

puoi trovarlo in molti negozi specializzati o nel nostro store a prezzo di costo

fonte:sopravvivenza.blog.it

Sopravvivenza: La Bussola Magnetica

La bussola è lo strumento che mediante un ago magnetico indica la direzione del Nord magnetico (punto di convergenza delle linee di forza magnetica). Il Nord magnetico non coincide con il Nord geografico (punto di incontro dei meridiani geografici); questa differenza può essere agevolmente ricavata con il calcolo della declinazione magnetica (il valore di declinazione magnetica da imporre alla bussola per trasformare il Nord magnetico in Nord geografico è trascurabile quando si percorrono itinerari brevi).

Una bussola è costituita di norma da un contenitore al cui interno vi è un perno su cui poggia l’ago calamitato che cosi è libero di ruotare in tutte le direzioni; la parte superiore del contenitore è trasparente con una ghiera graduata mentre la parte inferiore riporta una graduazione in gradi sessagesimali (da 0 a 360°) o in gradi millesimali (da 0 a 6400°°).
Il contenitore di una bussola può essere riempito di una miscela di acqua e alcol allo scopo di diminuire le oscillazioni dell’ago (l’alcol congela ad una temperatura più bassa dello 0 punto di congelamento dell’acqua). Quando si usa una bussola è buona norma mantenerla orizzontale e distante da masse metalliche in grado di interferire con il campo magnetico (carrozzeria dell’auto, piccozza ecc.).
Le bussole più utilizzate sono quelle da orientamento e quelle goniometriche con le quali è possibile effettuare la lettura di un azimut (l’ azimut è l’angolo formato tra la direzione del Nord e la direzione di un punto o oggetto individuato sulla carta topografica o sul terreno; sulla carta l’azimut viene calcolato utilizzando un normale goniometro).
La bussola viene utilizzata per muovere lungo una rotta prestabilita, per orientare la carta topografica e per leggere un azimut.
Per seguire una rotta (direzione tra due punti individuati sulla carta topografica) si procede nel modo seguente:
– si ruota la ghiera graduata sino a far coincidere il valore di rotta con la freccia di riferimento (nella foto 240° o 4200 millesimi);
– si orienta la bussola al Nord;
– mantenendo la bussola orientata al Nord si marcia nella direzione indicata dalla freccia.

Equipaggiamento: IL GPS

 

Il GPS (acronimo di Global Positioning System) è uno strumento in grado di fornire la posizione, in coordinate geografiche o chilometriche, di un operatore posto su di un punto qualsiasi dell’intera superficie terrestre.

Il GPS è uno strumento preciso, sicuro e affidabile.
Il sistema si basa essenzialmente su tre segmenti:
– la costellazione dei satelliti: è costituita da 27 satelliti (24 operativi e 3 di riserva) che orbitano intorno alla terra alla distanza di 20.183 km inviando un segnale radio sulla frequenza di 1575,42 Mhz;
– le stazioni di controllo terrestre: hanno il compito di gestire l’intero sistema e correggere i dati di posizione aumentandone la precisione;
– il terminale GPS: è la stazione ricevente in grado di elaborare il segnale emesso dai satelliti (almeno tre) e fornire la posizione con un precisione di 3-5 metri.
Il segnale emesso dai satelliti non è particolarmente forte per cui non è in grado di attraversare ad esempio il fogliame molto fitto; in vicinanza di ostacoli (edifico, collina ecc.) il segnale potrebbe indurre lo strumento ad un errore di alcuni metri.
L’uso di un GPS non richiede particolari capacità però è necessario , quando lo si usa per la prima volta, inizializzare lo strumento inserendo, dalla pagina menu, i seguenti dati:
– dalla country list, il paese in cui ci si trova (Italia);
– dalla lista dei Map Datums, il dato di mappa relativo alla cartografia in uso (per le carte dell’ IGM, l’ European 1950);
– per il formato relativo ai dati di posizione il MGRS in grado di fornire le coordinate chilometriche con valori espressi con 5 cifre.
Su ogni ricevitore GPS è possibile accedere alle seguenti pagine:
– pagina relativa allo stato dei satelliti: fornisce i dati relativi alla costellazione dei satelliti, all’intensità del segnale ricevuto e alla precisione dello strumento;
– pagina della rotta : oltre a fornire, mediante una traccia, il percorso effettuato indica anche quale è la rotta per tornare la punto di partenza o raggiungere un nuovo punto;
– pagina della bussola: come una normale bussola indica la direzione del Nord e la rotta che si sta seguendo (per attivare la bussola è necessario essere in movimento);
– pagina dei dati di posizione e navigazione: fornisce i dati relativi alla posizione (in coordinate chilometriche o geografiche), la direzione di movimento, la distanza percorsa e la velocità, più eventualmente altri dati (velocità media, ora, ora del sorgere e tramonto del sole ecc.).
In ogni GPS è possibile poi inserire un certo numero di waypoints, da 250 a 500: i waypoints sono punti di cui conosciamo la posizione perchè ci siamo transitati sopra o perchè l’ abbiamo ricavata dalla carta topografica. Con la funzione GOTO (vai a) è possibile ottenere la rotta e la distanza tra due o più waypoints.
I ricevitori funzionano con normali batterie a stilo ma poichè l’assorbimento è abbastanza elevato (specie se si usa la retro-illuminazione del display) è necessario avere sempre al seguito delle batterie di ricambio.
Il GPS è uno strumento formidabile: preciso e affidabile non dovrebbe mai mancare
nell’equipaggiamento di un escursionista.

Note:

– il GPS nasce come sitema militare e pertanto sino al 2000 il segnale veniva volutamente ‘degradato’ in maniera tale che i dati di posizione dei ricevitori commerciali contenevano un errore variabile tra i 50 e i 100 metri; su pressione delle aziende produttrici l’ Amministrazione della Difesa USA ha eliminato tale inconveniente per cui i GPS attualmente risultano molto precisi;
– per fornire il dato di posizione la memoria del GPS utilizza un almanacco che contiene i dati relativi alla posizione di ciascun satellite. Tale almanacco deve essere aggiornato con continuità: pertanto un uso frequante dello strumento consente un costante aggiornamento dell’ almanacco e permette di ottenere il dato di posizione più rapidamente (qualche secondo).

Che cos’è il PARACORD 550 o corda da paracadute?

Il PARACORD 550 o corda del paracadute, in sostanza, è ciò che collega un paracadutista al suo baldacchino ed è la “linea della vita” dei paracadutisti di tutto il mondo. La corda del paracadute ha trovato la sua strada nel mercato commerciale grazie ai migliaia di utilizzi del cavo stesso e della sua alta qualità in un ambiente da campo. Infatti esso può ed è stato utilizzato in una varietà di modi. La sua funzione di progettazione iniziale era la costruzione di paracadute durante la Seconda Guerra Mondiale. Ogni linea di paracord è fatta di nylon a filo continuo esternamente e di sette corde di nylon ad alta resistenza internamente. Ogni singola linea di paracord ha una resistenza alla trazione testata a 550 libre ed è stato progettato per durare nel tempo.

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Realizzare il kit di Sopravvivenza

Quanto riportato in questo articolo è frutto di riflessioni, studio ed esperienze personali sul campo e teoriche. Un buon kit di sopravvivenza deve evolversi nel tempo, tenendo conto, di volta in volta, di ciò che riteniamo inutile o necessario. Questa evoluzione può avvenire solo con l’esperienza pratica. Prendete queste indicazioni come un’idea di massima, e in base alle vostre specifiche esigenze procedete a personalizzarlo.

La cosa FONDAMENTALE da tenere sempre a mente sono le Priorità.

Qui vengono indicati strumenti che richiedono una certa confidenza. Un conto è avere un telo, un altro è saper costruire un riparo di fortuna, e soprattutto saper individuale il posto corretto in cui costruirlo, in base ai venti, al calore, alla protezione, alla presenza di pericoli come rocce che possono cadere o acqua che può arrivare improvvisamente… Questi sono strumenti, ma le tecniche per utilizzarli correttamente non sono descritte qui. Andranno imparate prima con una base teorica, e poi naturalmente provando. Non occorre essere dispersi per dormire una notte in un riparo di fortuna. Si può fare anche a fini didattici, ed è inoltre divertente.

Introduzione
Un kit di sopravvivenza è un insieme di strumenti atti a garantire, in situazioni limite, almeno alcuni standard minimi vitali. Al suo interno andranno messe quindi anche tutte quelle cose che riteniamo utili per affrontare situazioni che, normalmente, non si verificano. All’interno dello stesso metteremo anche cose di normale utilizzo e questo ci permetterà di avere uno kit utile sia nella normalità che nell’eccezionalità e di essere sempre pronti ad ogni eventualità. Il kit dovrà essere sempre con noi, sia
durante escursioni di più giorni in zone isolate che nella tranquilla passeggiata domenicale nel boschetto vicino a casa o in situazioni postcatastrofiche. Questo implica necessariamente una buona trasportabilità del kit stesso, sia come dimensioni che come comodità. Non deve creare impacci, soprattutto se indossiamo anche uno zaino per trasportare altro materiale.

Cosa mettere nel kit dipende dalle situazioni che possiamo incontrare. Ogni kit dovrà essere adeguato al luogo e al clima tipico della zona in cui sarà utilizzato, non deve contenere strumenti inutili, e tanto meno non deve escludere niente di quanto ci potrebbe servire. Credo sia importante, quindi, prima di iniziare a raccogliere oggetti da inserire, valutare il dove, il come e il quando effettuiamo le nostre uscite, prestando particolare attenzione al clima e all’acqua. Infatti grazie al grande lavoro svolto nel sito www.housegate.net (che ringraziamo) in questo documento si parlerà di escursioni in zone montuose delle Prealpi Venete (vi assicuro molto ostiche e impervie), tra i 900 e i 2.300 metri s.l.m. , con poca o nulla presenza di acqua potabile, vegetazione che arriva a circa 1.500 metri, sopra i quali si trovano solo pascolo e roccia, clima sempre sotto i 25° C, con punte, in inverno, di –20°C e comunque, anche in agosto, con possibilità di temperature prossime allo 0, con violenti ed improvvisi temporali e grandinate, discreta presenza di vipere comuni, passaggi a volte impegnativi specialmente con pioggia o neve, discreta presenza di piccola selvaggina e volatili che però sono estremamente sospettosi. Inoltre abbiamo inserito spunti e tecniche utilizzati da me e Leonida nelle nostre uscite e nelle nostre esperienze.

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